Veeam Data Platform v13.1 è ora disponibile

La nuova release rafforza il Data and AI Trust ampliando il supporto alle piattaforme, potenziando il rilevamento delle minacce prima del ripristino e la protezione delle applicazioni enterprise, per garantire il recupero di dati affidabili negli ambienti ibridi

Veeam Software, la Data and AI Trust Company, ha annunciato oggi la disponibilità generale di Veeam Data Platform v13.1, una nuova release che innalza lo standard del settore per la resilienza dei dati, combinando l’innovazione della piattaforma con la scalabilità enterprise. La nuova versione amplia le possibilità di scelta dei clienti con il supporto a sei nuove piattaforme hypervisor, estende la scansione malware ai sistemi NAS, potenzia il rilevamento delle minacce nel cloud e introduce una protezione più avanzata per le applicazioni enterprise EPIC EHR, Db2 per Windows e Oracle, aiutando le organizzazioni a garantire la continuità operativa anche in caso di interruzioni e a ripristinare i dati da punti di ripristino affidabili.

Veeam Data Platform v13.1: le novità

  • Supporto a sei nuove piattaforme hypervisor: Veeam Data Platform amplia il supporto agli hypervisor con l’integrazione nativa di sei nuove piattaforme: Red Hat OpenShift Virtualization, Sangfor aSV, XCP-ng, Citrix XenServer, VergeIO e Platform9. Il numero complessivo degli hypervisor supportati sale così a 14, con ulteriori integrazioni in arrivo tramite la Universal Hypervisor API, aiutando i clienti a proteggere le nuove piattaforme fin dal primo giorno e a rispondere rapidamente alle iniziative di modernizzazione e all’aumento dei costi di VMware.
  • Protezione delle applicazioni enterprise su larga scala, senza strumenti dedicati: Veeam Data Platform rafforza la protezione dei workload enterprise grazie a un supporto specifico per EPIC EHR, Db2 su Windows e Oracle con incremental merge, oltre all’Application Backup Repository per le applicazioni personalizzate. Le organizzazioni possono consolidare i workload mission-critical su un’unica piattaforma, riducendo la proliferazione di strumenti dedicati e beneficiando di controlli di sicurezza, reporting e orchestrazione del ripristino unificati nei settori sanitario, finanziario e in molti altri.
  • Rilevamento e risposta alle minacce estesi ai principali ambienti che ospitano i dati: Veeam Data Platform v13.1 rafforza la preparazione al ripristino con funzionalità di sicurezza avanzate, tra cui la scansione malware per i sistemi NAS, il rilevamento esteso delle minacce nel cloud per Azure, Active Directory Forest Recovery per accelerare il ripristino delle identità dopo un incidente informatico, l’allineamento della crittografia post-quantum agli standard NIST e il supporto FIPS per ambienti ibridi. Grazie al rilevamento delle minacce prima del ripristino, i team possono verificare i punti di ripristino e recuperare dati affidabili e privi di malware.
  • Storage e conservazione dei dati più efficienti grazie ai miglioramenti per i NAS: Veeam Data Platform v13.1 introduce nuove funzionalità per i sistemi NAS che ottimizzano la conservazione a lungo termine trasferendo direttamente i dati su AWS S3 Glacier, Azure Archive e altri sistemi di archiviazione, contribuendo a ridurre l’occupazione dello storage senza compromettere la conformità normativa e l’affidabilità del ripristino.

Veeam Data Platform v13.1 è disponibile da oggi. Il plug-in per Red Hat OpenShift Virtualization sarà disponibile nel corso del terzo trimestre.

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Tratto da www.lineaedp.it

Autore: Redazione LineaEDP – 30/07/2026

6 Agosto 2026

Backup e Data Protection: Veeam celebra dieci anni da Leader secondo Gartner

Veeam Software, la Data and AI Trust Company, è stata posizionata da Gartner nel Quadrante dei Leader del Gartner Magic Quadrant 2026 per le piattaforme di Backup & Data Protection. Si tratta della decima volta consecutiva che Veeam viene nominata Leader. Per la settima volta consecutiva, inoltre, Veeam è stata posizionata al primo posto per la Ability to Execute.

Veeam offre un livello unificato di fiducia (trust layer) che collega dati, identità, accessi e resilienza, consentendo alle aziende di operare in sicurezza nell’era degli agenti AI, in cui la sicurezza parte dai dati. Questa fiducia è fondamentale e combina resilienza operativa e resilienza cyber con la capacità di comprendere, proteggere e governare i dati sia negli ambienti di produzione sia in quelli di backup, consentendo alle organizzazioni di ridurre il rischio e ripristinare con fiducia ciò che conta di più.

