Certificato SSL e siti HTTPS: come funzionano

 
 
 
 
 
Autore: Redazione ArgonavisLAB – 03/02/2022
 
 

Un certificato SSL è un certificato digitale che autentica l’identità di un sito web e consente di instaurare una connessione crittografata. SSL è acronimo di Secure Sockets Layer, un protocollo di sicurezza che crea un link crittografato fra un server web e un browser web.

SSL assicura che tutti i dati scambiati fra un client (il browser dell’utente) e un server web (o altro servizio, come ftp, ecc.), in generale fra due sistemi, rimangano impossibili da leggere. Utilizza algoritmi di crittografia allo scopo di rendere irriconoscibili i dati in transito, per impedire agli hacker di leggerli mentre vengono trasmessi sulla connessione.

Per stabilire una sessione tra client e server in modalità https , viene prima eseguita la fase di “handshake SSL” , che prevede

  • Scambio dei certificati pubblici
  • Scambio delle sequenze di byte necessarie per costruire la master secret
  • Verifica dell’autenticità dei certificati
  • Creazione della chiave “master secret” , univoca per ogni sessione e comune a entrambi i sistemi, e che verrà usata per crittografare tutta la sessione di navigazione del client sul server.
  • Messaggio di fine handshake, in cui viene verificato che tutto il processo sia stato regolare e la master secret sia utilizzabile.

Da questo momento può iniziare lo scambio dati tra client e server , tutto il traffico verrà crittografato , impedendo che un intruso sia in grado di leggere il traffico (sniffare), e possa introdursi nella sessione sostituendosi ad uno dei sistemi o di rubare delle informazioni.

Pertanto il certificato SSL assolve a tre funzioni

  • Autenticità: assicura che il server sia chi dice di essere , e non un clone falso.
  • Confidenzialità: definisce una chiave segreta comune ed unica per sessione , usata per crittografare il contenuto del messaggio.
  • Integrità: garantisce che i messaggi tra server e client sia integri e non modificati da un intruso.

La comunicazione SSL tra client e server avviene su quattro fasi

  1. Fase di hello : server e client si scambiano i certificati pubblici e delle sequenze di byte casuali ; il client verifica l’autenticità del certificato inviato dal server.
  2. Processo di costruzione della master secret , la chiave comune unica per ogni sessione, che sarà usata per cifrare il traffico.
  3. Fase di finished : client e server si scambiano il primo messaggio usando la master secret , verificano l’esito positivo e concludono la fase di handshake.
  4. Inizio trasmissione cifrata tra server e client , tramite protocollo SSL.

In conclusione:

Il canale definito durante la fase di SSL handshake è immune da attacchi attivi man-in-the-middle poiché il sistema Server viene autenticato con un certificato digitale.
Il client può comunicare la pre-master secret al sistema server in modo sicuro attraverso la chiave pubblica presente nel certificato del server.

Solo il client e il server , tra cui è iniziata la fase di handshake (tramite il meccanismo chiave pubblica-chiave privata) , possono costruire la stessa master secret, su cui poi si fonda la costruzione di tutte le chiavi segrete adottate nelle comunicazioni successive.

La sequenza corrispondente al pre-master secret viene generata dal client e comunicata per via cifrata al server.  La non predicibilità di questa sequenza è cruciale per la sicurezza del canale SSL.

Il messaggio di finished contiene tutte le informazioni scambiate nel corso dell’handshake. Lo scopo è effettuare un ulteriore controllo sulle comunicazioni precedenti per garantire che queste siano avvenute correttamente, che il client e il server dispongano della stessa Master Secret e che la comunicazione non sia stata oggetto di un attacco attivo.

Scendendo un poco nel dettaglio , abbiamo :

