Sicurezza dei prodotti con elementi digitali: scatta oggi l’obbligo di segnalare vulnerabilità e incidenti per i produttori

Dall’11 settembre 2026 i produttori di prodotti con elementi digitali devono notificare le vulnerabilità attivamente sfruttate e gli incidenti gravi. Il CRA introduce nuove responsabilità lungo l’intero ciclo di vita di hardware e software

Non è ancora il momento della piena applicazione del Cyber Resilience Act, ma per le aziende che sviluppano e commercializzano prodotti digitali nell’Unione europea oggi rappresenta comunque una data importante. Da venerdì 11 settembre 2026 entrano infatti in applicazione gli obblighi di reporting previsti dall’Articolo 14 del Cyber Resilience Act (CRA), la normativa europea che introduce requisiti comuni di cybersecurity per i prodotti con elementi digitali.

La piena applicazione del regolamento è prevista per l’11 dicembre 2027, mentre alcune disposizioni sono già entrate in vigore. L’obbligo di segnalazione rappresenta però il primo passaggio sostanziale che chiama direttamente in causa i produttori nella gestione e nella comunicazione degli eventi di sicurezza.

Cosa cambia da oggi

Il CRA stabilisce che i produttori devono notificare le vulnerabilità attivamente sfruttate e gli incidenti gravi che hanno un impatto sulla sicurezza dei prodotti con elementi digitali.

Il meccanismo prevede tempi particolarmente stringenti. Dal momento in cui vengono a conoscenza di una vulnerabilità attivamente sfruttata o di un incidente grave, i produttori devono effettuare un early warning entro 24 ore. Entro 72 ore deve poi essere trasmessa la notifica completa. Per le vulnerabilità attivamente sfruttate è previsto inoltre un rapporto finale entro 14 giorni dalla disponibilità di una misura correttiva o di mitigazione; per gli incidenti gravi il rapporto finale deve arrivare entro un mese dalla notifica delle 72 ore.

Non si tratta quindi soltanto di introdurre un nuovo adempimento burocratico. Il regolamento spinge i produttori verso un modello nel quale la gestione della vulnerabilità diventa parte integrante del ciclo di vita del prodotto, dalla progettazione allo sviluppo, fino alla manutenzione e al supporto.

Una responsabilità che parte dal produttore

Il Cyber Resilience Act nasce dall’esigenza di affrontare un problema ormai strutturale: software e dispositivi connessi sono diventati una componente essenziale delle attività quotidiane e dei processi aziendali, ma non sempre la sicurezza viene considerata allo stesso livello delle altre caratteristiche del prodotto.

Il CRA introduce quindi requisiti obbligatori di cybersecurity che riguardano la progettazione, lo sviluppo, la produzione e la manutenzione dei prodotti con elementi digitali. I produttori devono inoltre gestire le vulnerabilità durante il periodo di supporto e garantire che gli utenti dispongano delle informazioni necessarie per utilizzare i prodotti in sicurezza. Il perimetro è ampio: il regolamento riguarda infatti prodotti hardware e software messi a disposizione sul mercato europeo, dai dispositivi connessi alle applicazioni e ai programmi informatici.

La nuova piattaforma europea per le segnalazioni

Per rendere operativo il nuovo sistema, ENISA ha sviluppato la CRA Single Reporting Platform, il punto unico attraverso il quale devono essere trasmesse le notifiche.

Il produttore effettua una sola segnalazione attraverso la piattaforma, indirizzata al CSIRT dello Stato membro in cui ha il proprio stabilimento principale. Salvo circostanze eccezionali, le informazioni vengono rese contemporaneamente disponibili anche a ENISA. Il CSIRT che riceve inizialmente la notifica provvede quindi a condividerla con gli altri CSIRT degli Stati membri nei cui territori il prodotto è stato reso disponibile.

Il modello punta così a superare una gestione frammentata delle informazioni sulle vulnerabilità, creando un processo coordinato a livello europeo.

Non solo reporting: la cybersecurity entra nel ciclo di vita

L’appuntamento di oggi deve quindi essere letto all’interno di un cambiamento più ampio. Il Cyber Resilience Act non si limita a chiedere alle aziende di reagire quando emerge una vulnerabilità ma introduce un approccio security by design e security by default, con requisiti che accompagnano il prodotto lungo il suo intero ciclo di vita.

La normativa prevede infatti requisiti essenziali di cybersecurity sia per le caratteristiche del prodotto sia per la gestione delle vulnerabilità. In questo modo la sicurezza diventa una responsabilità del produttore e non soltanto un elemento che l’utente deve gestire dopo l’acquisto o l’installazione. 

continua ………..

