I cinque attacchi informatici più famosi

 

La maggior parte degli attacchi informatici sono piuttosto banali; nel peggiore dei casi, l’utente visualizza una richiesta di riscatto sullo schermo, ovvero che tutto ciò che si trova sul computer è stato cifrato e può essere sbloccato solo dietro pagamento. Molte volte, però, in superficie non sembra che accada alcunché perché certi malware agiscono nell’ombra con lo scopo di rubare più dati possibile prima di essere scoperti.

Ci cono casi in cui certi attacchi sono talmente sofisticati che è impossibile che non attirino l’attenzione; questo post è dedicato proprio ai cinque attacchi informatici più famosi ed eclatanti dell’ultima decade.

WannaCry: una vera e propria epidemia

L’attacco WannaCry ha reso famosi i ransomware agli occhi di tutti, anche di coloro che non sono per nulla ferrati sull’argomento. I cybercriminali, sfruttando gli exploit del team di hacker Equation Group resi pubblici da The Shadow Brokers, hanno creato un vero e proprio mostro, un ransomware encryptor in grado di diffondersi velocemente su Internet e attraverso le reti locali.

L’epidemia Wannacry in quattro giorni ha messo KO oltre 200 mila computer in 150 paesi. Parliamo anche di infrastrutture critiche: in alcuni ospedali, WannaCry ha cifrato tutti i dispositivi, apparecchiature medicali comprese, e alcune aziende sono state costrette a bloccare la produzione. WannaCry è uno degli attacchi più recenti ad aver colpito su così vasta scala.

Per maggiori dettagli su WannaCry, potete leggere questo articolo; questi due post, invece, vi serviranno per capire la portata economica dell’epidemia. Va detto, comunque, che WannaCry è ancora in circolazione e può mettere in pericolo i computer di tutto il mondo. Se volete sapere come configurare correttamente Windows per evitare problemi, vi consigliamo di leggere questo post.

 

NotPetya/ExPetr: l’attacco informatico più costoso

L’epidemia più costosa non è stata comunque WannaCry, ma è stata dovuta a un altro ransomware encryptor (dal punto di vista tecnico, si tratta di un wiper, ma questo dettaglio non cambia le cose), il cui nome è ExPetr o anche NotPetya. Il principio di base era lo stesso di WannaCry: sfruttando gli exploit EternalBlue ed EternalRomance, il worm riusciva a muoversi nel Web, cifrando qualsiasi dato trovasse al suo passaggio.

Sebbene il numero totali di dispositivi infettati sia stato minore, l’epidemia NotPetya ha colpito soprattutto le aziende, e ciò è stato in parte dovuto al fatto che il vettore iniziale per la sua propagazione è stato il software MeDoc. I cybercriminali sono riusciti a prendere il controllo del server di aggiornamento di MeDoc, e molti clienti che utilizzavano questo software hanno ricevuto il malware, dalle sembianze di un aggiornamento, potendo così diffondersi facilmente attraverso la rete.

È stato calcolato che l’attacco informatico NotPetya abbia provocato danni per 10 miliardi di dollari, mentre WannaCry, si è “fermato” a un range di 4-8 miliardi di dollari. Fino ad oggi, NotPetya è l’attacco informatico che ha provocato più danni economici in assoluto. Speriamo che questo record non venga infranto nel prossimo futuro da qualche altro attacco.

In questo post troverete maggiori informazioni sull’epidemia NotPetya/ExPetr, mentre in quest’altro post sono state analizzate le perdite per le aziende. Qui, invece, potete leggere perché questa epidemia, oltre a colpire grandi aziende, può avere conseguenze non solo sui computer infetti ma su tutti gli altri in generale. 

 

Stuxnet: una cyberpistola fumante

Probabilmente si tratta dell’attacco malware più famoso in assoluto, celebre per la sua laboriosità, versatilità e soprattutto per aver disattivato le centrifughe di arricchimento dell’uranio in Iran, rallentando di molti anni il programma nucleare del paese. Grazie a Stuxnet, si è parlato per la prima volta dell’uso di armi informatiche per colpire i sistemi industriali.

Nessun altro malware batte Stuxnet in quanto a complessità o arguzia: il worm è riuscito a diffondersi senza farsi notare grazie ai dispositivi USB, insinuandosi anche in quei computer non connessi a Internet o alla rete locale.