  1. Client hello
  • Il client manda al server un messaggio di “client hello”
  • richiede la creazione di una connessione SSL
  • specifica le prestazioni di “sicurezza” che desidera siano garantite durante la connessione (l’elenco delle cipher suite che e’ in grado di supportare)
  • invia una sequenza di byte casuali.
  1. Server hello
  • Il server manda al client un messaggio di “server hello”
  • seleziona la cipher suite che desidera
  • invia una sequenza di byte casuali
  • Se il client non riceve il messaggio di server hello , il client interrompe la comunicazione
  1. Invio certificato del server
  • Il server invia il suo certificato pubblico (il crt) e i certificati pubblici della catena di certificazione della CA (Intermedi e di root)
  1. Invio del messaggio server hello done
  • Il server invia il messaggio che definisce la conclusione dei messaggi per la definizione del tipo di protezione e relativi parametri.
  1. Verifica dei certificati
  • Il client verifica la data di validita’ del certificato , che la CA sia trust , che la firma apposta dalla CA sia autentica (controllo con la CA). Se il certificato non è stato emesso da una CA pubblica, viene segnalato l’errore e richiesto se accettare comunque il certificato.
  1. Costruzione della pre-master secret
  • Il client genera una sequenza di byte casuali
  • la cifra con la chiave pubblica del server ricevuta nei passi precedenti
  • spedisce la pre-master secret al server
  1. Server e client : Costruzione della master secret
  • Sia il server che il client conoscono le sequenze di byte casuali scambiate tra server e client durante le fasi di client hello e server hello ; e conoscono la pre-master secret
  • Server e client costruiscono la master secret (che sarà uguale per entrambi)
  • L’uso delle sequenze di byte casuali scambiate durante le fasi di hello , client e server) genera una master secret diversa per ogni sessione SSL ; un intruso non può riutilizzare i messaggi di handshake catturati sul canale per sostituirsi in una successiva comunicazione
  1. Message finished
  • E’ il primo messaggio protetto tramite master secret e cipher suite, che i due sistemi si scambiano
  • Il messaggio viene prima costruito dal client e mandato al server
  • Poi il server usando parte del messaggio inviato dal client , costruisce il proprio finished message e lo invia al client
  • nei due invii la struttura del messaggio è la stessa, ma cambiano le informazioni in esso contenute
  1. Fine della fase handshake
  • A questo punto la master secret è utilizzata dal client e dal server per costruire una propria tripla di dati
  • Le triple del client e del server sono diverse tra loro ma note a entrambi i sistemi: ciascuno usa la propria, il che aumenta la sicurezza delle comunicazioni.
  • Client e server sono pronti al colloquio cifrato e inizia la fase del protocollo SSL record
  1. Protocollo SSL record
  • Il canale sicuro approntato dal protocollo SSL handshake viene realizzato dal protocollo SSL record.
  • I dati sono frammentati in blocchi.
  • Ciascun blocco viene numerato, compresso e autenticato mediante l’aggiunta di un MAC cifrato mediate il cifrario simmetrico su cui client e server si sono accordati , trasmesso dall’SSL record utilizzando il protocollo di trasporto sottostante.
  • Il destinatario esegue un procedimento inverso sui blocchi ricevuti:
  1. decifra e verifica la loro integrità
  2. decomprime e riassembla i blocchi in chiaro
  3. consegna all’applicazione sovrastante.

 

Questo articolo, scritto da ArgonavisLAB , ha liberamente preso spunto da vari autori. Si ringraziano Kaspersky Lab e http://pages.di.unipi.it/bernasconi/CRI/ssl.pdf

3 Febbraio 2022

Come bloccare un sito di phishing

 
Tratto da Blog Kaspersky
Autore:  Hugh Aver – 27/01/2022
 
 

Kaspersky ha un nuovo servizio che permette di rimuovere i siti dannosi e di phishing

 

 

I criminali informatici hanno molti schemi che coinvolgono la creazione di domini dannosi o di phishing. Possono usare questi domini per attaccare i vostri clienti, partner o anche i vostri dipendenti. Ecco perché di tanto in tanto le aziende hanno bisogno di bloccare un dominio pericoloso, e alcune di loro affrontano tali minacce abbastanza spesso. Di solito, l’eliminazione di un dominio dannoso non è impossibile, ma richiede una certa esperienza e molto tempo. Tuttavia, quando si identifica una tale minaccia, non si ha tempo da perdere, può portare a una perdita di entrate, danni alla reputazione, perdita di fiducia dei clienti, fughe di dati e altro. Ecco perché Kaspersky ha aggiornato il portfolio di informazioni sulle minacce con un nuovo servizio: Kaspersky Takedown Service.

L’importanza del Threat Intelligence

Il Threat intelligence è un insieme di servizi che aiutano le aziende a navigare nel panorama delle minacce informatiche e a prendere le decisioni giuste per migliorare la loro sicurezza informatica. In poche parole, si tratta della raccolta e dell’analisi dei dati sulla situazione epidemiologica dentro e fuori una rete aziendale. I servizi di intelligence delle minacce includono strumenti professionali per l’indagine degli incidenti, dati analitici sui nuovi cyberattacchi mirati e molto altro. Con l’aiuto del threat intelligence, un esperto di cybersecurity può tenere traccia di ciò che stanno facendo i potenziali hacker, quanto bene sono armati e quali strategie e quali tattiche usano.