Tratto da www.lineaedp.it

Autore: Redazione LineaEDP

L’articolo completo è consultabile qui

14 Settembre 2026

Follina: file di Office come cavallo di troia

 
Tratto da Blog Kaspersky
Autore:  Editorial Team – 02/06/2022
 
 

La nuova vulnerabilità CVE-2022-30190, nota come Follina, consente di sfruttare il Windows Support Diagnostic Tool attraverso i file di MS Office

 

 

I ricercatori hanno scoperto un’altra grave vulnerabilità nei prodotti Microsoft che potenzialmente permette agli hacker di eseguire un codice arbitrario. Il MITRE ha classificato questa vulnerabilità con il nome di CVE-2022-30190, mentre i ricercatori l’hanno chiamata in modo un po’ poetico Follina. La cosa più preoccupante è che non esiste ancora un fix per questo bug e ciò che è ancor più grave è che la vulnerabilità viene già sfruttata attivamente da molti criminali informatici. L’aggiornamento è in fase di sviluppo, ma nel frattempo consigliamo a tutti gli utenti e amministratori di Windows di utilizzare workaround temporanei.

Che cos’è CVE-2022-30190 e quali sono i prodotti interessati?

La vulnerabilità CVE-2022-30190 è contenuta nello strumento di diagnostica Microsoft Windows Support Diagnostic Tool (al quale ci riferiremo con la sua sigla MSDT), il che non sembra un grosso problema. Purtroppo, a causa dell’implementazione di questo strumento, la vulnerabilità può essere sfruttata tramite un file MS Office dannoso.

L’MSDT è un’applicazione utilizzata per raccogliere automaticamente informazioni diagnostiche e inviarle a Microsoft quando qualcosa non funziona su Windows. Lo strumento può essere richiamato da altre applicazioni (Microsoft Word è l’esempio più noto) attraverso un protocollo URL speciale di MSDT. Se la vulnerabilità viene sfruttata con successo, un utente malintenzionato può eseguire un codice arbitrario con i privilegi dell’applicazione che ha richiamato l’MSDT, ovvero, in questo caso, con i diritti dell’utente che ha aperto il file dannoso.

La vulnerabilità CVE-2022-30190 può essere sfruttata in tutti i sistemi operativi della famiglia Windows, sia desktop che server.

Come i cyber-criminali sfruttano CVE-2022-30190

Per capire come funziona un attacco, i ricercatori che hanno scoperto questa vulnerabilità offrono il seguente esempio.

I criminali creano un documento Office dannoso e fanno in modo che la vittima lo riceva. Il modo più comune per farlo è inviare un’e-mail con un allegato dannoso, condito con qualche classico stratagemma di social engineering per convincere il destinatario ad aprire il file in questione. Per esempio, un e-mail con un messaggio del tipo “controlla urgentemente il contratto, firma domani mattina” potrebbe funzionare.

Il file infetto contiene un link a un file HTML che contiene a sua volta un codice JavaScript capace di eseguire un codice dannoso nella riga di comando tramite l’MSDT. Se lo sfruttamento va a buon fine, gli hacker possono installare programmi, visualizzare, modificare o distruggere dati, nonché creare nuovi account, ovvero avere il via libera all’interno del sistema utilizzando i privilegi della vittima.

Come proteggersi

Come menzionato in precedenza, non esiste ancora una patch. Nel frattempo, Microsoft consiglia disabilitare il protocollo URL di MSDT. Per farlo, è necessario aprire il prompt dei comandi con diritti di amministratore ed eseguire il comando reg delete HKEY_CLASSES_ROOT\ms-msdt /f. Prima di farlo, vi raccomandiamo di eseguire un back up del registro eseguendo il seguente codice: reg export HKEY_CLASSES_ROOT\ms-msdt filename. In questo modo, potrete ripristinare velocemente il registro con il comando reg import filename non appena questo workaround non sarà più necessario.

Naturalmente, questa è solo una misura temporanea e la cosa migliore sarebbe installare, non appena disponibile, l’aggiornamento che corregga la vulnerabilità Follina.

I metodi descritti per sfruttare questa vulnerabilità prevedono l’uso di e-mail con allegati dannosi e metodi di social engineering. Pertanto, si consiglia di prestare ancora più attenzione del normale alle e-mail provenienti da mittenti sconosciuti, in particolare ai file Office allegati. Per le aziende, è opportuno sensibilizzare regolarmente i dipendenti circa i trucchi più importanti e comuni utilizzati dagli hacker.

