Attacchi informatici alle aziende: un’esca chiamata coronavirus

La paura generata dal coronavirus viene sfruttata dai cybercriminali per attaccare le aziende e installare malware

Sappiamo che le e-mail con allegati dannosi inviati alle aziende non sono certo una novità. Sono ormai almeno tre anni che ne vediamo di tantissime nel traffico di e-mail spazzatura. Più il messaggio falso si avvicina all’originale (grazie alle tecniche di ingegneria sociale), più è probabile che la vittima non sospetti nulla.

Questo genere di phishing è particolarmente pericoloso per le aziende che vendono direttamente della merce, dal momeno che le e-mail con richieste di ordini, consegne e ordini di acquisto sono il loro pane quotidiano. Anche chi è ben allenato a identificare un’e-mail falsa a volte fa fatica a capire se si tratta di phishing o di un vero ordine di un cliente. E così il numero di e-mail false (ma molto convicenti) continua ad aumentare, anche se non parliamo dello stesso volume del normale spam, poiché si tratta di e-mail create con uno scopo preciso e inviate a indirizzi scelti per raggiungere un obiettivo.

Nel corso delle ultime settimane, gli scammer stanno sfruttando l’epidemia del coronavirus per dare un tocco ancora più credibile alle loro e-mail, che spesso fanno riferimento a problemi con le spedizioni per colpa del coronavirus (il destinatario, a sua volta, si domanda a cosa si riferiscano). In altri casi, invece, i cybercriminali sfruttano la pandemia per giustificare l’ordine urgente, visto che i loro partner abituali non riescono a spedire la merce in tempo. Qualunque sia il caso, lo scopo è quello di convincere la vittima ad aprire l’allegato dannoso. I trucchi standard sono usati spesso come pretesto e di solito implicano che la vittima verifichi i dati dell’ordine, le informazioni di invio o di pagamento, oppure la disponibilità di un prodotto.

Di seguito vi proponiamo alcuni esempi che riguardano questo tipo di phishing e i rischi che ne derivano.

Ritardo nella consegna

I truffatori scrivono che, a causa del COVID-19, la consegna di una certa merce sarà posticipata. Si allegano i dati di consegna aggiornati, insieme ad altre istruzioni. In particolare, nell’e-mail si chiede se i tempi di consegna sono idonei, costringendo in un certo qual modo il destinatario ad aprire l’allegato, che a un primo sguardo sembra una fattura in formato PDF.

Al posto della fattura, all’interno si trova un installer NSIS che esegue uno script dannoso; lo script poi avvia un processo cdm.exe standard, grazie al quale viene eseguito un codice dannoso. In questo modo, il codice viene eseguito nel contesto di una procedura legittima, bypassando i meccanismi di difesa standard. Lo scopo finale è quello di spiare ciò che fa l’utente. I nostri prodotti di sicurezza per le caselle di posta identificano la minaccia come Trojan-Spy.Win32.Noon.gen.

Nuovo ordine in tutta fretta

I truffatori sostengono che, per via dell’epidemia di coronavirus, i loro fornitori cinesi non possono portare a compimento quanto richiesto. Può sembrare piuttosto convincente, date le circostanze. Per evitare la delusione dei clienti, i truffatori desiderano effettuare un ordine urgente di certe merci (non specificate nell’e-mail) presso la compagnia per la quale lavora il destinatario. Quale azienda può resistere a un’opportunità del genere, arrivata così all’improvviso?

Sorpresa, sorpresa, il file allegato non contiene un ordine ma una Backdoor.MSIL.NanoBot.baxo che, una volta avviata, esegue un codice dannoso all’interno del processo RegAsm.exe (anche in questo caso, un tentativo di aggirare i meccanismi di difesa). Il risultato è che i cybercriminali riescono a ottenere l’accesso da remoto al computer della vittima.

Un altro ordine improvviso

Una variante del trucco appena descritto. Di nuovo, i cybercriminali menzionano un fantomatico fornitore cinese che ha problemi con le consegne e richiedono prezzi e termini di consegna per le merci indicate nell’allegato, un file DOC.

Il fatto che si tratti di un file DOC ha una ragione. All’interno si trova un exploit che sfrutta la vulnerabilità CVE-2017-11882 presente in Microsoft Word (le nostre soluzioni la identificano come Exploit.MSOffice.Generic). Quando si apre il file, viene scaricata e avviata la Backdoor.MSIL.Androm.gen. L’obiettivo, come avviene per tutte le backdoor, è quello di ottenere l’accesso da remoto al sistema infettato.

Non c’è tempo da perdere!