Il worm è andato rapidamente fuori controllo e si è diffuso in tutto il mondo, infettando centinaia di migliaia di computer. Ma, oltre a infettare questi dispositivi, lo scopo era un altro ben preciso; il worm si mostrava solo sui computer con controllori programmabili e software Siemens. Una volta in questi dispositivi, il worm riprogrammava questi controllori e, impostando la velocità di rotazione delle centrifughe di arricchimento dell’uranio a un livello troppo alto, le distruggeva fisicamente.

Si è parlato molto di Stuxnet, si è persino scritto un libro sull’argomento; tuttavia, per avere un quadro generale circa la diffusione del worm e dei dispositivi infettati, questo post dovrebbe essere sufficiente.

 

DarkHotel: una spia nella suite d’albergo

Non è un segreto che le reti Wi-Fi pubbliche di bar e aeroporti non siano le più sicure del mondo. Tuttavia, molti pensano che quelle degli hotel siano più protette perché, anche quando la rete dell’hotel è pubblica, per lo meno viene sempre richiesta una qualche forma di autorizzazione.

Questa idea erronea ha portato a costose conseguenze per top manager e personalità di alto rango. Quando si collegavano alla rete dell’hotel, veniva richiesto loro di installare un aggiornamento apparentemente legittimo che riguardava un software piuttosto popolare. E invece, i dispositivi venivano infettati immediatamente dallo spyware DarkHotel, appositamente introdotto nella rete dai cybercriminali qualche giorno prima dell’arrivo della personalità in questione per poi essere rimosso qualche giorno dopo. Lo spyware registrava in segreto i tasti digitati dalla vittima e tale mossa consentiva ai cybercriminali di orchestrare attacchi phishing mirati.

Qui potete avere maggiori informazioni su DarkHotel e sulle sue conseguenze.

 

Mirai: la caduta di Internet

Le botnet sono in circolazione da anni ormai ma, grazie alla recente ampia diffusione dell’Internet delle Cose, questo metodo di attacco sembra vivere una seconda giovinezza. Abbiamo assistito all’infezione a grande scala e improvvisa di dispositivi la cui sicurezza informatica non è mai stata contemplata e per i quali non esisteva un antivirus dedicato. Questi dispositivi rintracciavano altri dello stesso tipo da poter contagiare e così questo esercito di zombie, chiamati a raccolta dal malware Mirai (che in giapponese significa “futuro”) è diventato sempre più grande, in attesa di ricevere istruzioni.

Poi un “bel” giorno, il 21 ottobre 2016, i proprietari di questa botnet gigante hanno deciso di mettere alla prova le potenzialità di questo esercito, facendo sì che milioni di registratori video digitali, router, fotocamere IP e altri dispositivi “intelligenti” bombardassero di richieste il fornitore di servizi DNS Dyn.

Dyn non ha potuto contrastare un attacco DDoS di tale portata; il DNS e altri servizi che vi si appoggiavano non erano più disponibili, e ciò ha avuto conseguenze importanti su piattaforme online molto popolari quali PayPal, Twitter, Netflix, Spotify, Playstation e altri servizi statunitensi. Dyn alla fine è riuscita a riprendersi, ma la veloce escalation di Mirai ha portato a riflettere sull’effettiva sicurezza dei dispositivi “smart”. Un bell’avvertimento, questo è sicuro.

Per maggiori informazioni su Mirai, Dyb e l’attacco “che ha fatto cadere Internet,” vi consigliamo di leggere questo post.

 

 

Fonte
Kaspersky Daily

6 Novembre 2018

Scoperto AppleJeus , la campagna che attacca anche piattaforme macOS

I ricercatori del Global Research and Analysis Team (GReAT) di Kaspersky Lab hanno scoperto AppleJeus, una nuova operazione malevola del famigerato gruppo hacker Lazarus. Gli aggressori si sono infiltrati in un network di cambio di criptovaluta in Asia utilizzando software di commercio di criptovalute Trojanized. L’obiettivo dell’attacco era rubare criptovaluta dalle loro vittime. Oltre al malware basato su Windows, i ricercatori sono stati in grado di identificare una versione precedentemente sconosciuta che prende di mirapplejeusa le piattaforme macOS.

Questo è il primo caso in cui i ricercatori di Kaspersky Lab hanno osservato il famigerato gruppo Lazarus distribuire malware destinato ad utenti macOS e questo rappresenta un campanello d’allarme per tutti coloro che utilizzano questo sistema operativo per attività correlate alle criptovalute.

