Phishing attraverso Google Apps Script

 
Tratto da Blog Kaspersky
Autore: Roman Dedenok – 28/07/2021
 
 
Alcuni truffatori si servono di Google Apps Script per il reindirizzamento, evitando che i server di posta blocchino i link di phishing
 
 

 

Per rubare le credenziali delle e-mail aziendali dei dipendenti, i criminali informatici devono prima superare le soluzioni anti-phishing presenti sui server di posta elettronica aziendali. Di regola, si avvalgono di servizi web legittimi in modo da evitare di farsi notare; e, sempre più spesso, si servono di Google Apps Script, una piattaforma di scripting basata su JavaScript.

Cos’è Apps Script e come viene sfruttata dai cybercriminali?

Apps Script è una piattaforma basata su JavaScript per automatizzare le attività all’interno dei prodotti Google (ad esempio, per la creazione di componenti aggiuntivi per Google Docs), così come in applicazioni di terze parti. Essenzialmente, si tratta di un servizio per creare script ed eseguirli all’interno dell’infrastruttura di Google.

Nel phishing via e-mail, i cybercriminali utilizzano questo servizio per i reindirizzamenti. Invece di inserire l’URL di un sito web dannoso direttamente in un messaggio, i criminali informatici possono inserire un link a uno script. In questo modo, possono bypassare le soluzioni anti-phishing a livello di server di posta: un collegamento ipertestuale a un sito legittimo di Google con una buona reputazione supera la maggior parte dei filtri. Come vantaggio secondario per i criminali informatici, i siti di phishing non rilevati possono rimanere attivi più a lungo. Questo stratagemma conferisce ai cybercriminali la flessibilità di cambiare lo script se necessario (nel caso in cui le soluzioni di sicurezza rilevino il trucco) e di sperimentare con la consegna dei contenuti (ad esempio, reindirizzando le vittime su diverse versioni del sito a seconda della regione di appartenenza).

Esempio di una truffa tramite Google Apps Script

Tutto quello che i cybercriminali devono fare è convincere l’utente a cliccare su un link. Di recente, il pretesto più comune riguardava la “casella di posta piena”. In teoria, sembra plausibile.

 

 

Una tipica e-mail di phishing riguardante una fantomatica casella di posta piena.

I cybercriminali di solito lasciano segni per smascherare la truffa e che dovrebbero essere evidenti anche agli utenti che non hanno familiarità con le notifiche reali:

  • L’e-mail proviene apparentemente da Microsoft Outlook, ma l’indirizzo e-mail del mittente ha un dominio diverso. Una vera notifica su una casella di posta piena dovrebbe provenire dal server Exchange interno (extra: nel nome del mittente, Microsoft Outlook, manca uno spazio e viene utilizzato uno zero al posto della lettera O);
  • Il link, che appare quando il cursore passa sopra “Fix this in storage settings”, porta a un sito Google Apps Script:

 

 

Collegamento e-mail a Google Apps Script

  • Le caselle di posta non superano improvvisamente i loro limiti. Outlook inizia ad avvertire gli utenti che lo spazio si sta esaurendo molto prima di raggiungere il limite. Superarlo improvvisamente di 850 MB significherebbe probabilmente ricevere tanto spam tutto in una volta, il che è estremamente improbabile.

In ogni caso, ecco un esempio di notifica legittima di Outlook:

 

 

Notifica legittima di una casella di posta quasi piena.

  • Il link “Fix this in storage settings” reindirizza su un sito di phishing. Anche se in questo caso si tratta di una copia abbastanza convincente della pagina di accesso dall’interfaccia web di Outlook, uno sguardo alla barra degli indirizzi del browser rivela che la pagina è ospitata su un sito web contraffatto, non sull’infrastruttura della compagnia.

Come evitare di abboccare all’amo del phishing

L’esperienza dimostra che le e-mail di phishing non devono necessariamente contenere link di phishing. Pertanto, una protezione aziendale affidabile deve includere capacità anti-phishing sia a livello di server di posta, sia sui computer degli utenti.

