Nasce l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN)

 
Tratto da www.zerounoweb.it
Autore: Paola Mangiapane – 16/06/2021
 
 

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il Decreto Legge, firmato da Mario Draghi, che istituisce l’Agenzia per la Cybersicurezza nazionale (ACN). Trecento super-esperti ne avvieranno le attività. In seguito altre 500 figure professionali iper-specializzate affiancheranno i pionieri, formando un esercito di 800 guerrieri al cyber crimine.

La notizia risale a pochissimi giorni fa (11 giugno), ma ha una potenza di fuoco straordinaria, sia dal punto di vista della difesa delle infrastrutture informatiche pubbliche e private, sia dalla prospettiva culturale e di governance. L’Italia si è adeguata così al recente “Regolamento sulla cybersicurezza” dell’Ue, individuando in tempi molto brevi il “centro nazionale di competenza” richiesto agli Stati membri.

L’ACN sarà un ente con “personalità giuridica di diritto pubblico”; il suo direttore – scelto dal premier per decreto, in accordo con il nuovo “Comitato interministeriale per la cyber sicurezza” (Cics) – sarà Roberto Baldoni fino ad oggi vicedirettore del Dis con delega alla cybersecurity, mentre il premier Mario Draghi avrà funzioni di “alto sorvegliante” sulla strategia nazionale di sicurezza cibernetica.

L’Agenzia avrà funzioni di difesa delle infrastrutture informatiche critiche del Paese e di coordinamento delle risorse del Recovery Fund dedicate alla cybersecurity.

 

18 Giugno 2021

Diverse app VPN hanno fatto trapelare i dati degli utenti

 

Tratto da Blog Kaspersky
Autore: Alexey Ferapontov – 17/03/2021
 
 
Una svista nella configurazione del server ha causato una fuga di dati dagli utenti di SuperVPN, GeckoVPN e ChatVPN. I dati sono ora è in vendita su un forum di cybercriminali
 

In vendita: database di informazioni relative a degli utenti rubati da tre app VPN per Android. Luogo: un popolare forum di cybercriminali (senza nome).

Secondo CyberNews, i tre database contengono i dati di 21 milioni di persone, trapelati da SuperVPN, GeckoVPN e ChatVPN. Al momento della stesura di questo articolo, SuperVPN aveva più di 100 milioni di download su Google Play, GeckoVPN più di un milione e ChatVPN più di 50.000.

I dati in vendita includono indirizzi e-mail e password (in funzione hash per i primi due servizi e in testo non formattato per ChatVPN), così come i nomi completi degli utenti e le informazioni sul paese e sui pagamenti. Uno dei database contiene anche numeri di serie dei dispositivi e gli ID. Gli indirizzi IP degli utenti non sono trapelati.

Inserzione su un forum di cybercriminali che offre i dati degli utenti di SuperVPN, GeckoVPN e ChatVPN. Fonte: Cybernews.com

Il fornitore ha ammesso di aver approfittato di un errore di configurazione che ha lasciato i server dei provider VPN accessibili utilizzando nomi utente e password di default.

Questa non è la prima apparizione di SuperVPN nei titoli dei giornali per le ragioni sbagliate. Nel luglio 2020, i ricercatori di VPNMentor hanno scoperto 1,2 TB di log trapelati da diversi provider VPN, tra cui SuperVPN. L’incidente attuale rappresenta la prima volta per le altre due app, GeckoVPN e ChatVPN, almeno, per quanto ne sappiamo noi o il pubblico. Un’altra fonte affidabile, Have I Been Pwned?, conferma l’incidente.

La rete privata virtuale è una tecnologia fondamentale per la navigazione sicura su Internet, ma non tutte le VPN sono ugualmente robuste.

22 Marzo 2021

Cyber security: la sicurezza aziendale che ti salva la vita!

Tratto da BitMAT
Autore: Redazione BitMAT – 19/01/2021
 

BITMAT - Cyber security la sicurezza aziendale che ti salva la vita

Con il termine cyber security si intende la protezione dei sistemi informatici (computer, reti di telecomunicazione, smartphone, ecc.) e delle informazioni digitali da attacchi interni e, soprattutto, esterni. Sinonimi di questo termine sono IT security, ICT security, sicurezza informatica e sicurezza delle informazioni.

I principali attacchi hacker

1. Attacchi brute force (forza bruta) e password sicure

Le misure di sicurezza sono utilizzate per ridurre i rischi, non per eliminarli. Per capire questo concetto, partiamo dalle password. I malintenzionati che quotidianamente provano ad attaccare i servizi sul web utilizzano programmi specializzati che provano migliaia di password al secondo, ventiquattr’ore su ventiquattro. Questo il motivo per cui la password dovrebbe essere complessa: idealmente dovrebbe essere composta da caratteri casuali, in modo da non dare nessun indizio all’attaccante su quale potrebbe essere la password. L’unico modo per indovinarla a questo punto sarebbe quello che si chiama attacco di forza bruta o brute force, che consiste semplicemente nel provare tutte le password fino a che non si trova quella giusta.

