Piano di risposta al ransomware in 6 passaggi – Seconda parte

Fase 3: Comunicazione e reportistica

Segnalare l’incidente e comunicare in modo trasparente l’accaduto con le parti interessate. Comunicazioni tempestive contribuiranno a mitigare le conseguenze a lungo termine, come la perdita di credibilità e i danni punitivi.

Le azioni da intraprendere includono:

Comunicare internamente: Informare immediatamente tutti i dipendenti e i reparti interessati e comunicare loro le misure adottate per contenere l’incidente. Emanare periodicamente aggiornamenti.

Informare le autorità competenti: Riportare l’incidente alle forze dell’ordine locali o nazionali come richiesto dalle ordinanze locali. Assicurarsi di soddisfare tutti gli obblighi legali relativi a specifiche normative sulla privacy e sulla protezione dei dati.

Comunicare con l’esterno: Informare i clienti e i partner commerciali dell’incidente e rilasciare informazioni appropriate sull’entità del danno. Notare che è normale che i criminali minaccino di diffondere informazioni riservate per costringere le vittime a pagare il riscatto.

Essere trasparenti: Se da un lato è naturale che le aziende vogliano nascondere informazioni dannose, dall’altro le notizie di attacchi informatici sono inevitabili. La trasparenza riduce al minimo i danni alla reputazione, aiuta gli investigatori e offre alle parti interessate l’opportunità di adottare misure per proteggere i dati sensibili.

Fase 4: Strategie di contenimento

Prima di intraprendere azioni per sradicare il ransomware dal sistema, acquisire le immagini del sistema e il contenuto della memoria volatile di tutti i dispositivi infetti. Queste informazioni sono utili durante le indagini forensi per determinare cosa è successo e in che modo i sistemi sono stati compromessi. È fondamentale preservare le informazioni volatili memorizzate nella memoria di sistema, nei registri di sicurezza e nei buffer di registro del firewall.

Rivolgersi alle forze dell’ordine, all’agenzia di cybersecurity nazionale e al fornitore di servizi di sicurezza per identificare se i ricercatori hanno sviluppato strumenti di decrittazione o identificato difetti di crittografia utilizzabili per decrittografare i dati. Queste risorse possono anche fornire informazioni aggiuntive sui passaggi per identificare i sistemi interessati e su come disattivare i file binari del ransomware.

Altri passaggi includono:

  • Identificazione dei sistemi coinvolti
  • Disabilitazione degli endpoint VPN, basati sul cloud ed esposti pubblicamente
  • Disattivazione della crittografia dei dati lato server
  • Identificazione dei meccanismi di persistenza interni ed esterni.

Fase 5: Strategie di eradicazione

L’obiettivo principale della strategia di estirpazione è la rimozione di tutte le tracce di ransomware e malware dai sistemi (questione distinta dai dati). Sebbene a volte sia possibile disinfettare i sistemi, in genere è più semplice e sicuro cancellarli e ricostruirli da zero utilizzando modelli e immagini pulite.

I passaggi includono:

  • Pulire o sanificare tutti i sistemi infetti
  • Ricostruire i sistemi aziendali, a partire da quelli critici
  • Reimpostare tutte le password
  • Gestire e bloccare le vulnerabilità, i siti Web e il malware identificati.

Una volta eliminate tutte le tracce del ransomware e ricostruiti i sistemi, occorre far emanare una dichiarazione dall’autorità IT designata per confermare che l’incidente ransomware è terminato.

Fase 6: Rispristino e restauro

A questo punto, è possibile ripristinare i dati e tornare al lavoro. È anche il momento in cui si beneficerà della lungimiranza che ha portato a utilizzare soluzioni innovative per ripristinare rapidamente dagli attacchi ransomware. Veeam offre diverse soluzioni, tra cui una replica di backup per creare una macchina virtuale attivabile e utilizzabile rapidamente.

