Bitdefender ha pubblicato una nuova ricerca su una crescente truffa finanziaria che utilizza una versione fake di ChatGPT.
La campagna inizia con un’email di phishing che indirizza le vittime a una versione fake di ChatGPT. Il sito offre allettanti opportunità finanziarie utilizzando l’intelligenza artificiale per analizzare i mercati e consigliare azioni a fronte di un investimento minimo di 250 euro.
L’oggetto della email include frasi come per esempio:
– ChatGPT: Il nuovo bot AI fa impazzire tutti
– Il nuovo ChatGPT chatbot sta facendo impazzire tutti – ma molto presto sarà uno strumento comune come Google
– Perché tutti sono nel panico per il bot ChatGPT?
Il “chatbot” della falsa piattaforma inizia con una breve introduzione al suo ruolo di analisi dei mercati finanziari che può consentire a chiunque di diventare un investitore di successo. I ricercatori di Bitdefender hanno accettato di stare al gioco e hanno permesso alla chatbot di aiutarli ad arricchirsi: hanno così chattato con l’intelligenza artificiale (che poteva selezionare solo risposte predefinite) e hanno scoperto che la campagna è abbinata a un call center in cui operatori reali convincono le vittime a creare un conto (per iniziare a investire) fornendo informazioni personali e finanziarie come il numero di carta di credito.
La campagna al momento è attiva maggiormente in Danimarca, Germania, Australia, Irlanda e Paesi Bassi, ma Bitdefender consiglia agli utenti di tutto il mondo di stare all’erta, poiché la campagna sembra stia crescendo a livello globale.
L’intero articolo, con link a immagini e ricerca completa, pubblicato sul sito Bitdefender, è disponibilequi
L’Unione Europea alza l’asticella: con la direttiva NIS2, le aziende incluse nell’area dei servizi critici aumenteranno considerevolmente di numero e allo stesso tempo i requisiti di sicurezza informatica si faranno più stringenti. Le aziende devono prepararsi subito alla transizione: la tecnologia open source può aiutare a raggiungere gli obiettivi di cybersecurity.
Fra i rischi che le aziende corrono, quello di un attacco informatico e di una conseguente interruzione dell’attività è fra i più impattanti al mondo. In risposta al crescente numero di attacchi, l’Unione Europea ha rafforzato i requisiti normativi per la sicurezza informatica e ha adottato la direttiva NIS2 a dicembre 2022.
Gli Stati membri sono obbligati a convertire la direttiva in legge entro ottobre 2024: un tempo che le aziende dovrebbero sfruttare per allinearsi ai numerosi requisiti stringenti della direttiva.
La sicurezza informatica come priorità assoluta
L’obiettivo di creare le basi per una maggiore sicurezza informatica si basa su una serie di misure tecniche: la NIS2 richiede ad esempio, come misure minime la crittografia di dati e informazioni, la gestione delle vulnerabilità e un controllo sistematico degli accessi.
Non è tuttavia comunque sufficiente per raggiungere un livello di sicurezza adeguato, poiché anche metodologie e strumenti di attacco stanno diventando sempre più sofisticati. Il chatbot ChatGPT, per esempio, è in grado di comporre testi che non differiscono quasi per nulla da quelli scritti da un essere umano e questo rende ancora più difficile rilevare le e-mail di phishing con un allegato infetto da malware.
È importante perciò monitorare costantemente il traffico per individuare qualsiasi evento che si discosti dalla condizione di normalità. Se un attacco è riuscito a superare il firewall, il sistema di rilevamento delle intrusioni (IDS) può segnalare eventuali irregolarità, come un maggiore trasferimento di dati, mentre il sistema di prevenzione delle intrusioni (IPS) può bloccare l’attacco. Anche la Deep Packet Inspection (DPI) sta acquisendo sempre più importanza: questo strumento analizza i pacchetti di dati inviati in rete, fino al livello dell’utente, per individuare e classificare protocolli e applicazioni.