Per creare password sicure esiste una soluzione chiamata password manager. I password manager sono piccoli programmi installabili su pc o su smartphone, che permettono di generare password casuali senza alcuno sforzo, conservandole e proteggendole per noi con un’unica password. Dovendo accedere a un servizio, dal password manager copiamo la sua specifica password e la incolliamo nella pagina di autenticazione senza più bisogno di ricordarla. L’unica password che ci dovremo ricordare, e che dovrà essere veramente buona, sarà quella di accesso al password manager.

2. Attacchi di phishing

Attacco di phishing è il metodo usato dai malintenzionati per convincere gli utenti ad accedere a un sito esca/fasullo utilizzando le proprie credenziali. Il sito all’apparenza è uguale a quello originale, ma nella realtà è gestito dagli stessi malintenzionati.

Come proteggersi? Due sono le soluzioni: abbandonare la semplice password a favore di meccanismi di strong authentication e monitorare gli accessi per rilevare anomalie. I due meccanismi possono essere uniti per utilizzare la sola password quando si tratta di accessi “normali’ o di operazioni poco critiche, utilizzando invece l’autenticazione forte per accessi anomali od operazioni critiche.

La tecnologia però da sola non basta: fondamentale che gli utenti siano sensibili al problema.

3. Ransomware (Cryptolocker)

Attraverso gli stessi canali, e principalmente con la posta elettronica, può entrare in azienda il ransomware. Si tratta di malware che, una volta installatosi su di un computer aziendale, cifra i file di dati a cui hanno accesso, costringendo l’azienda a pagare un riscatto (ransom) per avere le chiavi di decifratura.

E’ proprio grazie al ransomware se il panorama della cyber security è cambiato. Diverse erano infatti le aziende, soprattutto medio-piccole, con la convinzione di non essere particolarmente vulnerabili e interessanti per gli attacchi da Internet.

Come proteggersi dal ransomware?

Sicuramente uno strumento fondamentale è l’antivirus, utile a prevenire le infezioni. Va anche detto che però da soli sono sempre meno efficaci poiché chi scrive i malware acquista gli antimalware e testa i propri prodotti fino a che non riescono a non essere rilevati. Solo a quel punto li diffondono mettendo in difficoltà i produttori di antivirus che necessitano poi di tempo per rilevare queste nuove varianti di malware e per istruire i propri prodotti a riconoscerli.

Fra le procedure per la protezione dei propri dati dal ransomware, è fondamentale il processo di backup che permette all’azienda di ripristinare i propri dati limitandone i danni. Nulla garantisce però all’azienda che, una volta pagato il riscatto, otterrà effettivamente la chiave efficace per decifrare i file; sempre più spesso accade che la chiave non venga inviata o che un difetto del malware non permetta il recupero dei file nonostante si sia ricevuta la chiave.

Cyber security: prevenzione e difesa

Primo step è la sponsorizzazione da parte dei manager aziendali di iniziative atte alla sicurezza, non riducendola a un mero problema del reparto IT. Si tratta di tutelare il patrimonio aziendale: la protezione non è rivolta ai pc ma a tutte le informazioni di valore  per l’azienda.

Di conseguenza, il primo passo è identificare e valutare i rischi principali.

Da cosa partire? Da due documenti fondamentali: la policy di sicurezza e il regolamento utente. La policy di sicurezza è un documento che definisce i principi fondamentali nella gestione della sicurezza in azienda, si dichiara il commitment dell’azienda verso la protezione del proprio patrimonio informativo e si identificano le figure chiave che hanno in carico la gestione della cyber security, dando quindi loro l’autorevolezza per stabilire regole nell’uso e nella gestione del sistema informativo, diversamente difficile da far valere verso il personale. Il regolamento utente, invece, chiarisce quali sono i corretti e legittimi usi del sistema informativo e quali i comportamenti che gli utenti (personale ma anche consulenti, fornitori ecc.) devono tenere nell’utilizzo del sistema informativo aziendale e delle risorse quali Internet, posta elettronica, ecc.

A questi due documenti fondamentali si possono affiancare altre policy e procedure (gestione dei backup, gestione degli incidenti, ecc.) che, a seconda delle caratteristiche dell’organizzazione, possono essere più o meno strutturate.

Un’attenzione particolare va ai fornitori esterni: affidare la sicurezza a un servizio non significa scaricare il problema al fornitore pensando che non ci riguardi più; le risorse che si vogliono proteggere continuano ad essere patrimonio e responsabilità dell’azienda, che quindi dovrà assicurarsi che il livello della sicurezza del fornitore si mantenga adeguato, prima di tutto attraverso impegni contrattuali adeguati, e poi mediante audit e reportistica.

Infine, come anticipato, sono fondamentali la formazione e la sensibilizzazione del personale. Il comportamento e la disattenzione del personale sono la strada principale attraverso cui gli attaccanti riescono ad accedere al sistema informativo aziendale, molto più che attraverso vulnerabilità tecniche. La capacità degli utenti di comportarsi in modo sicuro e la formazione del personale tecnico sulle buone pratiche di sicurezza nella gestione del sistema informativo, sono quindi essenziali.