Uno dei servizi più utili del portfolio Threat Intelligence di Kaspersky è il servizio Digital Footprint Intelligence (DFI). Mette insieme un “ritratto digitale dettagliato e dinamico di un’organizzazione” (risorse del perimetro di rete, indirizzi IP, domini aziendali, provider di cloud e hosting utilizzati, e anche dipendenti, marchi associati, filiali e succursali). Successivamente monitora qualsiasi menzione di queste informazioni in fonti aperte, nella darknet e nel deepweb, e anche nel database Kaspersky che contiene informazioni su quasi un migliaio di attacchi mirati in corso e vari strumenti dannosi.

Così, il DFI scopre le vulnerabilità e le potenziali minacce e fughe di dati, oltre ai segni di cyberattacchi passati, attuali e persino pianificati, ed è eccezionalmente efficace (ecco solo un esempio delle nostre indagini DFI in Medio Oriente).

Cosa si può fare con un dominio dannoso?

Quindi cosa dovrebbe fare il responsabile della sicurezza se il monitoraggio trovasse, per esempio, un sito di phishing che finge di essere uno dei siti della vostra azienda, e sta raccogliendo i numeri delle carte di credito dei vostri utenti? Normalmente in un caso del genere un’organizzazione dovrebbe intraprendere una procedura che richiede molte risorse per raccogliere le prove della frode informatica, per creare una richiesta di rimozione e inviarla all’organizzazione che gestisce la zona di dominio del sito, per monitorare che la richiesta venga eseguita, e per fornire materiale extra se necessario. Si tratta di un compito piuttosto impegnativo, che richiede uno specialista designato (o anche un intero team di esperti).

Adesso il servizio DFI di Kaspersky ha un aggiornamento, il Kaspersky Takedown Service che può essere utilizzato per gestire il blocco dei domini dannosi, phishing e typosquatting. Non appena DFI trova una tale minaccia, tutto ciò che gli utenti devono fare è cliccare un paio di volte con il mouse per creare una richiesta di blocco di un sito. Dopo di che, tutto è automatizzato. Kaspersky raccoglie le prove, le invia alle autorità competenti, dà seguito alla richiesta e informa il cliente su ogni fase di questo processo.

Nel corso di diversi anni Kaspersky ha stabilito solide relazioni professionali con le società di registrazione dei nomi di dominio, i team di risposta alle emergenze nazionali e di settore (CERT), la polizia informatica internazionale (INTERPOL, Europol) e altre organizzazioni competenti rilevanti. Attualmente, impiega in media alcuni giorni per ottenere il blocco di un sito dannoso (a seconda della zona del dominio, del livello del dominio e del provider di hosting), e non è troppo costoso. Invece, allo stesso tempo, l’uso del DFI di Kaspersky solleva gli esperti dal complesso lavoro non-core, riduce i rischi digitali e permette agli specialisti del personale di concentrarsi sui loro compiti prioritari.

Per ulteriori informazioni sui servizi di Threat Intelligence di Kaspersky: dircom@argonavis.it

28 Gennaio 2022

Cookie: le nuove Linee Guida del Garante diventano operative

 
 
Tratto da www.garanteprivacy.it
 
 

Dal 9 gennaio 2022 sono diventate operative le indicazioni contenute nelle Linee Guida del Garante approvate lo scorso mese di giugno in materia di cookie e altri strumenti di tracciamento.

Le nuove Linee guida suggeriscono alcuni miglioramenti che i titolari possono adottare al fine di rendere agli utenti un’informativa conforme ai requisiti di trasparenza previsti dagli articoli 12 e 13 del Regolamento. Le Linee Guida inoltre propongono significative innovazioni in tema di consenso.

Per una piena e corretta comprensione degli adempimenti, il Garante consiglia la consultazione del testo integrale delle «Linee guida sull’utilizzo di cookie e altri strumenti di tracciamento» disponibili alla pagina www.gpdp.it/cookie .

