DMARC si evolve: nuove funzionalità con BIMI e TLS-RPT

La sicurezza della posta elettronica è sempre più legata alla capacità di verificare non solo il contenuto dei messaggi, ma anche l’identità del mittente e la sicurezza del loro trasporto.

Per questo motivo, LibraCyber ha aggiornato le proprie funzionalità introducendo importanti evoluzioni nella gestione e nella reportistica di DMARC: BIMI e TLS-RPT.

BIMI – Brand Indicators for Message Identification

Rende riconoscibile il mittente

Permette di associare il logo aziendale alle email inviate dal proprio dominio, rendendo immediatamente riconoscibile il mittente nei client di posta che supportano lo standard.

L’attivazione del BIMI richiede una configurazione DMARC con policy quarantine o reject e, nei casi previsti, un certificato che attesti l’identità del marchio.

TLS-RPT – TLS Reporting

Verifica la sicurezza del trasporto

Consente di ricevere report relativi alle connessioni effettuate dai server di posta durante il trasporto dei messaggi tramite TLS, evidenziando il numero delle connessioni e l’esito delle negoziazioni cifrate.

La reportistica permette quindi di avere maggiore visibilità sulla sicurezza del trasporto delle email e di individuare eventuali anomalie nelle connessioni tra i server di posta.

Per ulteriori informazioni su DMARC: dircom@argonavis.it

Fonte: LibraCyber

3 Settembre 2026

Sangfor HCI: cold migration e cloning fino a 5 volte più veloci di VMware

 

Sangfor Technologies – specialista globale nel settore della cybersecurity e del cloud computing integrato e abilitato all’intelligenza artificiale – sostituisce in Sangfor HCI lo strumento di trasferimento per le operazioni di cold migration e cloning con un nuovo motore progettato appositamente: qemu-cp. Il risultato è un trasferimento dei dischi delle VM fino a 5 volte più veloce rispetto all’implementazione nativa di VMware, sulla base di test comparativi eseguiti in laboratorio su dischi con capacità da 500 GB a 3.072 GB.

Quando i team IT enterprise pianificano il refresh dell’infrastruttura virtuale, la migrazione della piattaforma o progetti di riequilibrio dei workload, le operazioni di cold migration e cold clone rappresentano due delle attività più critiche e diffuse per trasferire le immagini disco delle macchine virtuali tra differenti sistemi o location di storage. Le VM enterprise di dimensioni standard, che in precedenza richiedevano diverse ore di downtime, possono ora essere migrate in meno di 20 minuti. I progetti di migrazione massiva da VMware a HCI, che coinvolgono centinaia di VM, si riducono da diverse settimane a pochi interventi di manutenzione programmati, concentrati in specifiche finestre serali.

Come Sangfor HCI accelera Cold Migration e Cloning

Il team R&D di Sangfor dedicato all’infrastruttura iperconvergente ha riprogettato il workflow di cold migration e cloning, sostituendo il tradizionale processo di trasferimento general-purpose con un’architettura ottimizzata specificamente per la gestione delle immagini disco delle macchine virtuali.

Le versioni precedenti di Sangfor HCI si affidavano a sfscp, uno strumento proprietario di copia file sviluppato internamente per gli scenari di disk image, con supporto alla copia tra host differenti. Pur offrendo prestazioni superiori ai comuni strumenti di trasferimento, sfscp presentava limitazioni intrinseche che ne frenavano le performance. L’ultima release di Sangfor HCI lo sostituisce con qemu-cp, un’utility specificamente ottimizzata per la migrazione delle immagini disco, che introduce due vantaggi fondamentali:

  • Trasferimento dei soli dati effettivi: qemu-cp elabora esclusivamente i dati utente realmente validi, ignorando le aree sparse non utilizzate e le regioni a zero, eliminando l’I/O superfluo dovuto alla scrittura dello spazio vuoto sul disco di destinazione. Non servono più scansioni complete del disco per identificare e scrivere le aree a zero: per molti workload enterprise, il volume di dati da trasferire si riduce fino al 90%.
  • Elaborazione parallela multithread e a coroutine: la nuova architettura sfrutta un meccanismo di elaborazione concorrente basato su più coroutine, sfruttando al massimo il throughput disponibile di storage e rete e accelerando le operazioni di copia delle immagini disco.

