Quando Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, ha dichiarato durante il World Economic Forum che “è necessaria una svolta per abbattere il consumo di energia e acqua potabile legato all’AI”, ha sollevato il velo su uno dei paradossi più significativi della nostra epoca tecnologica. Mentre celebriamo l’intelligenza artificiale come la soluzione a molti dei problemi dell’umanità, raramente ci soffermiamo sul prezzo ambientale che paghiamo per questa rivoluzione digitale.
L’intelligenza artificiale, infatti, non è un’entità eterea che opera in uno spazio virtuale privo di conseguenze fisiche. Dietro ogni risposta generata da ChatGPT, ogni immagine creata da Midjourney, ogni raccomandazione personalizzata che riceviamo sui social media, si nasconde un’infrastruttura fisica imponente: migliaia di server che lavorano ininterrottamente, consumando energia elettrica e acqua in quantità che spesso sfuggono alla nostra percezione quotidiana.
Il paradosso è evidente: a differenza di un’automobile, i cui effetti dell’inquinamento sentiamo non appena ci passiamo vicino o se siamo in strade particolarmente trafficate, l’impronta ambientale dell’IA non lascia tracce. Questa invisibilità del processo inquinante rappresenta una delle sfide più complesse per la sensibilizzazione pubblica sui costi ambientali dell’intelligenza artificiale.
L’energia nascosta dietro una semplice domanda
Per comprendere l’impatto ambientale dell’intelligenza artificiale, è necessario iniziare dai numeri che caratterizzano il suo funzionamento quotidiano. Si stima che una risposta di un tool di intelligenza artificiale generativa consumi circa 10 volte più energia di una normale ricerca su Google, un dato che assume proporzioni drammatiche se moltiplicato per i miliardi di interrogazioni quotidiane che caratterizzano l’utilizzo globale di questi strumenti.
La disparità energetica diventa ancora più evidente quando si analizzano i dati specifici: le risposte generate dall’IA di Google consumano circa tre wattora di elettricità per ricerca, dieci volte il consumo di una ricerca tradizionale. Questo incremento esponenziale del consumo energetico per singola operazione rappresenta una trasformazione fondamentale nel modo in cui concepiamo l’utilizzo delle risorse digitali.
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Tratto da sustainabilityaward.it
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