Inoltre, tutti i dispositivi con accesso a Internet dovrebbero essere dotati di solide soluzioni di sicurezza. Tali soluzioni possono impedire l’esecuzione di codici dannosi sul computer dell’utente anche quando si sfrutta una vulnerabilità sconosciuta.

6 Giugno 2022

Vulnerabilità di Windows sfruttata attivamente

 
Tratto da Blog Kaspersky
Autore:  Editorial Team – 13/05/2022
 
 

Microsoft ha rilasciato le patch per diverse decine di vulnerabilità, una delle quali viene già attivamente sfruttata dai cybercriminali

 

 

Nell’ultimo Patch Tuesday (10 maggio) Microsoft ha rilasciato aggiornamenti per 74 vulnerabilità. Gli hacker stanno già attivamente sfruttando almeno una di queste vulnerabilità; pertanto, è importante installare le patch il prima possibile.

CVE-2022-26925, la vulnerabilità più pericolosa tra quelle trattate

A quanto pare, la vulnerabilità più pericolosa a cui fa riferimento questo pacchetto di aggiornamenti è la CVE-2022-26925, contemplata dall’autorità di sicurezza locale di Windows. Tuttavia, la vulnerabilità ottiene un punteggio di 8,1 nella scala CVSS, il che è un indice relativamente basso. Però i rappresentanti di Microsoft ritengono che quando questa vulnerabilità viene utilizzata negli attacchi NTLM Relay nei confronti dei servizi certificati di Active Directory, il livello di gravità di questo bundle sale a 9,8 (scala CVSS). Il motivo dell’aumento del livello di gravità è che in queste circostanze, CVE-2022-26925 potrebbe consentire a un hacker di autenticarsi su un domain controller.

La vulnerabilità può interessare tutti i sistemi operativi Windows da Windows 7 (Windows Server 2008 per i sistemi server) in avanti. Microsoft non è entrata nei dettagli e non ha specificato come sia possibile sfruttare questa vulnerabilità; tuttavia, a giudicare dalla descrizione del problema, alcuni cybercriminali sconosciuti stanno già utilizzando attivamente gli exploit per CVE-2022-26925. La buona notizia è che, secondo gli esperti, sfruttare questa vulnerabilità in attacchi reali è piuttosto difficile.

La correzione rileva e blocca i tentativi di connessione anonima al Remote Protocol dell’autorità di sicurezza locale. Tuttavia, secondo le FAQ ufficiali, l’installazione di questo aggiornamento su Windows Server 2008 SP2 potrebbe influire sul software di backup.

Altre vulnerabilità

Oltre a CVE-2022-26925, l’ultimo aggiornamento corregge altre vulnerabilità con un livello di gravità “critico”. Tra queste vi sono la vulnerabilità RCE CVE-2022-26937 nel Network File System (NFS) di Windows, nonché CVE-2022-22012 e CVE-2022-29130, due vulnerabilità RCE che interessano il servizio LDAP.

Altre due vulnerabilità erano già note al pubblico al momento della pubblicazione delle patch. La prima è CVE-2022-29972, un bug che colpisce il driver Magnitude Simba Amazon Redshift di Insight Software; mentre la seconda è CVE-2022-22713, una vulnerabilità DoS che interessa Hyper-V di Windows. Tuttavia, ad oggi, non sono stati rilevati tentativi di sfruttamento.

Come proteggersi

Innanzitutto, installate gli ultimi aggiornamenti di Microsoft. Se per qualche motivo, nel vostro ambiente non è possibile, consultate la sezione FAQ e le soluzioni e mitigazioni dei rischi nella guida ufficiale agli aggiornamenti di sicurezza di Microsoft (data maggio 2022). Sicuramente, potrete utilizzare uno dei metodi descritti in precedenza e proteggere così la vostra infrastruttura dalle vulnerabilità più rilevanti.

16 Maggio 2022

Come bloccare un sito di phishing

 
Tratto da Blog Kaspersky
Autore:  Hugh Aver – 27/01/2022
 
 

Kaspersky ha un nuovo servizio che permette di rimuovere i siti dannosi e di phishing

 

 

I criminali informatici hanno molti schemi che coinvolgono la creazione di domini dannosi o di phishing. Possono usare questi domini per attaccare i vostri clienti, partner o anche i vostri dipendenti. Ecco perché di tanto in tanto le aziende hanno bisogno di bloccare un dominio pericoloso, e alcune di loro affrontano tali minacce abbastanza spesso. Di solito, l’eliminazione di un dominio dannoso non è impossibile, ma richiede una certa esperienza e molto tempo. Tuttavia, quando si identifica una tale minaccia, non si ha tempo da perdere, può portare a una perdita di entrate, danni alla reputazione, perdita di fiducia dei clienti, fughe di dati e altro. Ecco perché Kaspersky ha aggiornato il portfolio di informazioni sulle minacce con un nuovo servizio: Kaspersky Takedown Service.