Le fasi del ripristino e del restauro includono:

  • Usare backup sicuri per ripristinare i sistemi
  • Assicurarsi che i backup siano puliti, in modo da non reinfettare i sistemi puliti durante il ripristino
  • Implementare le lezioni apprese dall’attacco per rafforzare le misure di sicurezza
  • Implementare soluzioni di monitoraggio continuo del ransomware
  • Completare una valutazione post-incidente.

Best practice per la risposta agli incidenti ransomware

L’incidenza degli attacchi ransomware è tale da giustificare la loro inclusione nella stessa categoria degli altri piani di gestione della continuità aziendale. Questi includono strategie per affrontare incidenti gravi, disastri naturali e disaster recovery.

Il punto di partenza per un piano di risposta agli incidenti ransomware è un piano di ripristino accuratamente studiato e documentato. In genere, questo piano include tutte le parti interessate, una chiara dichiarazione degli obiettivi di ripristino e delle strategie di comunicazione. Il piano identifica i responsabili e definisce chiaramente le azioni da intraprendere in caso di attacco ransomware.

Ecco alcuni aspetti da considerare:

Team di risposta: Identificare tutti i membri del team di risposta, le loro responsabilità e funzioni. Nominare un leader designato responsabile del coordinamento delle attività.

Inventario: Compilare un elenco completo di tutte le risorse hardware e software fisiche e cloud, insieme ai diagrammi di come queste si interconnettono, comprese le funzionalità speciali come VPN, cloud privati virtuali, WAN e API.

Funzioni critiche: Elencare e assegnare priorità a funzioni aziendali critiche, applicazioni, set di dati e backup.

Elenco dei contatti di emergenza: Includere tutti i dipendenti, i provider di servizi, i fornitori e i clienti che potrebbero essere interessati da un incidente ransomware.

Formazione: Formare i membri del team sui loro ruoli e responsabilità e simulare un incidente con un Kit di Prevenzione Ransomware per assicurarsi che tutti abbiano familiarità e si sentano a proprio agio nel proprio ruolo.

Piano d’azione per il ransomware: Preparare un piano d’azione dettagliato di risposta al ransomware.

Lezioni apprese: Documentare le lezioni apprese durante le simulazioni di addestramento e gli attacchi reali.

La formalizzazione e l’adozione di queste best practice per la protezione dal ransomware aiuteranno l’organizzazione a rispondere in modo rapido ed efficace in caso di attacco e garantiranno di disporre di backup puliti per ripristinare e riconnettere i servizi.

Inizia con Veeam

Sebbene sia sempre possibile ricreare le strutture IT, un’azienda non può sopravvivere a un attacco ransomware se non può accedere a dati puliti. La soluzione di backup online di Veeam risolve questo problema. Veeam offre un’unica soluzione che dà il controllo totale sul ripristino con immutabilità multi-livello, monitoraggio completo e automazione. Veeam funziona con le comuni soluzioni basate sul cloud e con le soluzioni on-premises per Windows, Linux e Mac.

Per informazioni sulle soluzioni Veeam: dircom@argonavis.it

7 Febbraio 2025

Piano di risposta al ransomware in 6 passaggi – Prima parte

Il ransomware è un software dannoso che crittografa i file, impedendo agli utenti di accedere o utilizzare i sistemi informatici. Solitamente accompagnato da una richiesta di riscatto, un attacco ransomware paralizza i computer, i server e i file infetti. Gli attacchi sono comuni: il Report globale sulle tendenze nel ransomware 2023 di Veeam ha rivelato che nei 12 mesi precedenti, l’85% delle organizzazioni ha subìto almeno un attacco informatico. Sebbene l’80% abbia pagato il riscatto, solo il 75% è tornato ad accedere ai propri dati e, in media, ha recuperato solo il 66% dei dati. In particolare, gli hacker hanno preso di mira i repository di backup il 75% delle volte.

D’altro canto, il 16% delle organizzazioni attaccate ha ripristinato i propri dati senza pagare un riscatto. Queste organizzazioni disponevano di backup puliti, immutabili e affidabili e di una strategia di risposta al ransomware integrata che ha funzionato come previsto. Il punto è che è possibile ripristinare da un attacco ransomware se si dispone di un solido piano per gestire gli attacchi ransomware.

