Infostealer, la minaccia invisibile che apre la strada agli attacchi cyber. Primo report Acn

Tratto da www.acn.gov.it – 11 febbraio 2026

Negli ultimi anni, gli infostealer si sono affermati come uno dei principali strumenti utilizzati dalla criminalità informatica per la sottrazione di credenziali digitali e altre informazioni sensibili. Famiglie come LummaC2, RedLine Stealer e DcRat figurano tra le più attive nell’esfiltrazione di dati riconducibili a soggetti italiani e rappresentano spesso il vettore di compromissione iniziale di attacchi informatici più articolati. Tali strumenti si inseriscono in un ecosistema criminale strutturato e altamente specializzato, nel quale diversi attori operano su specifiche fasi della catena di attacco – dalla diffusione del malware alla monetizzazione dei dati sottratti – con l’obiettivo di massimizzare l’efficienza e la scalabilità delle operazioni malevole. Nei fatti, la sottrazione di una singola credenziale può rappresentare il primo passo di una catena di eventi che conduce a compromissioni su larga scala.

L’ACN presenta il primo report dedicato esclusivamente a questa tipologia di malware – PDF. Un’analisi approfondita della minaccia infostealer, software malevoli progettati per raccogliere ed esfiltrate informazioni sensibili dai dispositivi compromessi. Illustrando l’evoluzione di questa categoria di malware, il report analizza le principali strategie di attacco utilizzate dagli infostealer attraverso il modello della Cyber Kill Chain e l’ecosistema criminale che ruota attorno a questa minaccia nonché fornisce, attraverso un caso studio reale gestito dal CSIRT Italia, un esempio di come gli infostealer costituiscano spesso il punto di partenza per attacchi più complessi, inclusi ransomware.

Il report si conclude con raccomandazioni strutturate per diversi livelli di maturità cibernetica, rivolte sia a individui che a organizzazioni, fornendo misure preventive concrete per innalzare la resilienza contro questa minaccia in continua evoluzione.

Analisi sullo stato della minaccia

16 Febbraio 2026

Garante: l’accesso alla email del lavoratore licenziato vìola la privacy

Tratto da www.garanteprivacy.it – News del 29/01/2026

Il contenuto delle email, i dati di contatto delle comunicazioni e gli eventuali allegati, rientrano nella nozione di corrispondenza e sono quindi tutelati dal diritto alla segretezza. Tale garanzia, riconosciuta anche dalla Costituzione, salvaguarda la dignità della persona e il suo pieno sviluppo nelle relazioni sociali.

Lo ha ribadito il Garante per la protezione dei dati personali, che ha inflitto una sanzione di 40mila euro a una società per violazione della segretezza dell’account email di un amministratore delegato dopo la cessazione del rapporto di lavoro.

Nel reclamo presentato al Garante l’amministratore lamentava che, dopo aver ricevuto una lettera di contestazione disciplinare cui è seguito il licenziamento, l’azienda gli aveva negato l’accesso alla propria casella di posta elettronica aziendale, rimasta attiva. Esercitando i propri diritti, aveva chiesto alla società di disabilitare l’account di posta elettronica, di inoltrare i messaggi ricevuti nel frattempo al suo indirizzo email personale e di attivare una risposta automatica che informasse eventuali mittenti del nuovo indirizzo email. Richiesta tuttavia rimasta inevasa sebbene formulata correttamente ai sensi del GDPR.

Nel corso dell’istruttoria, il Garante ha accertato che l’azienda non solo continuava a ricevere le email indirizzate al lavoratore, ma addirittura le inoltrava ad un altro account di posta elettronica aziendale. Una pratica scorretta che si era protratta per circa due mesi, superando il limite di 30 giorni previsto dalle regole interne dell’azienda.

Tale modalità prolungata nel tempo ha determinato l’accesso e la conservazione di email personali, in violazione della normativa privacy. L’Autorità ha pertanto ordinato alla società di consentire al lavoratore l’accesso al proprio account aziendale di posta elettronica e ne ha disposto la successiva cancellazione, fatta salva la conservazione di quanto necessario per la tutela dei diritti in sede giudiziaria.

Nel definire l’ammontare della sanzione, il Garante ha considerato la tipologia e la durata delle violazioni, il mancato riscontro all’istanza di esercizio dei diritti del lavoratore e l’assenza di precedenti violazioni della normativa privacy da parte della società.

2 Febbraio 2026

Garante privacy: no al controllo dello stile di guida dei lavoratori. Sanzione di 120mila euro a società che monitorava 5 dipendenti con auto aziendale 

Tratto da www.garanteprivacy.it – News del 29/01/2026

Il Garante privacy ha inflitto una sanzione di 120mila euro ad una società del settore della selezione e produzione di sementi agricole per aver trattato in modo illecito i dati personali di cinque dipendenti.

La società, parte di un gruppo multinazionale, su disposizione della capogruppo svizzera, aveva fatto installare sui propri veicoli aziendali un dispositivo – associato al nominativo del conducente – che raccoglieva, in modo illecito, i dati sui viaggi di lavoro e privati (tempi, km, consumi e stile di guida) dei lavoratori, per l’assegnazione di un punteggio mensile. I dati così raccolti, venivano conservati per un periodo di 13 mesi e utilizzati ai fini delle valutazioni del comportamento alla guida dei dipendenti, nonché per l’adozione di eventuali interventi correttivi.