10 Gennaio 2022

OWOWA: il modulo IIS dannoso

 
Tratto da Blog Kaspersky
Autore:  Kaspersky Team – 16/12/2021
 
 

Il modulo dannoso IIS (Internet Information Services) rende Outlook sul web uno strumento per i criminali informatici

 

 

Un modulo dannoso di Internet Information Services (IIS) sta trasformando Outlook in uno strumento per rubare credenziali e un pannello di accesso remoto. Degli attori sconosciuti hanno usato il modulo in attacchi mirati, e i nostri ricercatori lo hanno rinominato OWOWA.

Perché Outlook sul web attira gli hacker

Outlook sul web (precedentemente noto come Exchange Web Connect, Outlook Web Access e Outlook Web App, o semplicemente OWA) è un’interfaccia basata sul web per accedere al servizio Personal Information Manager di Microsoft. L’applicazione è distribuita su server Web che eseguono IIS.

Molte aziende lo usano per fornire ai dipendenti l’accesso remoto alle caselle di posta e ai calendari aziendali senza dover installare un client dedicato. Ci sono diversi metodi per implementare Outlook sul web, uno dei quali comporta l’utilizzo di Exchange Server in loco, che è quello a cui sono attratti i criminali informatici. In teoria, ottenere il controllo di questa applicazione dà loro accesso a tutta la corrispondenza aziendale, insieme a infinite opportunità per espandere il loro attacco all’infrastruttura e lanciare ulteriori campagne BEC.

Come funziona OWOWA

OWOWA si carica sui server web IIS compromessi come un modulo per tutte le app compatibili, ma il suo scopo è quello di intercettare le credenziali inserite in OWA. Il malware controlla le richieste e le risposte su Outlook nella pagina di accesso Web, e se vede che un utente ha inserito le credenziali e ha ricevuto un token di autenticazione in risposta, scrive il nome utente e la password in un file (in forma cifrata).

Inoltre, OWOWA permette ai cybercriminali di controllare la sua funzionalità direttamente tramite lo stesso modulo di autenticazione. Inserendo alcuni comandi nei campi del nome utente e della password, un hacker può recuperare le informazioni raccolte, cancellare il file log o eseguire comandi arbitrari sul server compromesso attraverso PowerShell.

Per una descrizione tecnica più dettagliata del modulo con indicatori di compromissione, leggete il nostro post su Securelist.

Chi sono le vittime degli attacchi di OWOWA?

I nostri esperti hanno rilevato attacchi basati su OWOWA su server in diversi paesi asiatici: Malesia, Mongolia, Indonesia e Filippine. Tuttavia, i nostri esperti hanno ragione di credere che i criminali informatici siano interessati anche alle organizzazioni in Europa.

La maggior parte degli obiettivi erano agenzie governative, con almeno una società di trasporti (anch’essa di proprietà statale).

Come proteggersi da OWOWA

Potete usare il comando appcmd.exe, o il normale strumento di configurazione di IIS, per rilevare il modulo dannoso OWOWA (o qualsiasi altro modulo IIS di terze parti) sul server web IIS. Tenete a mente, tuttavia, che qualsiasi server rivolto a Internet, come qualsiasi computer, ha bisogno di protezione.

16 Dicembre 2021

Il grattacapo delle imprese: il proxyware

 
Tratto da Blog Kaspersky
Autore:  Enoch Root – 23/11/2021
 
 
I dipendenti possono installare proxyware all’insaputa del loro datore di lavoro, introducendo
ulteriori cyber-rischi aziendali
 
 

 

Immaginate di venire pagati per l’accesso a una piccola porzione della vostra larghezza di banda Internet al lavoro. Non sarebbe niente male, vero? Il computer è comunque sempre acceso e avete accesso illimitato a Internet, quindi perché no? D’altronde non sono nemmeno le vostre risorse, si tratta di attrezzatura aziendale e della larghezza di banda.

Sembra tutto molto semplice, ma non c’è bisogno di fare molte ricerche per capire che quando si accetta di installare un client proxyware su un computer di lavoro, non sarà del tutto innocuo. Installando un proxyware state esponendo la vostra rete aziendale a rischi che superano di gran lunga qualsiasi reddito che potreste guadagnare dall’affare. Per dirla senza mezzi termini: nessun altro discutibile sistema per fare soldi su Internet vi fornisce una tale varietà di conseguenze indesiderabili. Ora vi spieghiamo perché è pericoloso.

Cos’è il proxyware?