Componenti chiave di un piano di risposta al ransomware

Dal momento che gli attacchi sono così comuni, è essenziale sapere come ripristinare rapidamente da un attacco ransomware. Gli aspetti critici del piano di ripristino da ransomware dovrebbero includere sistemi di rafforzamento della protezione, rigorose misure di prevenzione, rilevamento e risposta al ransomware, misure di ripristino e restauro e piani per informare le autorità competenti e le parti interessate. Condurre sempre un’analisi post-incidente per prevenire attacchi futuri.

Fase 1: Misure preventive

È possibile adottare diverse misure per prevenire e mitigare gli attacchi ransomware. Queste includono la formazione dei dipendenti, la valutazione dei rischi, il rafforzamento delle soluzioni hardware e software, la segmentazione della rete e la disponibilità di backup dei dati sicuri:

Istruire i dipendenti: I dipendenti sono la prima linea di difesa contro gli attacchi malware, quindi è necessario formarli a riconoscere gli attacchi, informarli sulle minacce ransomware e su come rilevare i segnali di sistemi compromessi.

Eseguire le valutazioni dei rischi: Utilizzare team di esperti per eseguire valutazioni del rischio e identificare i punti deboli nelle tue difese contro malware e ransomware.

Rafforzare le impostazioni delle porte e degli endpoint: Disabilitare le porte desktop remoto (RDP) inutilizzate e limitare RDP e altre porte del protocollo di accesso remoto agli host attendibili. Allo stesso modo, rafforzare gli endpoint con impostazioni di configurazione protette.

Segmentare le reti e applicare i controlli di accesso: Segmentare le reti utilizzando VPN e strumenti fisici. Tenere separate le parti della rete rivolte al cliente da quelle rivolte all’interno. Adottare il principio zero trust quando si concede l’accesso.

Implementare tutti gli aggiornamenti e le patch del software: Limitare il rischio di intrusione implementando meticolosamente aggiornamenti e patch di sicurezza.

Adottare policy di backup sicuro e ridondanza dei dati: Pianificare attentamente la strategia di backup, poiché rappresenta l’ultima linea di difesa. Eseguire i backup frequentemente, assicurarsi di avere copie immutabili che non possono essere modificate. Mantenere almeno un set di backup completamente offline. Verificare regolarmente l’integrità del backup.

Fase 2: Rilevamento e risposta

È fondamentale reagire prontamente a qualsiasi incidente ransomware. Con gli strumenti di monitoraggio adeguati, è spesso possibile interrompere un attacco mentre è in corso. A tale scopo, è necessario disporre di una copertura 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e di strumenti di rilevamento del ransomware online. In questo modo, si mitigano i danni e si possono pulire i sistemi più velocemente, come segue:

Determinare i sistemi interessati: Stabilire quali sistemi sono interessati e isolarli immediatamente dal resto della rete. Se l’attacco ha interessato diversi sistemi e non è possibile verificarne inizialmente la portata, disconnettere la rete. Se non si riesce a portare facilmente i sistemi offline, limitare la portata dell’infezione scollegando i cavi Ethernet e disabilitando il Wi-Fi.

Spegnere le apparecchiature: Se non è possibile scollegare i dispositivi dalla rete, spegnere le apparecchiature interessate. Notare che questo passaggio può rimuovere le prove conservate nella memoria volatile.

Valutare i sistemi interessati: Identificare i sistemi critici per l’organizzazione ed elencarli in ordine di importanza in termini di priorità dell’organizzazione.

Esaminare i registri: Esaminare i log di sistema per identificare precursori come malware dropper, attacchi precedenti e reti compromesse.

Determinare cosa è successo: Stabilire la sequenza degli eventi che hanno portato all’attacco e in che modo l’attaccante è stato in grado di penetrare nella rete.

Individuare la minaccia: Identificare il ransomware, la sua variante e qualsiasi altro malware presente nel sistema.