Inoltre, alla soluzione di sicurezza va affiancata anche una formazione continua di dei dipendenti riguardo le attuali minacce informatiche e le truffe di phishing.

30 Luglio 2021

Cyber security: la sicurezza aziendale che ti salva la vita!

Tratto da BitMAT
Autore: Redazione BitMAT – 19/01/2021
 

BITMAT - Cyber security la sicurezza aziendale che ti salva la vita

Con il termine cyber security si intende la protezione dei sistemi informatici (computer, reti di telecomunicazione, smartphone, ecc.) e delle informazioni digitali da attacchi interni e, soprattutto, esterni. Sinonimi di questo termine sono IT security, ICT security, sicurezza informatica e sicurezza delle informazioni.

I principali attacchi hacker

1. Attacchi brute force (forza bruta) e password sicure

Le misure di sicurezza sono utilizzate per ridurre i rischi, non per eliminarli. Per capire questo concetto, partiamo dalle password. I malintenzionati che quotidianamente provano ad attaccare i servizi sul web utilizzano programmi specializzati che provano migliaia di password al secondo, ventiquattr’ore su ventiquattro. Questo il motivo per cui la password dovrebbe essere complessa: idealmente dovrebbe essere composta da caratteri casuali, in modo da non dare nessun indizio all’attaccante su quale potrebbe essere la password. L’unico modo per indovinarla a questo punto sarebbe quello che si chiama attacco di forza bruta o brute force, che consiste semplicemente nel provare tutte le password fino a che non si trova quella giusta.

Per creare password sicure esiste una soluzione chiamata password manager. I password manager sono piccoli programmi installabili su pc o su smartphone, che permettono di generare password casuali senza alcuno sforzo, conservandole e proteggendole per noi con un’unica password. Dovendo accedere a un servizio, dal password manager copiamo la sua specifica password e la incolliamo nella pagina di autenticazione senza più bisogno di ricordarla. L’unica password che ci dovremo ricordare, e che dovrà essere veramente buona, sarà quella di accesso al password manager.

2. Attacchi di phishing

Attacco di phishing è il metodo usato dai malintenzionati per convincere gli utenti ad accedere a un sito esca/fasullo utilizzando le proprie credenziali. Il sito all’apparenza è uguale a quello originale, ma nella realtà è gestito dagli stessi malintenzionati.

Come proteggersi? Due sono le soluzioni: abbandonare la semplice password a favore di meccanismi di strong authentication e monitorare gli accessi per rilevare anomalie. I due meccanismi possono essere uniti per utilizzare la sola password quando si tratta di accessi “normali’ o di operazioni poco critiche, utilizzando invece l’autenticazione forte per accessi anomali od operazioni critiche.

La tecnologia però da sola non basta: fondamentale che gli utenti siano sensibili al problema.

3. Ransomware (Cryptolocker)

Attraverso gli stessi canali, e principalmente con la posta elettronica, può entrare in azienda il ransomware. Si tratta di malware che, una volta installatosi su di un computer aziendale, cifra i file di dati a cui hanno accesso, costringendo l’azienda a pagare un riscatto (ransom) per avere le chiavi di decifratura.

E’ proprio grazie al ransomware se il panorama della cyber security è cambiato. Diverse erano infatti le aziende, soprattutto medio-piccole, con la convinzione di non essere particolarmente vulnerabili e interessanti per gli attacchi da Internet.

Come proteggersi dal ransomware?

Sicuramente uno strumento fondamentale è l’antivirus, utile a prevenire le infezioni. Va anche detto che però da soli sono sempre meno efficaci poiché chi scrive i malware acquista gli antimalware e testa i propri prodotti fino a che non riescono a non essere rilevati. Solo a quel punto li diffondono mettendo in difficoltà i produttori di antivirus che necessitano poi di tempo per rilevare queste nuove varianti di malware e per istruire i propri prodotti a riconoscerli.