Il valore concreto per i team IT enterprise

L’incremento prestazionale fino a 5x nelle operazioni di cold migrato e cloning si traduce in vantaggi misurabili per organizzazioni di qualsiasi dimensione: finestre di manutenzione drasticamente ridotte, refresh VMware più rapidi, workload rebalancing più efficiente, nessun compromesso sulla consistenza dei dati.

Per ulteriori informazioni sulle soluzioni Sangfor: dircom@argonavis.it

Veeam Data Platform v13.1 è ora disponibile

La nuova release rafforza il Data and AI Trust ampliando il supporto alle piattaforme, potenziando il rilevamento delle minacce prima del ripristino e la protezione delle applicazioni enterprise, per garantire il recupero di dati affidabili negli ambienti ibridi

Veeam Software, la Data and AI Trust Company, ha annunciato oggi la disponibilità generale di Veeam Data Platform v13.1, una nuova release che innalza lo standard del settore per la resilienza dei dati, combinando l’innovazione della piattaforma con la scalabilità enterprise. La nuova versione amplia le possibilità di scelta dei clienti con il supporto a sei nuove piattaforme hypervisor, estende la scansione malware ai sistemi NAS, potenzia il rilevamento delle minacce nel cloud e introduce una protezione più avanzata per le applicazioni enterprise EPIC EHR, Db2 per Windows e Oracle, aiutando le organizzazioni a garantire la continuità operativa anche in caso di interruzioni e a ripristinare i dati da punti di ripristino affidabili.

Veeam Data Platform v13.1: le novità

  • Supporto a sei nuove piattaforme hypervisor: Veeam Data Platform amplia il supporto agli hypervisor con l’integrazione nativa di sei nuove piattaforme: Red Hat OpenShift Virtualization, Sangfor aSV, XCP-ng, Citrix XenServer, VergeIO e Platform9. Il numero complessivo degli hypervisor supportati sale così a 14, con ulteriori integrazioni in arrivo tramite la Universal Hypervisor API, aiutando i clienti a proteggere le nuove piattaforme fin dal primo giorno e a rispondere rapidamente alle iniziative di modernizzazione e all’aumento dei costi di VMware.
  • Protezione delle applicazioni enterprise su larga scala, senza strumenti dedicati: Veeam Data Platform rafforza la protezione dei workload enterprise grazie a un supporto specifico per EPIC EHR, Db2 su Windows e Oracle con incremental merge, oltre all’Application Backup Repository per le applicazioni personalizzate. Le organizzazioni possono consolidare i workload mission-critical su un’unica piattaforma, riducendo la proliferazione di strumenti dedicati e beneficiando di controlli di sicurezza, reporting e orchestrazione del ripristino unificati nei settori sanitario, finanziario e in molti altri.
  • Rilevamento e risposta alle minacce estesi ai principali ambienti che ospitano i dati: Veeam Data Platform v13.1 rafforza la preparazione al ripristino con funzionalità di sicurezza avanzate, tra cui la scansione malware per i sistemi NAS, il rilevamento esteso delle minacce nel cloud per Azure, Active Directory Forest Recovery per accelerare il ripristino delle identità dopo un incidente informatico, l’allineamento della crittografia post-quantum agli standard NIST e il supporto FIPS per ambienti ibridi. Grazie al rilevamento delle minacce prima del ripristino, i team possono verificare i punti di ripristino e recuperare dati affidabili e privi di malware.
  • Storage e conservazione dei dati più efficienti grazie ai miglioramenti per i NAS: Veeam Data Platform v13.1 introduce nuove funzionalità per i sistemi NAS che ottimizzano la conservazione a lungo termine trasferendo direttamente i dati su AWS S3 Glacier, Azure Archive e altri sistemi di archiviazione, contribuendo a ridurre l’occupazione dello storage senza compromettere la conformità normativa e l’affidabilità del ripristino.