I ricercatori di Cisco Talos hanno coniato il termine proxyware e hanno segnalato il fenomeno in profondità. Essenzialmente, un servizio proxyware agisce come un server proxy. Installato su un computer fisso o uno smartphone, rende la connessione Internet del dispositivo accessibile a terzi. A seconda di quanto tempo il programma rimane abilitato e quanta larghezza di banda gli è permesso di utilizzare, il cliente accumula punti che possono essere convertiti in valuta e trasferiti su un conto bancario.

Naturalmente, questi tipi di servizi non devono essere usati per scopi illegali, e hanno alcune applicazioni legittime. Per esempio, alcuni si rivolgono ai dipartimenti di marketing di grandi aziende, che hanno bisogno del maggior numero possibile di punti di accesso al web in diverse regioni geografiche.

Perché il proxyware su un computer aziendale è una cattiva idea

Anche se i servizi di proxyware affermano che gli “inquilini” sono innocui, a volte si verificano problemi, tra cui il danno alla reputazione dell’indirizzo IP e l’affidabilità del software.

Depotenziamento dell’indirizzo IP

Il problema più comune con il proxyware per gli utenti dei computer su cui gira, o anche per l’intera rete se ha un singolo indirizzo IP, è che i servizi spesso incontrano i CAPTCHA, il cui scopo è quello di garantire che solo le persone possano accedere a una risorsa online. Un computer con proxyware solleva sospetti, e anche giustamente.

Un modo in cui gli “affittuari” di banda possono usare i computer carichi di proxyware è quello di scansionare il web o misurare la velocità di accesso ai siti web distribuendo regolarmente un flusso di richieste, e questo non piace ai sistemi automatici di protezione DDoS. Può anche essere un segno di qualcosa di ancora più losco, come lo spam.

Tenete a mente che le conseguenze possono essere molto più disastrose per l’azienda, con richieste automatiche che atterrano sull’indirizzo IP dell’organizzazione su una lista di indirizzi non sicuri. Così, per esempio, se il server di posta elettronica opera sullo stesso indirizzo, ad un certo punto i messaggi dei dipendenti potrebbero smettere di raggiungere i destinatari esterni. Altri server di posta elettronica inizieranno semplicemente a bloccare l’indirizzo IP e il dominio dell’organizzazione.

Falsi clienti proxyware

Un altro rischio che i dipendenti corrono nell’installare il proxyware è che possono scaricare qualcosa di indesiderato. Provate a fare così: andate su Google e cercate “honeygain download”. Otterrete un paio di link al sito ufficiale dello sviluppatore e centinaia di link a siti di file-sharing senza scrupoli, la metà dei quali include “contenuti bonus” con i loro download.

Che tipo di “contenuto bonus”? Beh, i ricercatori descrivono uno di questi installer trojanizzati come distribuire un programma di estrazione di criptovaluta (che divora le risorse e l’elettricità di un PC) e un tool, per connettersi al server di comando dei criminali informatici, da cui qualsiasi altra cosa può essere scaricata in ogni instante.

Questo tipo di proxyware può mettere fuori uso l’intera infrastruttura IT di un’organizzazione. Potrebbe anche portare ad un ransomware capace di cifrare i dati, richieste di riscatto e altro. In sintesi, il proxyware è sinonimo di pericolo per un’azienda.

Installazione nascosta di proxyware

La maggior parte degli scenari assomiglia a quanto detto sopra: conseguenze non volute di installazioni intenzionali (anche se a volte non autorizzate). A volte succede anche il contrario, con un dipendente che cattura un vero malware su un sito sospetto, e quel malware installa un client proxyware modificato sul computer. Questo non è altro che un problema: computer rallentati, meno banda di rete e, potenzialmente, furto di dati.

Consigli per le imprese

Il modo migliore per combattere lo sfruttamento criminale attraverso il proxyware è quello di installare una soluzione antivirus affidabile su ogni computer con accesso a Internet. Non solo questo proteggerà la vostra azienda dagli effetti dannosi del proxyware, ma se tale proxyware include, o è incluso in altri malware, sarete comunque coperti.

Per essere chiari, neanche con il proxyware “pulito” sarete del tutto fuori pericolo. Una sana politica di sicurezza non dovrebbe permettere a nessuno di installare proxyware o qualsiasi altro software discutibile sui computer dei dipendenti, indipendentemente dal fatto che i computer siano in ufficio o che i dipendenti si colleghino alla VPN dell’organizzazione. Come regola, la maggior parte degli impiegati non ha bisogno, e non dovrebbe avere il permesso, di installare software sui loro computer in modo indipendente.

24 Novembre 2021