Hanno cifrato i vostri dati: e adesso?

 

 
 
Tratto da: Blog Kaspersky
Autore: Chris Connell – 18/02/2021
 
 
Ecco come ridurre al minimo le conseguenze di un attacco ransomware aziendale
 
 

 

A volte, nonostante tutte le precauzioni, un’infezione riesce a insinuarsi nella vostra rete. In questo caso, bisogna avere sangue freddo per portare a termine operazioni rapide e decisive. La vostra risposta contribuirà a determinare se l’incidente diventerà un enorme grattacapo per l’azienda o sarà il suo fiore all’occhiello grazie a un’eccellente gestione della crisi.

Durante il processo di ripristino della situazione normale, non dimenticate di conservare testimonianze di tutte le vostre azioni, che assicurino la trasparenza agli occhi dei dipendenti e del mondo intero. E cercate di preservare ogni traccia possibile del ransomware per i successivi sforzi di localizzare qualsiasi altro strumento dannoso che prende di mira il vostro sistema. Questo significa salvare i log e altre tracce del malware che possono tornare utili durante le indagini successive.

Step 1: individuare e isolare

Il primo passo è quello di determinare la portata dell’intrusione. Il malware si è diffuso in tutta la rete? In più di un ufficio?

Cominciate a cercare i computer e i segmenti di rete infetti nell’infrastruttura aziendale e isolateli immediatamente dal resto della rete, per contenere la contaminazione.

Se l’azienda non ha molti computer, iniziate con un antivirus, una soluzione EDR e dei file log firewall. In alternativa, per implementazioni molto limitate, passate fisicamente da un dispositivo all’altro e controllate.

Se stiamo parlando di molti computer, vorrete analizzare gli eventi e i log nel sistema SIEM. Questo non eliminerà tutto il lavoro successivo di passaggio da un dispositivo all’altro, ma è un buon inizio per delineare il quadro generale.

Dopo aver isolato i dispositivi infetti dalla rete, create delle immagini disco e, se possibile, non toccate questi dispositivi fino alla fine dell’indagine (se l’azienda non può permettersi il tempo di inattività dei computer, create comunque le immagini, e salvate il dump della memoria per l’indagine).

Step 2: analizzare e agire

Avendo controllato il perimetro, ora disponete di una lista dei dispositivi i cui dischi sono pieni di file cifrati, più le immagini di quei dischi. Tutti i sistemi sono stati scollegati dalla rete e non rappresentano più una minaccia. Si potrebbe iniziare subito il processo di recupero, ma prima occupatevi della messa in sicurezza del resto della rete.

Ora è il momento di analizzare il ransomware, capire come è entrato e quali categorie lo usano di solito; va iniziato, quindi, il processo di caccia alle minacce. Il ransomware non compare dal nulla: un dropper, un RAT, un Trojan loader o qualcosa di simile lo ha installato. È necessario sradicare quel qualcosa.

Per farlo, conducete un’indagine interna. Scavate nei log per determinare quale computer è stato colpito per primo e perché quel computer non è riuscito a fermare l’assalto.

Sulla base dei risultati dell’indagine, liberate la rete dal malware avanzato e, se possibile, riavviate le operazioni aziendali. Successivamente, cercate di capite cosa avrebbe potuto fermarlo: cosa mancava in termini di software di sicurezza? Colmate le lacune riscontrate.

Step 3: fare pulizia e ripristinare

A questo punto, avrete già gestito la minaccia alla rete, così come la relativa falla da cui è passata. Ora, rivolgete la vostra attenzione ai computer che sono fuori servizio. Se non sono più necessari per l’indagine, formattate le unità e poi ripristinate i dati con il backup pulito più recente.