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Tratto da www.lineaedp.it

Autore: Redazione LineaEDP – 01/07/2026

2 Luglio 2026

Cosa c’è di nuovo in Veeam Recovery Orchestrator 7.2?

Nel 2025 le imprese dovranno affrontare sfide sempre più impegnative per soddisfare i nuovi requisiti normativi e mantenere la conformità. Quest’anno segna la piena implementazione del Digital Operational Resilience Act (DORA) per i paesi che fanno parte dell’Unione Europea (UE), che richiede alle istituzioni finanziarie e ad alcuni provider di servizi di terze parti di dimostrare la loro capacità di resistere, rispondere e ripristinare da varie interruzioni e minacce informatiche. Nel frattempo, negli Stati Uniti, la Cybersecurity, and Infrastructure Security Agency (CISA) sta finalizzando le normative obbligatorie sulla segnalazione degli attacchi informatici per quelle organizzazioni che rientrano nella categoria delle infrastrutture critiche come definito dal Cyber Incident Reporting for Critical Infrastructure Act (CIRCIA).

Queste normative in evoluzione derivano dal crescente volume e dalla sofisticazione delle minacce informatiche, che continuano a mettere sotto pressione le aziende. Per rimanere all’avanguardia, le organizzazioni devono dare la priorità a test regolari, documentazione approfondita e aggiornamenti continui dei loro piani di risposta agli incidenti, garantendo di rimanere resilienti e conformi in un panorama normativo sempre più complesso. Fortunatamente, Veeam Data Platform può aiutare le organizzazioni di tutte le dimensioni a soddisfare queste esigenze e, con gli ultimi aggiornamenti resi disponibili in Veeam Recovery Orchestrator 7.2, creare documentazione e orchestrare i piani di ripristino informatico non è mai stato così facile.

Nell’ultima release, la portabilità dei dati è stata un obiettivo chiave con l’aggiunta del supporto per più origini e destinazioni per i piani di ripristino. Ad esempio, le organizzazioni che desiderano ripristinare o migrare i propri dati da vSphere a un’altra posizione ora possono eseguire il ripristino su VMware, Microsoft Azure o Microsoft Hyper-V.

Per ulteriori informazioni sulle soluzioni Veeam: dircom@argonavis.it

1 Aprile 2025

Piano di risposta al ransomware in 6 passaggi – Seconda parte

Fase 3: Comunicazione e reportistica

Segnalare l’incidente e comunicare in modo trasparente l’accaduto con le parti interessate. Comunicazioni tempestive contribuiranno a mitigare le conseguenze a lungo termine, come la perdita di credibilità e i danni punitivi.

Le azioni da intraprendere includono:

Comunicare internamente: Informare immediatamente tutti i dipendenti e i reparti interessati e comunicare loro le misure adottate per contenere l’incidente. Emanare periodicamente aggiornamenti.

Informare le autorità competenti: Riportare l’incidente alle forze dell’ordine locali o nazionali come richiesto dalle ordinanze locali. Assicurarsi di soddisfare tutti gli obblighi legali relativi a specifiche normative sulla privacy e sulla protezione dei dati.

Comunicare con l’esterno: Informare i clienti e i partner commerciali dell’incidente e rilasciare informazioni appropriate sull’entità del danno. Notare che è normale che i criminali minaccino di diffondere informazioni riservate per costringere le vittime a pagare il riscatto.

Essere trasparenti: Se da un lato è naturale che le aziende vogliano nascondere informazioni dannose, dall’altro le notizie di attacchi informatici sono inevitabili. La trasparenza riduce al minimo i danni alla reputazione, aiuta gli investigatori e offre alle parti interessate l’opportunità di adottare misure per proteggere i dati sensibili.

Fase 4: Strategie di contenimento

Prima di intraprendere azioni per sradicare il ransomware dal sistema, acquisire le immagini del sistema e il contenuto della memoria volatile di tutti i dispositivi infetti. Queste informazioni sono utili durante le indagini forensi per determinare cosa è successo e in che modo i sistemi sono stati compromessi. È fondamentale preservare le informazioni volatili memorizzate nella memoria di sistema, nei registri di sicurezza e nei buffer di registro del firewall.

Rivolgersi alle forze dell’ordine, all’agenzia di cybersecurity nazionale e al fornitore di servizi di sicurezza per identificare se i ricercatori hanno sviluppato strumenti di decrittazione o identificato difetti di crittografia utilizzabili per decrittografare i dati. Queste risorse possono anche fornire informazioni aggiuntive sui passaggi per identificare i sistemi interessati e su come disattivare i file binari del ransomware.

Altri passaggi includono:

  • Identificazione dei sistemi coinvolti
  • Disabilitazione degli endpoint VPN, basati sul cloud ed esposti pubblicamente
  • Disattivazione della crittografia dei dati lato server
  • Identificazione dei meccanismi di persistenza interni ed esterni.