Veeam Data Platform v13.1 è disponibile da oggi. Il plug-in per Red Hat OpenShift Virtualization sarà disponibile nel corso del terzo trimestre.

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Tratto da www.lineaedp.it

Autore: Redazione LineaEDP – 30/07/2026

6 Agosto 2026

Quanto inquina l’intelligenza artificiale? Il costo del progresso

Quando Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, ha dichiarato durante il World Economic Forum che “è necessaria una svolta per abbattere il consumo di energia e acqua potabile legato all’AI”, ha sollevato il velo su uno dei paradossi più significativi della nostra epoca tecnologica. Mentre celebriamo l’intelligenza artificiale come la soluzione a molti dei problemi dell’umanità, raramente ci soffermiamo sul prezzo ambientale che paghiamo per questa rivoluzione digitale.

L’intelligenza artificiale, infatti, non è un’entità eterea che opera in uno spazio virtuale privo di conseguenze fisiche. Dietro ogni risposta generata da ChatGPT, ogni immagine creata da Midjourney, ogni raccomandazione personalizzata che riceviamo sui social media, si nasconde un’infrastruttura fisica imponente: migliaia di server che lavorano ininterrottamente, consumando energia elettrica e acqua in quantità che spesso sfuggono alla nostra percezione quotidiana.

Il paradosso è evidente: a differenza di un’automobile, i cui effetti dell’inquinamento sentiamo non appena ci passiamo vicino o se siamo in strade particolarmente trafficate, l’impronta ambientale dell’IA non lascia tracce. Questa invisibilità del processo inquinante rappresenta una delle sfide più complesse per la sensibilizzazione pubblica sui costi ambientali dell’intelligenza artificiale.

L’energia nascosta dietro una semplice domanda

Per comprendere l’impatto ambientale dell’intelligenza artificiale, è necessario iniziare dai numeri che caratterizzano il suo funzionamento quotidiano. Si stima che una risposta di un tool di intelligenza artificiale generativa consumi circa 10 volte più energia di una normale ricerca su Google, un dato che assume proporzioni drammatiche se moltiplicato per i miliardi di interrogazioni quotidiane che caratterizzano l’utilizzo globale di questi strumenti.

La disparità energetica diventa ancora più evidente quando si analizzano i dati specifici: le risposte generate dall’IA di Google consumano circa tre wattora di elettricità per ricerca, dieci volte il consumo di una ricerca tradizionale. Questo incremento esponenziale del consumo energetico per singola operazione rappresenta una trasformazione fondamentale nel modo in cui concepiamo l’utilizzo delle risorse digitali.

continua ………..

Tratto da sustainabilityaward.it

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16 Luglio 2026

Backup e Data Protection: Veeam celebra dieci anni da Leader secondo Gartner

Veeam Software, la Data and AI Trust Company, è stata posizionata da Gartner nel Quadrante dei Leader del Gartner Magic Quadrant 2026 per le piattaforme di Backup & Data Protection. Si tratta della decima volta consecutiva che Veeam viene nominata Leader. Per la settima volta consecutiva, inoltre, Veeam è stata posizionata al primo posto per la Ability to Execute.

Veeam offre un livello unificato di fiducia (trust layer) che collega dati, identità, accessi e resilienza, consentendo alle aziende di operare in sicurezza nell’era degli agenti AI, in cui la sicurezza parte dai dati. Questa fiducia è fondamentale e combina resilienza operativa e resilienza cyber con la capacità di comprendere, proteggere e governare i dati sia negli ambienti di produzione sia in quelli di backup, consentendo alle organizzazioni di ridurre il rischio e ripristinare con fiducia ciò che conta di più.

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Tratto da www.lineaedp.it

Autore: Redazione LineaEDP – 01/07/2026

2 Luglio 2026