Oltre ai provvedimenti tecnici, diventeranno obbligatorie tutta una serie di misure organizzative: innanzitutto predisporre una gestione del rischio cyber, predisporre piani di emergenza e formare regolarmente i propri dipendenti in materia di sicurezza informatica. Ciò significa che il management non potrà più assegnare la responsabilità della cybersecurity esclusivamente al reparto IT, ma sarà chiamato a risponderne in prima persona.
Un altro fattore che sta diventando chiave nell’analisi e nella prevenzione del rischio è la supply chain: un attacco anche grave in termini di conseguenze può passare attraverso i fornitori o i sistemi di altre aziende. In questo contesto, le certificazioni che attestino l’affidabilità di sistemi e componenti, saranno particolarmente rilevanti e per questa ragione l’UE ha invitato gli Stati membri a definire standard industriali adeguati per la certificazione.
I vantaggi della tecnologia open source
La tecnologia open source consente di utilizzare standard di comunicazione aperti e offre quindi una buona soluzione per il collegamento in rete e la protezione di infrastrutture eterogenee. Ciò offre alle aziende la flessibilità necessaria anche per accogliere innovazioni future, senza dipendere da un singolo produttore o provider.
Inoltre, la NIS2 afferma che: “Le politiche che promuovono l’introduzione e l’uso sostenibile di strumenti di cybersecurity open-source sono di particolare importanza per le piccole e medie imprese che devono affrontare costi significativi per l’implementazione, riducendo al minimo la necessità di applicazioni o strumenti specifici“.
Sanzioni severe
Eventuali violazioni delle linee guida e degli obblighi di rendicontazione, sono soggette a severe sanzioni. In caso di mancato adeguamento, le sanzioni previste arrivano fino a 10 milioni di euro o al 2% del fatturato globale. Questo dato ci dice l’UE attribuisce alla sicurezza informatica la stessa importanza che attribuisce alla protezione dei dati.
Nonostante le sanzioni severe e gli obblighi estesi, la NIS2 rappresenta nel complesso un deciso passo in avanti: se le aziende metteranno effettivamente al centro la sicurezza informatica, sarà possibile contenere le minacce che arrivano dalla rete, e, in ultima analisi, saranno le stesse aziende a trarne vantaggio.
L’intero articolo, pubblicato sul sito endian, è disponibile qui
il monitoraggio degli incidenti a livello nazionale;
l’emissione di preallarmi, allerte, annunci e divulgazione di informazioni alle parti interessate in merito a rischi e incidenti;
l’intervento in caso di incidente;
l’analisi dinamica dei rischi e degli incidenti;
la sensibilizzazione situazionale;
la partecipazione alla rete dei CSIRT.
Tratto da www.csirt.gov.it:
Sintesi
Rilevato il massiccio sfruttamento attivo in rete della vulnerabilità CVE-2021–21974 – già sanata dal vendor nel febbraio 2021 – presente nei prodotti VMware ESXi.
Rischio
Stima d’impatto della vulnerabilità sulla comunità di riferimento: ALTO/ARANCIONE (70,25/100)1.
Descrizione
È stato recentemente rilevato lo sfruttamento massivo, ai fini del rilascio di ransomware, della vulnerabilità CVE-2021–21974 trattata da questo CSIRT nell’alert AL03/210224/CSIRT-ITA. Sulla relativa campagna il Computer Emergency Response Team Francese (CERT-FR) ha pubblicato un security advisory, disponibile nella sezione riferimenti, in cui si evidenziano i relativi dettagli.
Dalle analisi effettuate la campagna risulta indirizzata anche verso soggetti nazionali.
Qualora sfruttata, tale vulnerabilità, con score CVSS v3 pari a 8.8, di tipo “heap buffer overflow” e relativa alla componente OpenSLP – con riferimento ai prodotti VMware ESXi e Cloud Foundation (ESXi) – potrebbe consentire l’esecuzione di comandi arbitrari (RCE) sui dispositivi target.