Se non disponete di una copia di backup adeguata, allora dovrete cercare di decifrare ciò che si trova sulle unità. Iniziate dal sito No Ransom di Kaspersky, dove potrebbe già esistere un decryptor per il ransomware in cui vi siete imbattuti e, se non esiste, contattate il vostro fornitore di servizi di sicurezza informatica per verificare l’esistenza di un aiuto. In ogni caso, non eliminate i file cifrati: di tanto in tanto appaiono nuovi decryptor, e domani potrebbe essercene uno che fa al caso vostro (non sarebbe la prima volta).

Indipendentemente dai particolari, non pagate il riscatto. Sponsorizzereste un’attività criminale, e comunque, le possibilità di ottenere indietro i vostri dati non sono alte. Oltre a bloccare i vostri dati, gli autori del ransomware potrebbero averli rubati proprio a scopo di ricatto. Infine, pagare gli avidi criminali informatici li incoraggia a chiedere più soldi. In alcuni casi, solo pochi mesi dopo essere stati pagati, gli intrusi sono tornati per chiedere un’ulteriore somma di denaro, minacciando di pubblicare tutto se non l’avessero ottenuta.

In generale, considerate qualsiasi dato rubato di dominio pubblico e siate pronti ad affrontare una fuga di informazioni. Prima o poi dovrete parlare dell’incidente: con i dipendenti, gli azionisti, le agenzie governative e, molto probabilmente, anche con i giornalisti. Apertura e onestà sono importanti e saranno sempre qualità apprezzate.

Step 4: prendere misure preventive

Un grande incidente informatico equivale sempre a grossi problemi; perciò, la prevenzione è la miglior cura. Preparatevi in anticipo a ciò che potrebbe andare storto:

  • Installate una protezione affidabile su tutti gli endpoint della rete (compresi gli smartphone);
  • Segmentate la rete e dotatela di firewall ben configurati; meglio ancora, utilizzate un firewall di nuova generazione (NGFW) o un prodotto simile che riceva automaticamente i dati sulle nuove minacce;
  • Guardate oltre l’antivirus e fate uso di potenti strumenti di caccia alle minacce;
  • Impiegate un sistema SIEM (per le grandi aziende) per ricevere notifiche immediate;
  • Informate i dipendenti sull’importanza della cybersecurity mediante sessioni regolari e interattive di formazione.

22 Febbraio 2021

Cyber security: la sicurezza aziendale che ti salva la vita!

Tratto da BitMAT
Autore: Redazione BitMAT – 19/01/2021
 

BITMAT - Cyber security la sicurezza aziendale che ti salva la vita

Con il termine cyber security si intende la protezione dei sistemi informatici (computer, reti di telecomunicazione, smartphone, ecc.) e delle informazioni digitali da attacchi interni e, soprattutto, esterni. Sinonimi di questo termine sono IT security, ICT security, sicurezza informatica e sicurezza delle informazioni.

I principali attacchi hacker

1. Attacchi brute force (forza bruta) e password sicure

Le misure di sicurezza sono utilizzate per ridurre i rischi, non per eliminarli. Per capire questo concetto, partiamo dalle password. I malintenzionati che quotidianamente provano ad attaccare i servizi sul web utilizzano programmi specializzati che provano migliaia di password al secondo, ventiquattr’ore su ventiquattro. Questo il motivo per cui la password dovrebbe essere complessa: idealmente dovrebbe essere composta da caratteri casuali, in modo da non dare nessun indizio all’attaccante su quale potrebbe essere la password. L’unico modo per indovinarla a questo punto sarebbe quello che si chiama attacco di forza bruta o brute force, che consiste semplicemente nel provare tutte le password fino a che non si trova quella giusta.

Per creare password sicure esiste una soluzione chiamata password manager. I password manager sono piccoli programmi installabili su pc o su smartphone, che permettono di generare password casuali senza alcuno sforzo, conservandole e proteggendole per noi con un’unica password. Dovendo accedere a un servizio, dal password manager copiamo la sua specifica password e la incolliamo nella pagina di autenticazione senza più bisogno di ricordarla. L’unica password che ci dovremo ricordare, e che dovrà essere veramente buona, sarà quella di accesso al password manager.