Questa truffa è rivolta a quelle compagnie que stanno subendo interruzioni nel proprio workflow a causa dell’epidemia di coronavirus (un gruppo già grande e sempre più nutrito). I truffatori vogliono che il mittente evada comunque l’ordine ma, al contempo, sperano che l’azienda possa tornare alla normalità e possa risolvere i problemi causati dal coronavirus.

Invece dell’ordine, l’allegato contiene il Trojan.Win32.Vebzenpak.ern che, una volta avviato, esegue il codice dannoso all’interno del processo legittimo RegAsm.exe. Anche stavolta, lo scopo è quello di ottenere l’accesso da remoto al dispositivo ormai compromesso dal Trojan.

Come difendersi dagli allegati e-mail dannosi

Per evitare che i cybercriminali vi lascino come ricordo un Trojan o una backdoor in allegato, vi consigliamo di seguire queste indicazioni:

  • Esaminate attentamente le estensioni dei file in allegato. Se si tratta di un file eseguibile, la probabilità che si tratti di un allegato non sicuro si avvicina al 100%;
  • Verificate l’effettiva esistenza della compagnia che ha mandato l’e-mail. Al giorno d’oggi, anche le aziende più piccole sono presenti online in qualche modo (sui social network, ad esempio). Se non trovate nulla, lasciate perdere tutto: in ogni caso, anche se l’azienda esistesse, forse non varrebbe la pena collaborarci;
  • Verificate che i dati nel campo del mittente e quelli nella firma automatica Che ci crediate o no, i cybercriminali spesso non fanno caso a questi dettagli quando falsificano le e-mail;
  • Ricordate che i cybercriminali possono ricavare informazioni sulla propria “azienda” da risorse disponibili per tutti, per poi perpetrare attacchi di spear phishing. Se avete dubbi sulle informazioni contenute in un’e-mail che avete ricevuto, mettetevi in contatto con l’azienda per assicurarvi che il messaggio sia legittimo;
  • E soprattutto, fate in modo che la vostra azienda utilizzi una [KESB placeholder] soluzione di sicurezza affidabile[KESB placeholder] sia sulle workstation, sia sul server di posta elettronica. La soluzione di sicurezza deve essere aggiornata regolarmente e avvalersi di database altrettanto aggiornati. Se così non fosse, sarebbe difficile stabilire se un allegato e-mail sia dannoso, in particolare se si ha a che fare con documenti Office.
 

Autore
Tatyana Shcherbakova
Kaspersky blog

8 Aprile 2020

INPS segnala falso SMS con richiesta di installazione di APP malvole

L’INPS e la Polizia Postale, dai propri siti ufficiali, segnalano che è in atto una campagna di “smishing” (‘phishing’ tramite SMS) attraverso l’invio di SMS del tipo

“A seguito della sua richiesta accredito domanda Covid-19. Aggiorna i tuoi dati nel inps-ixxxxx.online”.

Cliccando sul link riportato nel SMS si apre un clone del sito INPS che invita a scaricare una APP sullo smartphone.

L’installazione di tale APP consentirebbe a terzi di ottenere il controllo dello smartphone.

Porre attenzione ai contenuti degli SMS, e non cliccare su tale link.

Si suggerisce di accedere al sito INPS traaamite il sito istituzional , scrivendo sempre manualmente il suo indirizzo www.inps.it.

Fonte
INPS

Certificati SSL su Safari validi per non più di 398 giorni

In occasione del CA/Browser Forum,  il 19 febbraio 2020,  Apple ha annunciato che dal 1° settembre 2020 il suo browser web Safari accetterà solo a certificati SSL con una validità di non più di 398 giorni. 

I certificati SSL emessi fino al 31 agosto 2020 con una validità di due anni potranno essere utilizzati fino alla loro scadenza.

La validità consigliata dei certificati SSL è già cambiata diverse volte nel corso degli anni.
Dopo una decisione presa al CA/Browser Forum a marzo 2018, i certificati SSL possono avere una validità massima di due anni.
Ma se si vorrà che il proprio sito sia compatibile su tutte principali piattaforme , sarà necessarie tenere conto della decisione di Apple.

23 Marzo 2020

I plugin dei browser possono filtrare segreti aziendali

A luglio scorso, il ricercatore Sam Jadali ha scoperto diverse estensioni per i browser Chrome e Firefox che registrano la cronologia di navigazione per por inviarla a terze parti. Inoltre, ha scoperto una piattaforma dedicata alla compravendita di questi dati.