Fra le procedure per la protezione dei propri dati dal ransomware, è fondamentale il processo di backup che permette all’azienda di ripristinare i propri dati limitandone i danni. Nulla garantisce però all’azienda che, una volta pagato il riscatto, otterrà effettivamente la chiave efficace per decifrare i file; sempre più spesso accade che la chiave non venga inviata o che un difetto del malware non permetta il recupero dei file nonostante si sia ricevuta la chiave.

Cyber security: prevenzione e difesa

Primo step è la sponsorizzazione da parte dei manager aziendali di iniziative atte alla sicurezza, non riducendola a un mero problema del reparto IT. Si tratta di tutelare il patrimonio aziendale: la protezione non è rivolta ai pc ma a tutte le informazioni di valore  per l’azienda.

Di conseguenza, il primo passo è identificare e valutare i rischi principali.

Da cosa partire? Da due documenti fondamentali: la policy di sicurezza e il regolamento utente. La policy di sicurezza è un documento che definisce i principi fondamentali nella gestione della sicurezza in azienda, si dichiara il commitment dell’azienda verso la protezione del proprio patrimonio informativo e si identificano le figure chiave che hanno in carico la gestione della cyber security, dando quindi loro l’autorevolezza per stabilire regole nell’uso e nella gestione del sistema informativo, diversamente difficile da far valere verso il personale. Il regolamento utente, invece, chiarisce quali sono i corretti e legittimi usi del sistema informativo e quali i comportamenti che gli utenti (personale ma anche consulenti, fornitori ecc.) devono tenere nell’utilizzo del sistema informativo aziendale e delle risorse quali Internet, posta elettronica, ecc.

A questi due documenti fondamentali si possono affiancare altre policy e procedure (gestione dei backup, gestione degli incidenti, ecc.) che, a seconda delle caratteristiche dell’organizzazione, possono essere più o meno strutturate.

Un’attenzione particolare va ai fornitori esterni: affidare la sicurezza a un servizio non significa scaricare il problema al fornitore pensando che non ci riguardi più; le risorse che si vogliono proteggere continuano ad essere patrimonio e responsabilità dell’azienda, che quindi dovrà assicurarsi che il livello della sicurezza del fornitore si mantenga adeguato, prima di tutto attraverso impegni contrattuali adeguati, e poi mediante audit e reportistica.

Infine, come anticipato, sono fondamentali la formazione e la sensibilizzazione del personale. Il comportamento e la disattenzione del personale sono la strada principale attraverso cui gli attaccanti riescono ad accedere al sistema informativo aziendale, molto più che attraverso vulnerabilità tecniche. La capacità degli utenti di comportarsi in modo sicuro e la formazione del personale tecnico sulle buone pratiche di sicurezza nella gestione del sistema informativo, sono quindi essenziali.

Perdita di dati e come comportarsi

Anche con la migliore gestione della sicurezza però, gli incidenti avvengono.

Come reagire?

L’azienda dovrà valutare se ripristinare sistemi e servizi o se invece non sarà più opportuno contenere l’incidente e raccogliere al contempo informazioni sull’attacco, attraverso quali canali è stato praticato e quali altre parti del sistema informativo sono state coinvolte, in modo da eliminare le vulnerabilità e migliorare la gestione della sicurezza.

Per gli incidenti più gravi, se definito, può anche scattare il piano di continuità operativa aziendale, in particolare le attività di disaster recovery che si occupano specificamente del ripristino dell’operatività del sistema informativo, sistema nervoso dell’azienda senza il quale questa non può funzionare a lungo.

La gestione della sicurezza, come si evince, richiede un impegno sia da parte delle piccole che delle grandi aziende che dovranno assegnare risorse coerenti con le esigenze aziendali.