(continua…)

6 Febbraio 2025

CACTUS: attacco ransomware multi-fase coordinato. La ricerca di Bitdefender

 
 
 

Tratto da www.bitdefender.it/news – 28/02/2024

Si tratta di uno dei primi casi documentati di attacco simultaneo contro due aziende distinte a pochi minuti di distanza l’una dall’altra

Bitdefender ha pubblicato una nuova ricerca che ha rilevato che il gruppo ransomware CACTUS ha iniziato a lanciare attacchi multi-fase coordinati.

Dopo aver indagato su un attacco ransomware contro un’azienda non sua cliente, Bitdefender ha stabilito che CACTUS ha utilizzato una vulnerabilità del software meno di 24 ore dopo la divulgazione del POC. Dopo essersi infiltrato nella prima azienda e aver impiantato diversi strumenti di accesso remoto e tunnel su vari server, CACTUS ha individuato l’opportunità di spostarsi in un’altra azienda che fa parte della stessa organizzazione della prima azienda, ma che opera in modo completamente indipendente (reti e domini separati).

CACTUS ha scoperto le macchine che collegavano le due aziende e le ha colpite con estrema precisione e coordinazione a distanza di 5 minuti l’una dall’altra, e dopo 30 minuti ha paralizzato l’infrastruttura di virtualizzazione (comprese le macchine virtuali e i controller di dominio).

Bitdefender ritiene che il successo dell’attacco coordinato sarà implementato negli schemi di CACTUS e ripetuto anche prossimamente, poiché sono estremamente attivi.

Principali conclusioni:

  • CACTUS ha utilizzato una vulnerabilità meno di 24 ore dopo la divulgazione del POC per ottenere l’accesso alla prima azienda e ha poi distribuito strumenti di accesso remoto e tunnel sui loro server.
  • CACTUS ha scoperto che, nonostante le reti e i domini separati, le macchine di un’azienda erano presenti nella rete dell’altra, perché le due società fanno capo alla stessa organizzazione.
  • Gli attacchi sono avvenuti a distanza di cinque minuti l’uno dall’altro e hanno incorporato l’esfiltrazione dei dati, la crittografia dei dati e un attacco secondario contro le infrastrutture di virtualizzazione di entrambe le aziende.
  • CACTUS ha attaccato sia Hyper-V che VMware ESXi, mentre in precedenza era noto per colpire solo i carichi di lavoro Windows.

Bitdefender invita le aziende a mantenere uno stato di allerta elevato, ad applicare gli Indicatori di Compromissione trovati nella ricerca e a ridurre il rischio che l’attacco abbia successo applicando tattiche di difesa specifiche, tra cui l’impiego di tecnologie di rilevamento e risposta, l’applicazione di un rigoroso controllo degli accessi ai dati, la valutazione e la segmentazione delle reti per limitare gli spostamenti laterali non autorizzati.

La ricerca è disponibile qui.

15 Marzo 2024

L’80% delle aziende italiane si sente esposto ad attacchi ransomware, di phishing e in ambito IoT  

 
 
 
Tratto da www.trendmicro.com
Autore:  Lorenzo Gamba – Imageware Srl – 31/08/2022
 

Nuovo studio Trend Micro rivela che molte organizzazioni sono in difficoltà a causa di approcci manuali nella mappatura della superficie di attacco

Il 31% delle aziende italiane afferma che la valutazione del rischio è la principale attività nella gestione della superficie di attacco ma il 54% ritiene che i propri metodi di valutazione del rischio non siano abbastanza sofisticati. Di conseguenza, circa l’80% si sente esposto ad attacchi ransomware, di phishing e alle infrastrutture IoT.

Il dato emerge da “MAPPING THE DIGITAL ATTACK SURFACE: Why global organisations are struggling to manage cyber risk”, l’ultima ricerca Trend Micro, leader globale di cybersecurity.

 

 

Lo studio afferma anche che le organizzazioni sono in difficoltà a causa di approcci manuali nella mappatura della superficie di attacco (37%) e per il fatto di lavorare con più stack tecnologici (26%).