Perdita di dati e come comportarsi

Anche con la migliore gestione della sicurezza però, gli incidenti avvengono.

Come reagire?

L’azienda dovrà valutare se ripristinare sistemi e servizi o se invece non sarà più opportuno contenere l’incidente e raccogliere al contempo informazioni sull’attacco, attraverso quali canali è stato praticato e quali altre parti del sistema informativo sono state coinvolte, in modo da eliminare le vulnerabilità e migliorare la gestione della sicurezza.

Per gli incidenti più gravi, se definito, può anche scattare il piano di continuità operativa aziendale, in particolare le attività di disaster recovery che si occupano specificamente del ripristino dell’operatività del sistema informativo, sistema nervoso dell’azienda senza il quale questa non può funzionare a lungo.

La gestione della sicurezza, come si evince, richiede un impegno sia da parte delle piccole che delle grandi aziende che dovranno assegnare risorse coerenti con le esigenze aziendali.

Esigenze che finalmente le aziende cominciano a comprendere, investendo anche nei professionisti della cyber security, figure oggi molto ricercate.

26 Gennaio 2021

Tool per decifrare il ransomware Shade

I ricercatori di Kaspersky hanno pubblicato un decryptor che può aiutare a recuperare i file cifrati da tutte le varietà del ransomware Shade/Troldesh.

Ricordate il ransomware Shade? Abbiamo scritto questo post perché non è più una minaccia ormai  e potrete riavere i vostri file, anche quelli cifrati dalle ultime versioni di Shade. Vediamo come è andata.

Cos’è il ransomware Shade?

Shade, conosciuto anche come Troldesh, è uno sgradevole cryptor che ha iniziato a diffondersi già nel 2015. Cifrava documenti di lavoro, immagini e archivi (così come alcuni altri tipi di file) e poi chiedeva alle vittime di pagare un riscatto per decifrarli (anche conosciuto come rasomware). Diverse varietà utilizzavano nomi di file di fantasia come breaking_bad e da_vinci_code. Shade, tra l’altro, portava con sé degli amici, scaricando altri malware dopo aver cifrato tutti i dati che voleva.

Nel 2016, i nostri analisti del malware sono riusciti a creare un decryptor per le differenti versioni di Shade che esistevano allora. La cooperazione tra la polizia, dopo aver sequestrato i server con le chiavi di cifratura, e i ricercatori della sicurezza, ha reso possibile questo importante traguardo.

Tuttavia, il gruppo di cybercriminali che ha creato Shade ha continuato a sviluppare nuovi ceppi di ransomware per i quali il decryptor non poteva far nulla. I cybecriminali hanno continuato a diffondere Shade, rimanendo molto attivi fino a metà del 2019.

Il gruppo responsabile di Shade

Ma poi le cose sono cambiate. Tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020, il numero di utenti che si è imbattuto nel ransomware Shade è diminuito significativamente rispetto agli anni precedenti. Inoltre, i cybercriminali responsabili di questo ransomware hanno annunciato di aver deciso di gettare la spugna. Si sono persino scusati per i danni causati e hanno pubblicato circa 750.000 chiavi per decifrare i file.

Questo è un buon motivo per aggiornare il decryptor ed è quello che abbiamo fatto. Il nuovo decryptor di Shade è ora disponibile su noransom.kaspersky.com/it e può aiutare le persone a recuperare i loro file cifrati da Shade, indipendentemente dalla versione che li ha messi nei guai.

Ricordate, diciamo sempre che non dovreste pagare il riscatto anche se al momento non c’è un decryptor per recuperarli, perché alla fine verrà creato. Questo caso è un ottimo esempio del perché dovreste tenere i vostri file cifrati e aspettare, anche se siete stati colpiti da qualche altro tipo di ransomware: prima o poi si troverà il decryptor, come nel caso di Yatron y FortuneCrypt.

Uomo avvisato…

È un bene che tutte le vittime di Shade possano riavere i loro file. Tuttavia, sarebbe stato meglio non perderli affatto. Ecco quindi i nostri soliti tre consigli che vi aiuteranno a non essere vittime dei ransomware:

  • Effettuate regolarmente il backup dei vostri dati. Ecco come farlo correttamente;
  • Non cliccate su link sospetti e non aprite gli allegati alle e-mail da mittenti sconosciuti. In sostanza, usate il buon senso e imparate dagli errori. Una volta che si conoscono i soliti vettori di attacco, evitare minacce come Shade diventerà naturale;
  • Utilizzate una buona soluzione di sicurezza. Anche se pensate di essere davvero bravi a individuare le potenziali minacce, una soluzione di sicurezza affidabile vi aiuterà se in una remota occasione doveste sbagliarvi. È un po’ come la corda di sicurezza per il funambolo, meglio averla nonostante si sia sperimentato il rischio mille volte.

 

Autore
Hugh Aver
Kaspersky blog

5 Maggio 2020