Esigenze che finalmente le aziende cominciano a comprendere, investendo anche nei professionisti della cyber security, figure oggi molto ricercate.

26 Gennaio 2021

Typosquatting

Il typosquatting è una tecnica da tempo usata dai criminali informatici per riuscire a truffare la vittima, ma ancora molto attuale ed efficace.

La strategia è molto semplice e consiste nel registrare un nome di dominio (squatting trad. abusivo) molto simile ad uno molto famoso e di cui si ha fiducia, in attesa di una semplice distrazione (typo trad. errore di battitura) per cui l’utente digita l’indirizzo con un piccolo errore ortografico, oppure nella lettura rapida ed approssimativa che spesso si utilizza per gli url l’utente non riesce a rendersi conto della piccola differenza.

Si tratta di un grosso problema per le aziende, vediamo ora un esempio di typosquatting in una mail di phishing di CartaSi.

typosquatting

In questo caso il dominio vittima è CartaSi, vediamo come il mittente del messaggio ed anche il link a cui si accede cliccando usa un dominio cartasj.com con la “j” al posto della “i”.

Cliccando sul link ad attenderci c’è un classico portale di phishing che riproduce fedelmente il portale originale di cartaSi, ma ad attenderci ci sono dei criminali informatici pronti a raccogliere le nostre credenziali.

Effettuando un whois del dominio cartasj.com

Domain Name: CARTASJ.COM
Registry Domain ID: 1986700749_DOMAIN_COM-VRSN
Registrar WHOIS Server: whois.register.it
Registrar URL: http://we.register.it
Updated Date: 2015-12-10T00:00:00Z
Creation Date: 2015-12-10T00:00:00Z
Registrar Registration Expiration Date: 2016-12-10T00:00:00Z
Registrar: REGISTER.IT S.P.A.
Registrar IANA ID: 168
Registrar Abuse Contact Email: abuse[at]register.it
Registrar Abuse Contact Phone: +39.0353230310
Reseller:
Domain Status: ok
Registry Registrant ID:
Registrant Name: Global Domain Privacy
Registrant Organization: GLOBAL DOMAIN PRIVACY
Registrant Street: Via Zanchi 22
Registrant City: Bergamo
Registrant State/Province: BG
Registrant Postal Code: 24126
Registrant Country: IT
Registrant Phone: +39.0353230400
Registrant Phone Ext:
Registrant Fax: +39.0353230312
Registrant Fax Ext:
Registrant Email: z16coim68fttx5wf@registerprivateregistration.com
Registry Admin ID:
Admin Name: Global Domain Privacy
Admin Organization: GLOBAL DOMAIN PRIVACY
Admin Street: Via Zanchi 22
Admin City: Bergamo
Admin State/Province: BG
Admin Postal Code: 24126
Admin Country: IT
Admin Phone: +39.0353230400
Admin Phone Ext:
Admin Fax: +39.0353230312
Admin Fax Ext:
Admin Email: z16coim68fttx5wf@registerprivateregistration.com
Registry Tech ID:
Tech Name: Technical Support
Tech Organization: Register.it S.p.A.
Tech Street: Via Montessori s/n
Tech City: Bergamo
Tech State/Province: BG
Tech Postal Code: 24126
Tech Country: IT
Tech Phone: +39.0353230400
Tech Phone Ext:
Tech Fax: +39.0353230312
Tech Fax Ext:
Tech Email: 
Name Server: NS1.REGISTER.IT
Name Server: NS2.REGISTER.IT
DNSSEC: unsigned
URL of the ICANN WHOIS Data Problem Reporting System: http://wdprs.internic.net/

Possiamo osservare le informazioni sul vero responsabile del dominio sono state offuscate utilizzando le funzionalità di privacy offerte da molti fornitori di servizi, ma che è stato registrato sfruttando un registrant italiano, a conferma che il phishing è un fenomeno globale ma per sconfiggerlo è necessario conoscere le realtà locali.

30 Marzo 2016