2. Attacchi di phishing

Attacco di phishing è il metodo usato dai malintenzionati per convincere gli utenti ad accedere a un sito esca/fasullo utilizzando le proprie credenziali. Il sito all’apparenza è uguale a quello originale, ma nella realtà è gestito dagli stessi malintenzionati.

Come proteggersi? Due sono le soluzioni: abbandonare la semplice password a favore di meccanismi di strong authentication e monitorare gli accessi per rilevare anomalie. I due meccanismi possono essere uniti per utilizzare la sola password quando si tratta di accessi “normali’ o di operazioni poco critiche, utilizzando invece l’autenticazione forte per accessi anomali od operazioni critiche.

La tecnologia però da sola non basta: fondamentale che gli utenti siano sensibili al problema.

3. Ransomware (Cryptolocker)

Attraverso gli stessi canali, e principalmente con la posta elettronica, può entrare in azienda il ransomware. Si tratta di malware che, una volta installatosi su di un computer aziendale, cifra i file di dati a cui hanno accesso, costringendo l’azienda a pagare un riscatto (ransom) per avere le chiavi di decifratura.

E’ proprio grazie al ransomware se il panorama della cyber security è cambiato. Diverse erano infatti le aziende, soprattutto medio-piccole, con la convinzione di non essere particolarmente vulnerabili e interessanti per gli attacchi da Internet.

Come proteggersi dal ransomware?

Sicuramente uno strumento fondamentale è l’antivirus, utile a prevenire le infezioni. Va anche detto che però da soli sono sempre meno efficaci poiché chi scrive i malware acquista gli antimalware e testa i propri prodotti fino a che non riescono a non essere rilevati. Solo a quel punto li diffondono mettendo in difficoltà i produttori di antivirus che necessitano poi di tempo per rilevare queste nuove varianti di malware e per istruire i propri prodotti a riconoscerli.

Fra le procedure per la protezione dei propri dati dal ransomware, è fondamentale il processo di backup che permette all’azienda di ripristinare i propri dati limitandone i danni. Nulla garantisce però all’azienda che, una volta pagato il riscatto, otterrà effettivamente la chiave efficace per decifrare i file; sempre più spesso accade che la chiave non venga inviata o che un difetto del malware non permetta il recupero dei file nonostante si sia ricevuta la chiave.

Cyber security: prevenzione e difesa

Primo step è la sponsorizzazione da parte dei manager aziendali di iniziative atte alla sicurezza, non riducendola a un mero problema del reparto IT. Si tratta di tutelare il patrimonio aziendale: la protezione non è rivolta ai pc ma a tutte le informazioni di valore  per l’azienda.

Di conseguenza, il primo passo è identificare e valutare i rischi principali.

Da cosa partire? Da due documenti fondamentali: la policy di sicurezza e il regolamento utente. La policy di sicurezza è un documento che definisce i principi fondamentali nella gestione della sicurezza in azienda, si dichiara il commitment dell’azienda verso la protezione del proprio patrimonio informativo e si identificano le figure chiave che hanno in carico la gestione della cyber security, dando quindi loro l’autorevolezza per stabilire regole nell’uso e nella gestione del sistema informativo, diversamente difficile da far valere verso il personale. Il regolamento utente, invece, chiarisce quali sono i corretti e legittimi usi del sistema informativo e quali i comportamenti che gli utenti (personale ma anche consulenti, fornitori ecc.) devono tenere nell’utilizzo del sistema informativo aziendale e delle risorse quali Internet, posta elettronica, ecc.

A questi due documenti fondamentali si possono affiancare altre policy e procedure (gestione dei backup, gestione degli incidenti, ecc.) che, a seconda delle caratteristiche dell’organizzazione, possono essere più o meno strutturate.