La difficoltà delle organizzazioni nel valutare accuratamente il rischio della superficie di attacco crea confusione anche tra il management. Il 36% dei responsabili di security fatica a quantificare l’esposizione al rischio ai responsabili aziendali e solo l’1% ritiene che  quest’ultimi comprendano appieno i rischi informatici. In questo contesto, le organizzazioni hanno l’opportunità di avvalersi dell’esperienza di terze parti.

“Eravamo già a conoscenza del fatto che le organizzazioni fossero preoccupate circa la superficie di attacco digitale in rapida espansione e con una visibilità limitata”. Ha affermato Alessandro Fontana, Head of Sales di Trend Micro Italia. “Ora sappiamo anche che hanno bisogno di un aiuto urgente per analizzare e gestire il rischio informatico. In molti casi, la sfida è resa più difficile da soluzioni organizzate in silos. Le aziende dovrebbero utilizzare un’unica piattaforma che dia loro la certezza e la sicurezza di cui hanno bisogno, una piattaforma che sia in grado di integrare diverse soluzioni in un unico progetto di security”.

Il 42% del campione ha già investito in un approccio basato su piattaforma per la gestione della superficie di attacco, mentre la metà (50%) afferma che vorrebbe fare lo stesso. Tra i vantaggi citati dalle aziende che utilizzano una piattaforma unificata per la gestione della security, al primo posto una visibilità migliorata (36%), seguita da una riduzione dei costi e da una risposta più veloce alle violazioni (31%).

Da ultimo, tra le azioni più difficili da dettagliare accuratamente in base alla valutazione del rischio, il 40% del campione segnala:

  • Livelli di rischio per i singoli asset
  • Frequenza dei tentativi di attacco
  • Andamento dei tentativi di attacco
  • Impatto di una violazione su un’area particolare
  • Benchmark di settore
  • Piani di azione preventiva per vulnerabilità specifiche

Metodologia e campione della ricerca

La ricerca, commissionata da Trend Micro e condotta da Sapio Research, ha coinvolto 6.297 IT e business decision maker in 29 Paesi in tutto il mondo. In Italia il campione è stato di 202 professionisti.

  • Ulteriori informazioni sono disponibili a questo link
  • Lo studio “MAPPING THE DIGITAL ATTACK SURFACE: Why global organisations are struggling to manage cyber risk” è disponibile a questo link

2 Settembre 2022

Pagamento dei ransomware: è opportuno? I pareri degli analisti di Gartner

 
Tratto da www.zerounoweb.it
Autore: Marta Abbà – Fonte TechTarget – 09/11/2021
 
 

Durante l’IT Symposium di Gartner, gli analisti hanno discusso le complessità che le aziende devono affrontare nel decidere se cedere o meno alle richieste di riscatto

 

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Se per una qualsiasi organizzazione essere colpiti da un ransomware può considerarsi quasi un evento inevitabile o molto probabile, secondo gli analisti di Gartner, il cedere invece alle richieste di riscatto è una decisione che resta nelle mani delle vittime.

Durante il Gartner IT Symposium 2021 – Americas , gli analisti di Gartner Paul Proctor e Sam Olyaei hanno discusso la gravità del panorama ransomware in una sessione dal titolo “Crossroads: Dovresti pagare il riscatto?” esprimendosi in linea di massima contro il pagamento del ransomware ma illustrando una serie di considerazioni che le imprese possono fare per valutare come muoversi, ad esempio relative alla portata dell’attacco, agli importi delle richieste di riscatto, alla propria copertura assicurativa informatica e allo stato dei backup.

Un altro elemento che rende difficile la decisione è il disallineamento tra il team di sicurezza e il management, secondo gli analisti, ma la vera pressione sulle organizzazioni proviene dall’evoluzione dei ransomware che oggi hanno ormai un vero e proprio modello di business. Al loro interno sono previsti dei soggetti che “inseguono” insistentemente le aziende e degli operatori che, dietro agli autori del ransomware, agiscono ora come professionisti, offrendo un servizio clienti e negoziatori.

Secondo Proctor, gli autori delle minacce analizzano le aziende a 360 gradi e calibrano la loro richiesta sulle entrate della singola organizzazione o sul suo budget annuale. La maggior parte degli hacker conoscono anche i termini della sua polizza di assicurazione informatica.