Per eventuali ulteriori approfondimenti si consiglia di consultare il security advisory, disponibile nella sezione Riferimenti.
Prodotti e versioni affette
VMware ESXi 6.5
VMware ESXi 6.7
VMware ESXi 7.0
VMware Cloud Foundation (ESXi) 3.x
VMware Cloud Foundation (ESXi) 4.x
Azioni di Mitigazione
Ove non già provveduto, si raccomanda di aggiornare i prodotti vulnerabili seguendo le indicazioni del bollettino di sicurezza riportato nella sezione Riferimenti.
1La presente stima è effettuata tenendo conto di diversi parametri, tra i quali: CVSS, disponibilità di patch/workaround e PoC, diffusione dei software/dispositivi interessati nella comunità di riferimento.
Il Garante lancia una scheda informativa che illustra, in modo dettagliato, caratteristiche, differenze e modalità di impiego degli strumenti di tutela a disposizione dell’interessato previsti dalla normativa in materia di protezione dei dati personali: la segnalazione e il reclamo.
L’iniziativa fa parte di un più ampio progetto dell’Autorità, che punta ad offrire strumenti per comprendere facilmente quali diritti sono riconosciuti alle persone in materia di protezione dei dati personali e illustrano le modalità per un concreto esercizio di tali diritti.
Faro del Garante sui sistemi di videosorveglianza intelligente.
L’Autorità ha aperto un’istruttoria nei confronti del Comune di Lecce, che ha annunciato l’avvio di un sistema che prevede l’impiego di tecnologie di riconoscimento facciale.
In base alla normativa europea e nazionale, ha ricordato l’Autorità, il trattamento di dati personali realizzato da soggetti pubblici, mediante dispositivi video, è generalmente ammesso se necessario per l’esecuzione di un compito di interesse pubblico o connesso all’esercizio di pubblici poteri.
Ma i Comuni, ha sottolineato il Garante, possono utilizzare impianti di videosorveglianza, solo a condizione che venga stipulato il cosiddetto “patto per la sicurezza urbana tra Sindaco e Prefettura”.
Inoltre, fino all’entrata in vigore di una specifica legge in materia, e comunque fino al 31 dicembre 2023, in Italia non sono consentiti l’installazione e l’uso di sistemi di riconoscimento facciale tramite dati biometrici, a meno che il trattamento non sia effettuato per indagini della magistratura o prevenzione e repressione dei reati. La moratoria nasce dall’esigenza di disciplinare requisiti di ammissibilità, condizioni e garanzie relative al riconoscimento facciale, nel rispetto del principio di proporzionalità.
Il Comune dovrà quindi fornire all’Autorità una descrizione dei sistemi adottati, le finalità e le basi giuridiche dei trattamenti, un elenco delle banche dati consultate dai dispositivi e la valutazione d’impatto sul trattamento dati, che il titolare è sempre tenuto ad effettuare nel caso di “sorveglianza sistematica su larga scala di una zona accessibile al pubblico”.
Sempre in materia di videosorveglianza, il Garante ha avviato un’istruttoria anche nei confronti del Comune di Arezzo, dove, secondo notizie di stampa, a partire dal 1° dicembre 2022 è prevista la sperimentazione di “super-occhiali infrarossi” (che rileverebbero le infrazioni dal numero di targa e, collegandosi ad alcune banche dati nazionali, sarebbero in grado di verificare la validità dei documenti del guidatore).
L’Autorità ha messo in guardia dall’uso di dispositivi video che possano comportare – anche indirettamente – un controllo a distanza sulle attività del lavoratore e ha invitato al rispetto delle garanzie previste dalla disciplina privacy e dallo Statuto dei lavoratori.
Anche il Comune di Arezzo dovrà fornire copia dell’informativa che sarà resa agli interessati, sia cittadini a cui si riferiscono i veicoli e sia personale che indosserà i dispositivi, e la valutazione d’impatto sul trattamento dei dati che li riguarda.