Un’attenzione particolare va ai fornitori esterni: affidare la sicurezza a un servizio non significa scaricare il problema al fornitore pensando che non ci riguardi più; le risorse che si vogliono proteggere continuano ad essere patrimonio e responsabilità dell’azienda, che quindi dovrà assicurarsi che il livello della sicurezza del fornitore si mantenga adeguato, prima di tutto attraverso impegni contrattuali adeguati, e poi mediante audit e reportistica.

Infine, come anticipato, sono fondamentali la formazione e la sensibilizzazione del personale. Il comportamento e la disattenzione del personale sono la strada principale attraverso cui gli attaccanti riescono ad accedere al sistema informativo aziendale, molto più che attraverso vulnerabilità tecniche. La capacità degli utenti di comportarsi in modo sicuro e la formazione del personale tecnico sulle buone pratiche di sicurezza nella gestione del sistema informativo, sono quindi essenziali.

Perdita di dati e come comportarsi

Anche con la migliore gestione della sicurezza però, gli incidenti avvengono.

Come reagire?

L’azienda dovrà valutare se ripristinare sistemi e servizi o se invece non sarà più opportuno contenere l’incidente e raccogliere al contempo informazioni sull’attacco, attraverso quali canali è stato praticato e quali altre parti del sistema informativo sono state coinvolte, in modo da eliminare le vulnerabilità e migliorare la gestione della sicurezza.

Per gli incidenti più gravi, se definito, può anche scattare il piano di continuità operativa aziendale, in particolare le attività di disaster recovery che si occupano specificamente del ripristino dell’operatività del sistema informativo, sistema nervoso dell’azienda senza il quale questa non può funzionare a lungo.

La gestione della sicurezza, come si evince, richiede un impegno sia da parte delle piccole che delle grandi aziende che dovranno assegnare risorse coerenti con le esigenze aziendali.

Esigenze che finalmente le aziende cominciano a comprendere, investendo anche nei professionisti della cyber security, figure oggi molto ricercate.

26 Gennaio 2021

I dieci consigli per l’igiene cibernetica per le PMI in tempo di pandemia

Tratto da www.enisa.europa.eu
 

ENISA l’Agenzia europea per la sicurezza informatica pubblica dieci suggerimenti per l’igiene informatica a supporto delle PMI nella protezione dei loro beni virtuali dagli attacchi informatici, durante la pandemia di COVID-19.

Le crisi come l’attuale pandemia di COVID-19 hanno un grave impatto sulla società e sull’economia europea, nonché internazionale. Le piccole e medie imprese (PMI) affrontano spesso periodi difficili. Sfortunatamente, i criminali informatici spesso vedono tali crisi come opportunità. Gli attacchi di phishing e ransomware sono in aumento.

Le PMI si trovano anche di fronte a una nuova realtà in cui i dipendenti lavorano di più da casa. In questo modo diventano ancora più dipendenti dall’Information Technology (IT) di prima. Inutile dire che proteggere queste risorse virtuali è della massima importanza per quasi tutte le PMI. 

Secondo l’ENISA, i dieci principali argomenti relativi all’igiene informatica che le PMI dovrebbero affrontare, possibilmente esternalizzando ove necessario, sono presentati di seguito:

