Ransomware Wannacry e patch management

Nelle ultime ore si sta diffondendo un nuovo tipo di ransomware chiamato con il nome di Wannacry, non mi soffermerò a descrivere il suo comportamento visto che è comune alla propria specie: effettua la crittografia usando l’algoritmo di cifratura AES e richiede un riscatto in bitcoin, ma per la sua caratteristica di colpire sfruttando delle vulnerabilità del software.

Da tempo avevamo previsto che il ransomware sarebbe potuto mutarsi in virus e puntualmente è accaduto. Wannacry verrà ricordato come l’inizio di una nuova era nell’epoca del Cyber Crime.

Fin’ora avevamo sempre visto che l’innesco di una infezione di ransomware era legata ad un comportamento poco accorto di qualche utente: un allegato ad un messaggio di posta aperto, l’apertura di un link in un messaggio di posta elettronica, la visita ad un sito web pericoloso o comunque che avesse già subito un attacco informatico.

Wannacry invece supera questi schemi noti ed inaugura la stagione dei “virus” ransomware, la cui caratteristica è quella di diffondersi in modo automatico ovvero utilizzando anziché un vettore di penetrazione legato all’incapacità umana di comprendere la pericolosità delle proprie azioni, un vettore di penetrazione legato alle vulnerabilità del software installato.

Le vittime scelte da Wannacry, che al momento ha colpito in particolare in Russia, ma anche in Italia (che guida la particolare classifica europea delle vittime di questo ransomware) hanno un elemento in comune, non avevano installato una patch di Microsoft per i propri sistemi operativi, rilasciata nel bollettino di marzo Microsoft Security Bulletin MS17-010 – Critical

Il risultato è stato che gli attaccanti hanno potuto colpire tutti coloro che non si erano “protetti” installando tempestivamente l’aggiornamento.

Questo nuovo tipo di diffusione della minaccia, deve spingerci a far evolvere la nostra strategia di difesa. La sola protezione perimetrale era già stata superata dalla mobilità dei dispositivi, le tecniche di protezione degli endpoint (anche le più sofisticate che fanno uso di machine learning e riconoscimento delle applicazioni) non sono più efficaci se non impariamo a tenere aggiornato dal punto di vista della sicurezza i nostri software.

Per tutti coloro che ancora non sono stati infettati si suggerisce di verificare ed installare il prima possibile la patch di sicurezza, mentre per le vittime non resta che ripristinare un backup o pagare il riscatto in bitcoin.

Fra le dotazioni minime di protezione informatica in azienda, oltre ai già diffusi Firewall (UTM) e Anti Malware installati sugli endpoint, dobbiamo prevedere sistemi di gestione automatiche delle Patch per evitare che minacce di questo genere possano colpirci.

Aggiornamento del 15/05/2017: Vista la particolare gravità della situazione Microsoft ha deciso di distribuire un aggiornamento (disponibile a questo indirizzo: http://www.catalog.update.microsoft.com/Search.aspx?q=KB4012598) per risolvere la vulnerabilità anche per i sistemi operativi Windows XP e Windows 2003 il cui supporto era stato interrotto.