L’importanza del Threat Intelligence

Il Threat intelligence è un insieme di servizi che aiutano le aziende a navigare nel panorama delle minacce informatiche e a prendere le decisioni giuste per migliorare la loro sicurezza informatica. In poche parole, si tratta della raccolta e dell’analisi dei dati sulla situazione epidemiologica dentro e fuori una rete aziendale. I servizi di intelligence delle minacce includono strumenti professionali per l’indagine degli incidenti, dati analitici sui nuovi cyberattacchi mirati e molto altro. Con l’aiuto del threat intelligence, un esperto di cybersecurity può tenere traccia di ciò che stanno facendo i potenziali hacker, quanto bene sono armati e quali strategie e quali tattiche usano.

Uno dei servizi più utili del portfolio Threat Intelligence di Kaspersky è il servizio Digital Footprint Intelligence (DFI). Mette insieme un “ritratto digitale dettagliato e dinamico di un’organizzazione” (risorse del perimetro di rete, indirizzi IP, domini aziendali, provider di cloud e hosting utilizzati, e anche dipendenti, marchi associati, filiali e succursali). Successivamente monitora qualsiasi menzione di queste informazioni in fonti aperte, nella darknet e nel deepweb, e anche nel database Kaspersky che contiene informazioni su quasi un migliaio di attacchi mirati in corso e vari strumenti dannosi.

Così, il DFI scopre le vulnerabilità e le potenziali minacce e fughe di dati, oltre ai segni di cyberattacchi passati, attuali e persino pianificati, ed è eccezionalmente efficace (ecco solo un esempio delle nostre indagini DFI in Medio Oriente).

Cosa si può fare con un dominio dannoso?

Quindi cosa dovrebbe fare il responsabile della sicurezza se il monitoraggio trovasse, per esempio, un sito di phishing che finge di essere uno dei siti della vostra azienda, e sta raccogliendo i numeri delle carte di credito dei vostri utenti? Normalmente in un caso del genere un’organizzazione dovrebbe intraprendere una procedura che richiede molte risorse per raccogliere le prove della frode informatica, per creare una richiesta di rimozione e inviarla all’organizzazione che gestisce la zona di dominio del sito, per monitorare che la richiesta venga eseguita, e per fornire materiale extra se necessario. Si tratta di un compito piuttosto impegnativo, che richiede uno specialista designato (o anche un intero team di esperti).

Adesso il servizio DFI di Kaspersky ha un aggiornamento, il Kaspersky Takedown Service che può essere utilizzato per gestire il blocco dei domini dannosi, phishing e typosquatting. Non appena DFI trova una tale minaccia, tutto ciò che gli utenti devono fare è cliccare un paio di volte con il mouse per creare una richiesta di blocco di un sito. Dopo di che, tutto è automatizzato. Kaspersky raccoglie le prove, le invia alle autorità competenti, dà seguito alla richiesta e informa il cliente su ogni fase di questo processo.

Nel corso di diversi anni Kaspersky ha stabilito solide relazioni professionali con le società di registrazione dei nomi di dominio, i team di risposta alle emergenze nazionali e di settore (CERT), la polizia informatica internazionale (INTERPOL, Europol) e altre organizzazioni competenti rilevanti. Attualmente, impiega in media alcuni giorni per ottenere il blocco di un sito dannoso (a seconda della zona del dominio, del livello del dominio e del provider di hosting), e non è troppo costoso. Invece, allo stesso tempo, l’uso del DFI di Kaspersky solleva gli esperti dal complesso lavoro non-core, riduce i rischi digitali e permette agli specialisti del personale di concentrarsi sui loro compiti prioritari.

Per ulteriori informazioni sui servizi di Threat Intelligence di Kaspersky: dircom@argonavis.it

28 Gennaio 2022

I più comuni vettori di attacco

 
Tratto da Blog Kaspersky
Autore: Kaspersky Team – 11/10/2021
 
 

Ecco come i criminali informatici sono più propensi a entrare nell’infrastruttura delle aziende di loro interesse

 

 

Quando indaghiamo un cyberincidente, prestiamo sempre particolare attenzione al vettore di attacco iniziale. In parole povere, la via d’accesso è un punto debole, e per evitare che si ripeta, è essenziale identificare i punti deboli dei sistemi di difesa.