  • Management buy-in. È importante che la direzione veda l’importanza della sicurezza informatica per l’organizzazione e che sia regolarmente informata.
  • Valutazione del rischio. La valutazione preliminare dello stato di sicurezza in azienda identifica e stabilisce le priorità: quali risorse proteggere prima di altre e da quali minacce?
  • Politica di cyber security. Predisporre le politiche necessarie per gestire la sicurezza informatica e nominare qualcuno, ad esempio un responsabile della sicurezza delle informazioni (ISO), responsabile della supervisione dell’attuazione di tali politiche.
  • Consapevolezza. I dipendenti devono comprendere i rischi e devono essere informati su come comportarsi online. Le persone tendono a dimenticare queste cose piuttosto rapidamente, quindi ripeterle ogni tanto può essere prezioso.
  • Aggiornamenti. Effettuare sempre tutti gli aggiornamenti consigliati in ogni server, workstation, smartphone, magari tramite processi automatizzati e di test.
  • Backup. Prima di eseguire questi aggiornamenti, è fondamentale disporre di buoni backup. Eseguire spesso il backup dei dati più importanti mette l’azienda al riparo dai costi di ripristino che potrebbero seguire ad un attacco ransomware. Si consiglia di conservare dei backup offline, controllare periodicamente il loro stato e duplicarli per una maggiore sicurezza.
  • Gestione degli accessi. Predisporre regole / politiche per la gestione degli accessi e applicarle. Assicurarsi che le password predefinite vengano modificate, ad esempio, che le password non vengano condivise, ecc.
  • Protezione endpoint. Proteggere gli endpoint, prima di tutto installando un software antivirus.
  • Accesso remoto sicuro. Limitare il più possibile l’accesso remoto e dove assolutamente necessario, abilitarlo ma in modo sicuro. Assicurarsi che la comunicazione sia crittografata correttamente.
  • Piano di gestione degli incidenti (Recovery). Predisporre un piano dettagliato su come gestire un incidente quando si verifica. Quali scenari potrebbero verificarsi e quali soggetti contattare?

29 Ottobre 2020

Attenzione al ransomware. Il programma che prende “in ostaggio” il tuo dispositivo

Il Garante della Privacy - Gdpr - Reg. UE 679/2016
 
Tratto da www.garanteprivacy.it
 

L’emergenza sanitaria da Covid2019 – che porta molte più persone e per molto più tempo ad essere connesse online e ad utilizzare dispositivi digitali – sembra essere affiancata da un pericoloso “contagio digitale”, alimentato da malintenzionati che diffondono software “malevoli” per varie finalità illecite. Una delle attività più diffuse e dannose è attualmente il cosiddetto ransomware.

  1. Cos’e’ il ransomware?

Il ransomware è un programma informatico dannoso (“malevolo”) che può “infettare” un dispositivo digitale (PC, tablet, smartphone, smart TV), bloccando l’accesso a tutti o ad alcuni dei suoi contenuti (foto, video, file, ecc.) per poi chiedere un riscatto (in inglese, “ransom”) da pagare per “liberarli”.

La richiesta di pagamento, con le relative istruzioni, compare di solito in una finestra che si apre automaticamente sullo schermo del dispositivo infettato. All’utente viene minacciosamente comunicato che ha poche ore o pochi giorni per effettuare il versamento del riscatto, altrimenti il blocco dei contenuti diventerà definitivo.

Ci sono due tipi principali di ransomware:

  • i cryptor (che criptano i file contenuti nel dispositivo rendendoli inaccessibili);
  • i blocker (che bloccano l’accesso al dispositivo infettato).
  1. Come si diffonde?

Anche se in alcuni casi (non molto frequenti) il ransomware può essere installato sul dispositivo tramite sofisticate forme di attacco informatico (es: controllo da remoto), questo tipo di software malevoli si diffonde soprattutto attraverso comunicazioni ricevute via e-mail, sms o sistemi di messaggistica che:

  • sembrano apparentemente provenire da soggetti conosciuti e affidabili (ad esempio, corrieri espressi, gestori di servizi, operatori telefonici, pubbliche amministrazioni, ecc.), oppure da persone fidate (colleghi di lavoro, conoscenti);
  • contengono allegati da aprire (spesso “con urgenza”), oppure link e banner da cliccare (per verificare informazioni o ricevere importanti avvisi), ovviamente collegati a software malevoli.

In altri casi, il ransomware può essere scaricato sul dispositivo quando l’utente:

  • clicca link o banner pubblicitari su siti web (un canale molto usato è rappresentato dai siti per adulti) o social network;
  • naviga su siti web creati ad hoc o “compromessi” da hacker per diventare veicolo del contagio ransomware.

Il ransomware può essere diffuso da malintenzionati anche attraverso software e app (giochi, utilità per il PC, persino falsi anti-virus), offerti gratuitamente per invogliare gli utenti al download e infettare così i loro dispositivi.