Una notizia del genere potrebbe anche non destare allarme. Cosa succederebbe se si venisse a scoprire che uno dei vostri dipendenti ha visitato un sito di un fornitore o si è collegato su un social network con l’account aziendale? Se queste estensioni non accedono ad altre informazioni, qual è il problema? In realtà, tali estensioni si dedicano a filtrare periodicamente i dati aziendali: vediamo come.

 

Alcuni link rivelano tutto di voi

Probabilmente, i social network e i siti ufficiali di partner e fornitori non divulgano informazioni segrete. Dovresti preoccuparvi invece di quelle pagine “chiuse” alle quali si accede solamente mediante link unici, che potrebbero essere sfruttati per ottenere informazioni. In realtà, è proprio la loro segretezza a proteggere queste pagine, in quanto da fuori non si conoscono i loro indirizzi. Ecco alcuni esempi di queste pagine.

Conferenze online

Immaginate che la vostra azienda organizzi spesso incontri e conferenze via web, momento in cui i dipendenti di diverse divisioni aziendali parlano di questioni lavorative, organizzano sessioni di brainstorming o ricevono informazioni di gestione. Esistono numerose piattaforme dove svolgere questi meeting online; per alcune c’è bisogno di una password per partecipare ma le aziende più piccole spesso utilizzano soluzioni gratuite o low-cost che propongono solamente un link con un unico identificatore per il meeting online, che viene inviato a tutte le parti interessate. Ed è tutto ciò di cui ha bisogno il partecipante alla riunione.

Immaginate che uno dei dipendenti che ha ricevuto questo link abbia installato sul proprio browser una di queste estensioni che passa informazioni all’esterno. Non appena partecipa alla conferenza online, il plugin senza scrupoli invia l’URL al mercato di compravendita corrispondente. Un cybercriminale che sta raccogliendo informazioni sulla vostra azienda o semplicemente è alla ricerca di un’occasione, acquista la cronologia di navigazione del vostro dipendente e visualizza i meeting a cui sta partecipando in tempo reale.

Niente impedisce all’acquirente del link di prendere parte alla conferenza; naturalmente, gli altri partecipanti riceveranno una notifica che avvisa della presenza di una nuova persona all’evento. Tuttavia, se al meeting sono invitate decine di partecipanti, è probabile che non tutti si conoscano tra loro per cui è molto difficile che si dubiti della presenza di una persona in particolare. Di conseguenza, l’intruso verrà a conoscenza di tutto ciò che si dirà durante il meeting.

Fatture online dei fornitori

I fornitori della vostra azienda potrebbero utilizzare servizi online per la fatturazione. In alcuni di questi servizi, per accedere alle fatture di pagamento si utilizza un link unico e al contempo disponibile per tutti. Se un cybercriminale ottiene l’accesso a una fattura, verrà a conoscenza del nome e dell’indirizzo della vostra azienda e della compagnia che vi fa da fornitore, la somma pagata e altri dati.

È vero che, nella maggior parte dei casi, se queste informazioni andassero a finire nelle mani sbagliate, non accadrebbe nulla di male. Ma se queste informazioni le riceve un cybercriminale specializzato in ingegneria sociale, allora queste fatture contengono informazioni di grande valore.

Documenti di lavoro

Molte aziende utilizzano servizi online come Google Drive per collaborare con altre aziende. In teoria, è possibile restringere l’accesso ai file per evitare che possano essere aperti dall’esterno; tuttavia, non tutti configurano queste restrizioni sui file condivisi. Spesso, chiunque abbia accesso al link che reindirizza a un file online può visualizzare e anche modificare il documento, che può contenere qualsiasi tipo di informazioni, da prezzi, tariffe a dati personali dei dipendenti.

Come difendersi da fughe di dati su vasta scala

Per ridurre il rischio di fughe di dati, ricordate ai dipendenti di prestare molta attenzione e cautela ogniqualvolta decidano di installare un’estensione del browser. Se il servizio online in uso lo consente, prima della condivisione di un documento è necessario restringere l’accesso solo ai diretti interessati. L’ideale sarebbe creare un elenco approvato delle estensioni del browser autorizzate e vietarne qualsiasi altra potenzialmente pericolosa.

Inoltre, è importante effettuare un’analisi dei servizi online in uso in azienda e identificare le piattaforme a cui si può accedere mediante un link diretto e senza autenticazione. In caso positivo, bisognerebbe cercare un’alternativa più sicura dello stesso servizio.

Infine, è fondamentale installare di una soluzione di sicurezza affidabile su tutti i computer aziendali, per bloccare qualsiasi tentativo d’installazione di estensioni dannose o di qualsiasi altra minaccia informatica.

Fonte
Kaspersky blog

10 Settembre 2019