Fase 5: Strategie di eradicazione

L’obiettivo principale della strategia di estirpazione è la rimozione di tutte le tracce di ransomware e malware dai sistemi (questione distinta dai dati). Sebbene a volte sia possibile disinfettare i sistemi, in genere è più semplice e sicuro cancellarli e ricostruirli da zero utilizzando modelli e immagini pulite.

I passaggi includono:

  • Pulire o sanificare tutti i sistemi infetti
  • Ricostruire i sistemi aziendali, a partire da quelli critici
  • Reimpostare tutte le password
  • Gestire e bloccare le vulnerabilità, i siti Web e il malware identificati.

Una volta eliminate tutte le tracce del ransomware e ricostruiti i sistemi, occorre far emanare una dichiarazione dall’autorità IT designata per confermare che l’incidente ransomware è terminato.

Fase 6: Rispristino e restauro

A questo punto, è possibile ripristinare i dati e tornare al lavoro. È anche il momento in cui si beneficerà della lungimiranza che ha portato a utilizzare soluzioni innovative per ripristinare rapidamente dagli attacchi ransomware. Veeam offre diverse soluzioni, tra cui una replica di backup per creare una macchina virtuale attivabile e utilizzabile rapidamente.

Le fasi del ripristino e del restauro includono:

  • Usare backup sicuri per ripristinare i sistemi
  • Assicurarsi che i backup siano puliti, in modo da non reinfettare i sistemi puliti durante il ripristino
  • Implementare le lezioni apprese dall’attacco per rafforzare le misure di sicurezza
  • Implementare soluzioni di monitoraggio continuo del ransomware
  • Completare una valutazione post-incidente.

Best practice per la risposta agli incidenti ransomware

L’incidenza degli attacchi ransomware è tale da giustificare la loro inclusione nella stessa categoria degli altri piani di gestione della continuità aziendale. Questi includono strategie per affrontare incidenti gravi, disastri naturali e disaster recovery.

Il punto di partenza per un piano di risposta agli incidenti ransomware è un piano di ripristino accuratamente studiato e documentato. In genere, questo piano include tutte le parti interessate, una chiara dichiarazione degli obiettivi di ripristino e delle strategie di comunicazione. Il piano identifica i responsabili e definisce chiaramente le azioni da intraprendere in caso di attacco ransomware.

Ecco alcuni aspetti da considerare:

Team di risposta: Identificare tutti i membri del team di risposta, le loro responsabilità e funzioni. Nominare un leader designato responsabile del coordinamento delle attività.

Inventario: Compilare un elenco completo di tutte le risorse hardware e software fisiche e cloud, insieme ai diagrammi di come queste si interconnettono, comprese le funzionalità speciali come VPN, cloud privati virtuali, WAN e API.

Funzioni critiche: Elencare e assegnare priorità a funzioni aziendali critiche, applicazioni, set di dati e backup.

Elenco dei contatti di emergenza: Includere tutti i dipendenti, i provider di servizi, i fornitori e i clienti che potrebbero essere interessati da un incidente ransomware.

Formazione: Formare i membri del team sui loro ruoli e responsabilità e simulare un incidente con un Kit di Prevenzione Ransomware per assicurarsi che tutti abbiano familiarità e si sentano a proprio agio nel proprio ruolo.

Piano d’azione per il ransomware: Preparare un piano d’azione dettagliato di risposta al ransomware.

Lezioni apprese: Documentare le lezioni apprese durante le simulazioni di addestramento e gli attacchi reali.

La formalizzazione e l’adozione di queste best practice per la protezione dal ransomware aiuteranno l’organizzazione a rispondere in modo rapido ed efficace in caso di attacco e garantiranno di disporre di backup puliti per ripristinare e riconnettere i servizi.

Inizia con Veeam

Sebbene sia sempre possibile ricreare le strutture IT, un’azienda non può sopravvivere a un attacco ransomware se non può accedere a dati puliti. La soluzione di backup online di Veeam risolve questo problema. Veeam offre un’unica soluzione che dà il controllo totale sul ripristino con immutabilità multi-livello, monitoraggio completo e automazione. Veeam funziona con le comuni soluzioni basate sul cloud e con le soluzioni on-premises per Windows, Linux e Mac.

Per informazioni sulle soluzioni Veeam: dircom@argonavis.it

7 Febbraio 2025

Piano di risposta al ransomware in 6 passaggi – Prima parte

Il ransomware è un software dannoso che crittografa i file, impedendo agli utenti di accedere o utilizzare i sistemi informatici. Solitamente accompagnato da una richiesta di riscatto, un attacco ransomware paralizza i computer, i server e i file infetti. Gli attacchi sono comuni: il Report globale sulle tendenze nel ransomware 2023 di Veeam ha rivelato che nei 12 mesi precedenti, l’85% delle organizzazioni ha subìto almeno un attacco informatico. Sebbene l’80% abbia pagato il riscatto, solo il 75% è tornato ad accedere ai propri dati e, in media, ha recuperato solo il 66% dei dati. In particolare, gli hacker hanno preso di mira i repository di backup il 75% delle volte.