E’ bene ricordare che ogni dispositivo “infettato” ne può “contagiare” altri. Il ransomware può diffondersi sfruttando, ad esempio, le sincronizzazioni tra dispositivi, i sistemi di condivisione in cloud, oppure può impossessarsi della rubrica dei contatti e utilizzarla per spedire automaticamente ad altre persone messaggi contenenti link e allegati che diventano veicolo del ransomware.

  1. Come difendersi?

La prima e più importante forma di difesa è la prudenza. Occorre evitare di aprire messaggi provenienti da soggetti sconosciuti o con i quali non si hanno rapporti (ad es. un operatore telefonico di cui non si è cliente, un corriere espresso da cui non si aspettano consegne, ecc.) e, in ogni caso, se si hanno dubbi, non si deve cliccare su link o banner sospetti e non si devono aprire allegati di cui si ognora il contenuto.

Anche se i messaggi provengono da soggetti a noi noti, è comunque bene adottare alcune piccole accortezze. Ad esempio:

– non aprire mai allegati con estensioni “strane” (ad esempio, allegati con estensione “.exe” sono a rischio, perché potrebbero installare applicazioni di qualche tipo nel dispositivo);

– non scaricare software da siti sospetti (ad esempio, quelli che offrono gratuitamente prodotti che invece di solito sono a pagamento);

scaricare preferibilmente app e programmi da market ufficiali, i cui gestori effettuano controlli sui prodotti e dove è eventualmente possibile leggere i commenti di altri utenti che contengono avvisi sui potenziali rischi;

– se si usa un pc, si può passare la freccia del mouse su eventuali link o banner pubblicitari ricevuti via e-mail o presenti su siti web senza aprirli (così, in basso nella finestra del browser, si può vedere l’anteprima del link da aprire e verificare se corrisponde al link che si vede scritto nel messaggio: in caso non corrispondano, c’è ovviamente un rischio).

E’ inoltre utile:

  • installare su tutti i dispositivi un antivirus con estensioni anti-malware;
  • mantenere costantemente aggiornati il sistema operativo oltre che i software e le app che vengono utilizzati più spesso;
  • utilizzare dei sistemi di backup che salvino (anche in maniera automatica) una copia dei dati (sono disponibili soluzioni anche libere e gratuite per tutti i sistemi operativi). Con un corretto backup, in caso di necessità, si potranno così ripristinare i dati contenuti nel dispositivo, quantomeno fino all’ultimo salvataggio.
  1. Come liberarsi dal ransomware?

Pagare il riscatto è solo apparentemente la soluzione più facile. Oltre al danno economico, si corre infatti il rischio di non ricevere i codici di sblocco, o addirittura di finire in “liste di pagatori” potenzialmente soggetti a periodici attacchi ransomware.

La soluzione consigliata è quella di rivolgersi a tecnici specializzati capaci di sbloccare il dispositivo.

Un’alternativa efficace è quella di formattare il dispositivo: ma in questo caso, oltre ad eliminare il malware, si perdono tutti i dati in esso contenuti. Per questo è fondamentale (come suggerito) effettuare backup periodici dei contenuti (che è sempre una buona prassi) in modo da non perderli in caso di incidenti (es: danneggiamento del dispositivo, ecc.) o attacchi informatici che necessitano di interventi di ripristino.

E’ sempre consigliabile segnalare o denunciare l’attacco ransomware alla Polizia postale (https://www.commissariatodips.it), anche per aiutare a prevenire ulteriori illeciti.

È possibile, inoltre, rivolgersi al Garante nel caso si voglia segnalare una eventuale violazione in materia di dati personali (furto di identità, sottrazione di dati personali, furto di contenuti, ecc.), seguendo le indicazioni della pagina https://www.garanteprivacy.it/home/diritti/come-agire-per-tutelare-i-tuoi-dati-personali.

26 Ottobre 2020