Sulla base delle analisi condotte dal GReAT, l’infiltrazione nell’infrastruttura della borsa è iniziata quando un dipendente ignaro della società ha scaricato un’applicazione di terze parti dal sito web legittimo di un’azienda che sviluppa software per il trading di criptovaluta.

Il codice dell’applicazione non è sospetto, ad eccezione di un componente: un aggiornamento. Nel software legittimo tali componenti vengono utilizzati per scaricare nuove versioni dei programmi. Nel caso di AppleJeus, si comporta come un modulo di ricognizione: prima raccoglie le informazioni di base sul computer su cui è stato installato e successivamente invia queste informazioni al server di comando e controllo e applejeusse gli aggressori decidono che il computer merita d’esser attaccato, il codice dannoso ritorna sotto forma di un aggiornamento software. L’aggiornamento dannoso installa un trojan noto come Fallchill, un vecchio tool che il gruppo Lazarus è tornato recentemente ad usare. Questo fatto ha fornito ai ricercatori una base per l’attribuzione. Al momento dell’installazione, il Trojan Fallchill fornisce agli aggressori un accesso quasi illimitato al computer attaccato, consentendo loro di rubare preziose informazioni finanziarie o di distribuire tool aggiuntivi a tale scopo.

La situazione è stata aggravata dal fatto che i criminali hanno sviluppato software sia per la piattaforma Windows che per la piattaforma macOS. Quest’ultima è generalmente molto meno esposta alle minacce informatiche rispetto a Windows. Le funzionalità delle due versioni della piattaforma del malware sono esattamente le stesse.

Un’altra cosa insolita dell’operazione AppleJeus è che mentre sembra un attacco supply-chain, in realtà, poi si mostra non esserlo. Il fornitore del software di trading di criptovaluta utilizzato per inviare il payload dannoso ai computer delle vittime dispone di un certificato digitale valido per la firma del suo software e record di registrazione che sembrano legittimi per il dominio. Tuttavia, almeno sulla base di informazioni pubblicamente disponibili, i ricercatori di Kaspersky Lab non sono stati in grado di identificare alcuna organizzazione legittima con sede all’indirizzo utilizzato nelle informazioni del certificato.

All’inizio del 2017, abbiamo notato un crescente interesse del gruppo Lazarus per i mercati delle criptovalute, quando il software di mining Monero è stato installato su uno dei loro server da un operatore Lazarus. Da allora, sono stati individuati più volte prendere di mira i cambi di criptovaluta e tradizionali organizzazioni finanziarie. Il fatto che abbiano sviluppato malware per infettare gli utenti di macOS in aggiunta agli utenti di Windows e, molto probabilmente, persino creato una società di software e un prodotto software completamente falsi per essere in grado di fornire questo malware che non viene rilevato dalle soluzioni di sicurezza, significa che vedono profitti potenzialmente grandi nell’intera operazione e dovremmo aspettarci sicuramente più casi simili nel prossimo futuro. Per gli utenti macOS, questo caso è un campanello d’allarme, soprattutto se utilizzano i propri Mac per eseguire operazioni con criptovalute“, osserva Vitaly Kamluk, Head of GReAT APAC team di Kaspersky Lab.
Il gruppo Lazarus, noto per le sue sofisticate operazioni e collegamenti con la Corea del Nord, è noto non solo per i suoi attacchi di cyberspionaggio e cyber sabotaggio, ma anche per gli attacchi verso obiettivi finanziari. Diversi ricercatori, tra cui quelli di Kaspersky Lab, hanno riportato in passato notizie su questo gruppo relative a obiettivi come banche e altre grandi imprese finanziarie.

Per proteggersi e proteggere la propria azienda da sofisticati attacchi informatici da parte di gruppi come Lazarus, gli esperti di sicurezza di Kaspersky Lab consigliano alcuni accorgimenti:

  • Non fidarsi automaticamente del codice in esecuzione sui propri sistemi. Né un sito web dall’aspetto autentico, né un solido profilo aziendale, né certificati digitali garantiscono l’assenza di backdoor.
  • Utilizzare soluzioni di sicurezza solide, dotate di tecnologie di rilevamento del comportamento malevolo che consentano di bloccare anche minacce precedentemente sconosciute.
  • Iscrivere il team di sicurezza della propria organizzazione ad un servizio di qualità di reporting di intelligence delle minacce per ottenere un accesso tempestivo alle informazioni sugli sviluppi più recenti delle tattiche, tecniche e procedure di sofisticati autori di minacce.
  • Usare l’autenticazione multi-fattore e portafogli hardware se si ha a che fare con transazioni finanziarie significative. A tale scopo, utilizzare preferibilmente un computer standalone isolato che non si utilizza per navigare in Internet o leggere la posta elettronica.