Proctor ha illustrato un caso recente in cui un attaccante ha avuto accesso alla policy scoprendo esattamente quanto la vittima avrebbe pagato in caso di riscatto, anche le stesse compagnie di assicurazione informatica quindi non sono al sicuro. A marzo, CNA Financial, uno delle più grandi assicurazioni statunitensi, ha subito un attacco ransomware e, secondo un rapporto di Bloomberg, la compagnia di assicurazioni ha pagato un riscatto di 40 milioni di dollari.

Dato che le aziende stanno diventando sempre più vulnerabili agli attacchi ransomware, Proctor ha suggerito di cominciare a focalizzarsi sulla cyber readiness invece che sulle minacce. “Soprattutto, quando si tratta di ransomware, come avete intenzione di rispondere? – ha detto Proctor durante la sessione – È necessario iniziare a guardare a questo attacco informatico come a qualcosa di inevitabile”.

Olyaei ha convenuto che il ransomware non è un rischio potenziale, ma una minaccia che le aziende non possono controllare: “verrete sicuramente colpite, ciò che bisogna chiedersi è: qual sarà l‘impatto sull’azienda?” ha detto durante la sessione.
 

Pagare? Non pagare? Questo è il dilemma

Mentre la maggior parte dell’incontro si è focalizzato sugli elementi da prendere in considerazione quando si è colpiti dal ransomware, la questione del se pagare o meno è stata posta dall’autore e moderatore dell’evento Mark Jeffries. Jeffries ha menzionato una conversazione che ha avuto con un ex leader della CIA che era a favore del pagamento dei riscatti, Proctor non si è detto d’accordo con questa posizione spiegando che “Gartner ha una posizione opposta, è illegale in molte giurisdizioni e ci sono nuove leggi che lo rendono illegale”.

Il dibattito sul cedere o meno ai ricatti cyber negli USA ha provocato molte discussioni con l’aumento degli attacchi ransomware e, nonostante la Casa Bianca abbia preso una posizione forte contro il pagamento, sono molte le aziende che hanno deciso di pagare comunque nell’ultimo anno, lo hanno fatto anche JBS USA, ExaGrid e Colonial Pipeline Company.

Questo sta accadendo nonostante le misure barriera inserite per scoraggiare il pagamento, comprese le recenti sanzioni che possono mettere in difficoltà le aziende che favoriscono i pagamenti dei ransomware. Per esempio, il mese scorso l’Office of Foreign Assets Control ha emesso sanzioni contro Suex, uno crypto exchange accusato di riciclare i proventi illeciti dei criminali informatici, alcuni dei quali derivati dal ransomware. Ora, pagare riscatti potrebbe portare a una violazione di quelle sanzioni.

Al di là di ciò che prevedono le nuove leggi, Proctor ha sostenuto che chi paga viene spesso hackerato di nuovo, secondo i dati di Gartner, infatti, l’80% di queste organizzazioni subisce un altro attacco ransomware.

“Pagando il riscatto agli hacker li si invita a effettuare una nuova violazione, e chi pensa che pagherà un’assicurazione informatica o che potrà mettere da parte dei soldi apposta per il riscatto per poi proseguire con il business come nulla fosse, si sbaglia perché si troverà a pagare le conseguenze della sua scelta”. Sottolineando le ripercussioni del pagamento, Proctor ha però indicato un caso in cui ritiene sia opportuno cedere alle richieste: quando una società non può in alcun modo recuperare i dati. “Se non hai un backup e non vuoi ricostruire tutti i tuoi dati da zero, a partire dal primo giorno, dovrai pagare – ha spiegato – Non hai altra scelta”.

Olyaei non ha invece preso una posizione chiara nel dibattito ma ha spiegato ciò che pagare o non pagare potrebbe significare per un’organizzazione. “Non stiamo raccomandando o suggerendo a un’organizzazione di pagare o meno” ha precisato.