Purtroppo, questo non è sempre possibile. In alcuni casi, trascorre troppo tempo tra l’incidente e il suo rilevamento; in altri, la vittima non ha tenuto i registri o ha distrutto le tracce (accidentalmente o intenzionalmente).

A complicare le cose, quando i criminali informatici attaccano attraverso la supply chain, un metodo sempre più usato, il vettore iniziale non rientra nella sfera di competenza della vittima finale, ma piuttosto in quella di un terzo sviluppatore di programmi o fornitore di servizi. Tuttavia, gli esperti Kaspersky sono riusciti a determinare con precisione il vettore di attacco iniziale, in più della metà degli incidenti.

Primo e secondo posto: forza bruta e sfruttamento di applicazioni accessibili al pubblico

Gli attacchi di forza bruta e lo sfruttamento di vulnerabilità in applicazioni e sistemi accessibili dall’esterno del perimetro aziendale condividono i primi due posti. Ognuno di essi è stato il vettore iniziale di penetrazione nel 31,58% dei casi.

Nessun altro metodo è così efficace nel lanciare un attacco come lo sfruttamento delle vulnerabilità. Un’analisi più dettagliata delle vulnerabilità sfruttate suggerisce che è attribuibile principalmente alla mancata installazione tempestiva degli aggiornamenti da parte delle aziende; al momento degli attacchi, le patch erano già disponibili per ogni singola vulnerabilità e la loro semplice applicazione avrebbe protetto le vittime.

La transizione di massa delle aziende allo smart working e l’uso di servizi di accesso da remoto spiegano l’aumento della popolarità degli attacchi di forza bruta. Nel fare la transizione, molte organizzazioni non sono riuscite ad affrontare adeguatamente le questioni di sicurezza e, di conseguenza, il numero di attacchi alle connessioni remote è aumentato praticamente da un giorno all’altro. Per esempio, il periodo da marzo a dicembre 2020 ha visto un aumento del 242% degli attacchi di forza bruta basati su RDP.

Terzo posto: e-mail dannose

Nel 23,68% dei casi, il vettore di attacco iniziale era un’e-mail dannosa, attraverso un malware allegato o sotto forma di phishing. Gli operatori di attacchi mirati e i mittenti di e-mail di massa hanno usato a lungo entrambi i tipi di messaggi dannosi.

Quarto posto: drive-by compromise

A volte i cybercriminali cercano di ottenere l’accesso al sistema utilizzando un sito web che la vittima visita periodicamente o su cui clicca per caso. Per utilizzare una tattica del genere, che abbiamo rilevato in alcuni attacchi APT complessi, i criminali informatici, generalmente, inseriscono nel sito script in grado di sfruttare una vulnerabilità del browser e poter eseguire codice dannoso sul computer della vittima, oppure ingannano la vittima così da scaricare e installare il malware. Nel 2020, è stato il vettore di attacco iniziale nel 7,89% dei casi.

Quinto e sesto posto: unità portatili e insider

L’uso di chiavette USB per infiltrarsi nei sistemi aziendali è diventato raro. Oltre al fatto che i virus che infettano le chiavette USB appartengono in gran parte al passato, la tattica di far utilizzare a qualcuno una chiavetta USB dannosa non è molto affidabile. Tuttavia, questo metodo ha rappresentato il 2,63% delle penetrazioni iniziali della rete.

Gli insider hanno causato la stessa percentuale (2,63%) di incidenti. Si tratta di impiegati che, per motivi vari, volevano danneggiare la propria azienda.

Come minimizzare la probabilità di un incidente informatico e le sue conseguenze

La maggior parte degli incidenti analizzati dagli esperti Kaspersky erano evitabili. Sulla base delle loro scoperte, raccomandano di:

  • Introdurre una rigorosa politica di password e imporre l’uso dell’autenticazione a più fattori;
  • Proibire l’uso di servizi di gestione remota accessibili pubblicamente;
  • Installare gli aggiornamenti del software il più rapidamente possibile;
  • Proteggere i server di posta con strumenti antiphishing e antimalware;
  • Aumentare la consapevolezza dei dipendenti sulle moderne minacce informatiche su base regolare.

Inoltre, si rende necessario configurare tutti i sistemi di auditing e di registrazione ed eseguire regolarmente il backup dei dati, non solo per facilitare le indagini, ma anche per ridurre al minimo i danni da incidenti informatici.

Naturalmente, le statistiche di cui sopra rappresentano solo una piccola parte delle informazioni utili date dagli esperti. Qui è consultabile l’articolo completo dell’Incident Response Analyst Report 2021 di Kaspersky.

12 Ottobre 2021