L’iniziativa, avviata in via sperimentale, era destinata a essere estesa a tutte le società europee del gruppo. Nel corso dell’attività ispettiva e delle successive verifiche, l’Autorità – intervenuta a seguito della ricezione di un reclamo – ha rilevato numerose violazioni della normativa privacy.

In particolare, è emerso che il dispositivo installato sui veicoli aziendali raccoglieva informazioni molto dettagliate sui viaggi effettuati, tali da consentire un controllo sull’attività dei lavoratori, svolto in assenza delle garanzie previste dallo Statuto dei lavoratori. Inoltre, l’informativa resa ai lavoratori era rivolta a tutte le società affiliate del gruppo, incluse quelle con sede extra-Ue, senza indicare in modo chiaro le finalità, le basi giuridiche né i soggetti qualificabili come titolari, responsabili e destinatari del trattamento dei dati.

Gli accertamenti condotti dal Garante hanno inoltre evidenziato che l’accesso alle informazioni raccolte tramite i dispositivi installati sulle auto aziendali era consentito anche al personale di altre società del gruppo, in assenza di un’idonea autorizzazione.

Nel determinare l’importo della sanzione, l’Autorità ha tenuto conto sia del numero limitato di dipendenti coinvolti sia della sospensione immediata del trattamento dei dati ritenuto illecito, disposta dalla società subito dopo la contestazione. Il Garante ha inoltre ordinato la cancellazione dei dati relativi ai viaggi dei lavoratori, raccolti e utilizzati per l’attribuzione dei punteggi di comportamento alla guida.

Il percorso dell’Europa verso la sovranità digitale

Anche l’Unione Europea ha riconosciuto l’importanza strategica della sovranità digitale e si è posta obiettivi ambiziosi. Con il programma European Digital Decade, l’UE mira a promuovere la trasformazione digitale in Europa. L’obiettivo è creare una società digitale basata su valori europei, in grado di rafforzare cittadini e imprese.

Per raggiungere questo obiettivo, un numero significativamente maggiore di organizzazioni dovrebbe adottare soluzioni tecnologiche europee. Per questo motivo, la European DIGITAL SME Alliance ha annunciato la pubblicazione di un “Tech Sovereignty Catalogue”, che elencherà e valuterà le soluzioni europee disponibili nei settori della connettività, del cloud, della cybersecurity, delle infrastrutture dati e dell’intelligenza artificiale (IA).

Questo catalogo si basa sul concetto EuroStack presentato nel settembre 2024, un quadro concettuale pensato per aiutare l’Europa a costruire un’infrastruttura digitale interoperabile e sovrana.

Un altro traguardo importante è il Data Act dell’UE, approvato l’11 gennaio 2024. Il suo obiettivo è ottimizzare l’accesso e lo scambio di dati a livello europeo, nel rispetto delle normative UE sulla protezione dei dati. La legge è entrata in vigore nel settembre dello scorso anno.

Con l’European Chips Act, l’Europa punta inoltre a soddisfare il proprio fabbisogno di semiconduttori, elemento fondamentale per la digitalizzazione.

Il progetto Gaia-X ha posto le basi per tutte queste iniziative. L’iniziativa franco-tedesca avviata nel 2020 si è posta l’obiettivo di promuovere servizi cloud e dati sicuri e interoperabili, offrendo agli utenti un maggiore controllo sui propri dati.

La Endian Secure Digital Platform supporta le aziende nel loro percorso verso la sovranità digitale. Basata su tecnologie open source, consente la connessione e la protezione di sistemi IT e OT. Fin dall’inizio è stata sviluppata con l’obiettivo di offrire il massimo controllo e la massima flessibilità.

Oggi, la Endian Secure Digital Platform combina i principali elementi della sovranità digitale:

Cybersecurity IT & OT

Il sistema operativo open source EndianOS costituisce la base della piattaforma. Sviluppato secondo il principio del security by design, integra diversi strumenti di sicurezza coordinati per proteggere tutti i sistemi connessi.

Accesso e protezione dei dati secondo il modello zero trust

Ogni singolo accesso viene verificato. La micro-segmentazione della rete consente di definire livelli di protezione specifici.

Flessibilità grazie all’open source

Gli utenti possono scegliere tra diverse opzioni di hosting, poiché la piattaforma è disponibile anche come soluzione on-premises. La migrazione è semplice e tutti i gateway di sicurezza sono disponibili come varianti software, trasformando hardware esistente (x86_64) in potenti soluzioni UTM.

Integrazione di soluzioni di terze parti tramite Docker

Grazie ai container Docker, è possibile eseguire software aggiuntivo direttamente sui dispositivi edge.

Supporto alla conformità normativa

Alcuni requisiti tecnici di GDPR, IEC 62443, ISO 27001 e NIS2 sono già integrati nella piattaforma, aiutando le aziende a raggiungere la conformità.

Accesso remoto sicuro

La gestione granulare di ruoli e permessi consente di configurare facilmente diritti di accesso dettagliati. Tutte le connessioni sono crittografate e possono essere monitorate, se necessario.

Per ulteriori informazioni sulla Endian Secure Digital Platform: dircom@argonavis.it

23 Gennaio 2026