Per ulteriori approfondimenti è disponibile la versione completa del rapporto su Securelist.

 

Fonte
Questar

 

 

 

 

 

28 Agosto 2018

Rilasciato WordPress 4.7.1

È stata rilasciata la versione 4.7.1 di WordPress.

Questa nuova versione oltre a risolvere alcuni problemi di funzionamento ed aggiungere alcune funzionalità risolve le seguenti gravi vulnerabilità:

  • Remote code execution (RCE) in PHPMailer.
  • The REST API exposed user data for all users who had authored a post of a public post type. WordPress 4.7.1 limits this to only post types which have specified that they should be shown within the REST API.
  • Cross-site scripting (XSS) via the plugin name or version header on update-core.php.
  • Cross-site request forgery (CSRF) bypass via uploading a Flash file.
  • Cross-site scripting (XSS) via theme name fallback.
  • Post via email checks mail.example.com if default settings aren’t changed.
  • A cross-site request forgery (CSRF) was discovered in the accessibility mode of widget editing.
  • Weak cryptographic security for multisite activation key.

Tutti gli utilizzatori di CMS dovrebbero tenere sempre in grande considerazione l’aggiornamento costante del proprio ambiente di erogazione dei contenuti. Non aggiornare un CMS molto diffuso come WordPress o Joomla espone il sito web a gravissimi rischi di sicurezza.

13 Gennaio 2017

Allarme per attacchi DDoS

In queste ultime settimane si stanno moltiplicando gli allarmi per gli attacchi DDoS compiuti, ultimo per ordine di tempo l’attacco al sito di equitalia, che il 21 novembre 2016 ha bloccato il servizio per numerose ore.

Si tratta di una tipologia di attacco molto semplice ed al contempo complessa da evitare,  trafficl’obiettivo dell’attaccante è mettere in difficoltà l’infrastruttura che eroga il servizio riempiendola di chiamate contemporanee, quando queste richieste superano la soglia massima tollerata dall’infrastruttura il risultato è bloccare quasi totalmente l’attività del sito. Si tratta di un fenomeno simile a quello che si verifica nelle strade durante l’ora di punta, quando tutti hanno delle esigenze legittime  ed usufruiscono del servizio causandone il blocco.

Per poter sferrare un attacco efficace chi lo organizza deve avere la disponibilità di milioni di macchine che compiano delle richieste contemporanee, condizione all’apparenza difficile, che in realtà è molto più comune di quello che si possa immaginare. Infatti esistono delle BOT-NET ovvero degli insiemi di dispositivi che sono stati infettati da malware e che tramite dei server di command & control è possibile far agire in maniera contemporanea.

La cosa sorprendente è che non solo i computer ed i server fanno parte di queste bot-net e partecipano agli attacchi, ma qualsiasi tipo di dispositivo connesso incluse: telecamere ip, sistemi di domotica, apparecchiature medicali connesse e più in generale qualsiasi oggetto IoT.

Dobbiamo prepararci a difenderci da questo genere di attacco ed al contempo evitare che gli aggressori possano utilizzare i nostri dispositivi per compiere i loro attacchi.

argonavislab

Argonavis ed i suoi partner sono a tua disposizione per consigliarti ed implementare le migliori scelte per aumentare il livello di sicurezza della tua struttura.

Richiedi Informazioni

22 Novembre 2016

Disponbilità

La disponibilità è una caratteristica richiesta ad informazioni e servizi, di poter essere serverdown11consultabili quando l’utente ne ha necessità.

Per garantire la disponibilità è necessario replicare servizi ed infrastrutture, in modo poter sopperire ad un problema che dovesse coinvolgere una o più risorse.

Le scelte da compiere, per rendere resiliente il sistema, devono tenere conto dei danni che il blocco di un sistema può provare all’organizzazione.

Oltre al blocco fisico dei sistemi, c’è da tenere in particolare considerazione i danni provocati da un attacco, portato da criminali informatici, ai sistemi che possono provocare l’indisponibilità dei sistemi e delle informazioni.

31 Ottobre 2016