D’altro canto, il 16% delle organizzazioni attaccate ha ripristinato i propri dati senza pagare un riscatto. Queste organizzazioni disponevano di backup puliti, immutabili e affidabili e di una strategia di risposta al ransomware integrata che ha funzionato come previsto. Il punto è che è possibile ripristinare da un attacco ransomware se si dispone di un solido piano per gestire gli attacchi ransomware.

Componenti chiave di un piano di risposta al ransomware

Dal momento che gli attacchi sono così comuni, è essenziale sapere come ripristinare rapidamente da un attacco ransomware. Gli aspetti critici del piano di ripristino da ransomware dovrebbero includere sistemi di rafforzamento della protezione, rigorose misure di prevenzione, rilevamento e risposta al ransomware, misure di ripristino e restauro e piani per informare le autorità competenti e le parti interessate. Condurre sempre un’analisi post-incidente per prevenire attacchi futuri.

Fase 1: Misure preventive

È possibile adottare diverse misure per prevenire e mitigare gli attacchi ransomware. Queste includono la formazione dei dipendenti, la valutazione dei rischi, il rafforzamento delle soluzioni hardware e software, la segmentazione della rete e la disponibilità di backup dei dati sicuri:

Istruire i dipendenti: I dipendenti sono la prima linea di difesa contro gli attacchi malware, quindi è necessario formarli a riconoscere gli attacchi, informarli sulle minacce ransomware e su come rilevare i segnali di sistemi compromessi.

Eseguire le valutazioni dei rischi: Utilizzare team di esperti per eseguire valutazioni del rischio e identificare i punti deboli nelle tue difese contro malware e ransomware.

Rafforzare le impostazioni delle porte e degli endpoint: Disabilitare le porte desktop remoto (RDP) inutilizzate e limitare RDP e altre porte del protocollo di accesso remoto agli host attendibili. Allo stesso modo, rafforzare gli endpoint con impostazioni di configurazione protette.

Segmentare le reti e applicare i controlli di accesso: Segmentare le reti utilizzando VPN e strumenti fisici. Tenere separate le parti della rete rivolte al cliente da quelle rivolte all’interno. Adottare il principio zero trust quando si concede l’accesso.

Implementare tutti gli aggiornamenti e le patch del software: Limitare il rischio di intrusione implementando meticolosamente aggiornamenti e patch di sicurezza.

Adottare policy di backup sicuro e ridondanza dei dati: Pianificare attentamente la strategia di backup, poiché rappresenta l’ultima linea di difesa. Eseguire i backup frequentemente, assicurarsi di avere copie immutabili che non possono essere modificate. Mantenere almeno un set di backup completamente offline. Verificare regolarmente l’integrità del backup.

Fase 2: Rilevamento e risposta

È fondamentale reagire prontamente a qualsiasi incidente ransomware. Con gli strumenti di monitoraggio adeguati, è spesso possibile interrompere un attacco mentre è in corso. A tale scopo, è necessario disporre di una copertura 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e di strumenti di rilevamento del ransomware online. In questo modo, si mitigano i danni e si possono pulire i sistemi più velocemente, come segue:

Determinare i sistemi interessati: Stabilire quali sistemi sono interessati e isolarli immediatamente dal resto della rete. Se l’attacco ha interessato diversi sistemi e non è possibile verificarne inizialmente la portata, disconnettere la rete. Se non si riesce a portare facilmente i sistemi offline, limitare la portata dell’infezione scollegando i cavi Ethernet e disabilitando il Wi-Fi.

Spegnere le apparecchiature: Se non è possibile scollegare i dispositivi dalla rete, spegnere le apparecchiature interessate. Notare che questo passaggio può rimuovere le prove conservate nella memoria volatile.

Valutare i sistemi interessati: Identificare i sistemi critici per l’organizzazione ed elencarli in ordine di importanza in termini di priorità dell’organizzazione.

Esaminare i registri: Esaminare i log di sistema per identificare precursori come malware dropper, attacchi precedenti e reti compromesse.

Determinare cosa è successo: Stabilire la sequenza degli eventi che hanno portato all’attacco e in che modo l’attaccante è stato in grado di penetrare nella rete.

Individuare la minaccia: Identificare il ransomware, la sua variante e qualsiasi altro malware presente nel sistema.

(continua…)

6 Febbraio 2025