Per quanto riguarda il tema del backup dei dati, Olyaei citato una ricerca di Gartner che mostra come chi paga riceva solo fino all’8% dei loro dati indietro e ha aggiunto poi che la situazione va peggiorando perché alcune delle più recenti varianti di ransomware restano in un sistema per mesi, al punto da riuscire a criptare i backup. A quel punto, ha spiegato, “non sarete mai più in grado di recuperare fino al 100% dei vostri dati”.

Mentre durante il secondo trimestre del 2021, complice il Ransomware-as-a-Service e la consapevolezza delle aziende che pagare il riscatto non dà alcuna garanzia, gli importi incassati dagli hacker sono calati del 40% (dati Coverware), anche nel contesto italiano si dibatte sul tema del pagamento del riscatto. L’Asso DPO (Associazione Data Protection Officer) illustra ad esempio come nonostante per la polizia postale, il nucleo privacy della guardia di finanza, i professionisti che si occupano di privacy e di sicurezza informatica, la risposta sarebbe un NO unanime, la realtà presenti delle sfumature più complesse e da interpretare. Spesso ciò che accade è che, non riuscendo a conoscere le esatte dimensioni di un attacco, molte aziende cercano di coprire l’accaduto per minimizzare i danni anche di brand reputation decidendo di cedere al ricatto e pagare senza pubblicizzare questa scelta. Diversa la situazione quando si fornisce un servizio pubblico oppure quando l’azienda ha dimensioni rilevanti, come nei recenti casi di Colonial Pipeline e JBS: in questi casi bisogna fornire spiegazioni anche agli investitori e prendere delle decisioni non è semplice.

L’impatto del ransomware oltre la crittografia

L’impatto della maggior parte degli attacchi di cyber, ha detto Olyaei, deriva dalla mancata risposta delle aziende, sia dal punto di vista tecnologico che di gestione delle pubbliche relazioni, e riguarda la brand reputation e la credibilità agli occhi del cliente. Tuttavia, le ricadute degli attacchi, in particolare se colpiscono infrastrutture critiche, possono porre anche altri problemi, indipendentemente dalla risposta. Secondo Proctor, ad esempio, è stato il panico del gas sulla costa orientale a danneggiare la U.S. Colonial Pipeline più che la sua risposta all’attacco ransomware, che ha incluso il pagamento di una richiesta di 4,4 milioni di dollari.

Un aspetto su cui entrambi gli analisti hanno concordato è il disallineamento tra i management e la loro scarsa comprensione degli incidenti di sicurezza che Proctor ha rilevato negli ultimi 35 anni. “Abbiamo letteralmente trattato la sicurezza come una magia e gli addetti alla sicurezza come maghi. E questo significa che diamo ai maghi un po’ di soldi e loro lanciano alcuni incantesimi e così proteggono infallibilmente l’organizzazione. E poi, se qualcosa va storto, diamo la colpa ai maghi – ha detto Proctor – questo ha portato ad investire in modo poco appropriato ed efficace”.

Questo disallineamento impatta sui livelli di preparazione dell’azienda. Una statistica di Gartner mostra che l’80% dei responsabili della sicurezza crede di essere pronto a rispondere a un attacco ransomware, mentre il numero dei manager è del 13%. Secondo Olyaei si tratta di una disconnessione culturale. Un altro elemento su cui entrambi gli analisti si trovano d’accordo è il fatto che gli attacchi ransomware sarebbero prevenibili, ciò che manca sono i protocolli di sicurezza, paragonabili alle norme di igiene di base: indispensabili. Continuando la metafora ha affermato che “è come se stessimo lasciando le nostre porte e le nostre finestre aperte, spalancate, come se non ci lavassimo i denti e non andassimo a dormire all’ora giusta la sera. Queste sono le ragioni di base per cui veniamo colpiti dal ransomware”. La percentuale di attacchi prevenibili è il 90% e, secondo Proctor se l’investimento in adeguati controlli di cybersecurity è adeguato la decisione se pagare o meno il riscatto non si pone: “Se stai affrontando questa decisione, hai già perso”.

10 Novembre 2021